Hepburns

How The Fallen Are Mighty

2010 (Folkwit / Radio Khartoum) | alt-rock; post-pop

“The Magic Of Hepburns” (1988) è non solo uno dei capolavori nascosti del post-punk ma anche uno dei manifesti più autonomi dell'irriverenza stilistica del rock gallese. Le tracce di Matt Jones e soci si sono perse nel marasma dei tardi anni Ottanta, ma adesso, ventidue anni dopo, le trame discografiche vengono riallacciate, lasciando precipitare nell'oblio le suggestioni dell’esordio, senza alcuna lusinga ai fan del rock-pop "indie" e alle attenzioni di critica e pubblico.
Sempre eclettici, autori di un pop beffardo e scontroso, gli Hepburns sembrano uscire da una dimensione temporale indefinibile. Anche in questo ennesimo album, il jingle jangle alla Postcard Records, il grezzo rock’n’roll alla Jonathan Richman, la geometria obliqua del pop alla Fall sono frullati senza nessuna logica: l’ironia diventa sberleffo, la poesia arride al popolano, l’energia ritmica è svogliata.

Inatteso e ricco di eccellenti canzoni “How The Fallen Are Mighty” rispolvera, senza apparente logica, l’adorabile idiozia dello ska in ”Nobody loves Me” e la teatralità dissacrante punk-pop in “One More Notch On The Redpost”. C’e altresì un vago flavour anni 50 nell’album degli Hepburns, un indefinibile senso di smarrimento stilistico che elude ogni retorica indie per approcciare suoni e voci che spesso sfuggono alla linearità armonica per un delizioso pop out of tune (“Dolores”); sono scampoli di Smiths, o Brilliant Corners manovrati da una follia figlia dei Monocrome Set o dello spirito voyeuristico di Momus, il tutto proiettato in una dimensione iperrealistica che fonde cinema, arte visuale e cartoons.
Non sorprenda la dissacrante sexy song “One More Notch On The Redpost”, resa immortale dallo scintillante arrangiamento per tuba e trombone della Cwmgors Colliery Band, e neanche la furia nonsense alla Josef K in “Writer Friend”.
Gli Hepburns sono alchimisti di improbabili fusioni chimiche in “The Help” e di vezzose pop-song che bruciano energia alla velocità del punk-rock (“Sad, Free, Excited And Empty”).

La banalità diventa linguaggio colto in “How The Fallen Are Mighty”, tutto ciò che sembra futile è invece gustoso ed eclettico, i testi pungenti e sarcastici non tralasciano il declino della middle class in “Persona Non Grata (In Margam Place)” e sbeffeggiano gli intellettuali dell’art-rock in “Man Missing” con soluzioni sonore che incrociano Elvis Presley e il kraut-rock senza timori reverenziali.
Non c’è una nota che non vibri nelle tredici tracce dell’album. Secco, asciutto e comunque vigoroso il mix di chitarre acustiche, basso e batteria concede spazio a festose incursioni di strumenti disparati che smontano e rimontano sequenze armoniche plastiche e ricche di groove.

La mai negata influenza di Ennio Morricone, era spaghetti-western, è evidente in “Save Your Stories For The Police, Maurice”, “Vanishing Act” e anche nella già citata “Dolores”,  ma il citazionismo nella musica degli Hepburns diventa forma artistica grazie alla destrutturazione che corrompe il romanticismo in “Ken Park: The Man, The Film” o la nostalgia di “Growing Old”.
Dopo il ritorno di Edwyn Collins, “How The Fallen Are Mighty” aggiunge un altro tassello a sostegno della genialità del post-punk tanto caro al buon Simon Reynolds.

(10/12/2010)



  • Tracklist
  1. Vanishing Act
  2. Sad, Free, Excited and Empty
  3. Nobody Loves Me
  4. One More Notch on the Bedpost
  5. Writer Friend
  6. Delores
  7. The Help
  8. Save Your Stories for the Police, Maurice
  9. Vermouth 
  10. Persona Non Grata (in Margam Place)
  11. Ken Park: The Man, the Film
  12. Growing Old
  13. Man Missing
Hepburns on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.