Fall

Dragnet

1979 (Step Forward) | new wave

Il 1979 è una delle annate più fertili per la musica rock. Siamo in piena new wave, e le band del periodo sembrano gareggiare nel regalare all'audience alternativa l'album definitivo, pregno degli umori e dello spirito dell'epoca, oltre che musicalmente innovativo. "Y", "Half Machine Lips Move", "154", "Entertainment" e "Unknown Pleasures" sono solo alcune delle opere che hanno visto la luce in quel lasso di tempo, e che hanno indubbiamente ridefinito il suono del rock, contribuendo a traghettare lo stesso tra le lande della sperimentazione. Punk, blues devoluto, funk, rumorismi velvettiani, elettronica di derivazione kraut, e Beefheart ovviamente, sono le fonti da cui si abbevera il suono (pur comunque variegato) della new wave, testimonianza uditiva di un immaginario reale deumanizzato dall'industrializzazione, dove la periferia delle città è capitale dell'alienazione e di fosche immagini bladerunneriane . Non stupisce quindi che i suoni dell'epoca abbondino di pattern sintetici, con una prevalenza della sperimentazione sui ritmi piuttosto che sulla ricerca melodica, nella semiotica ricerca di un sound che sia testimonianza di quell'inquieta visione.

Nella Manchester industrializzata e grigia di Buzzcocks e Joy Division, ha modo di emergere il genio formidabile di Mark E. Smith, personaggio scostante e irrisolto come pochi, ma capace di coniare un sound originale, ponte ideale tra la grezza ferocia del punk e la sperimentazione sulla forma canzone. Rumore, melodia e ritmiche caracollanti fanno da tappeto ai soliloqui urticanti di Smith, che con il suo stile "talking" si situa a metà tra un Lou Reed imbarbarito e un Captain Beefheart redento.
Le canzoni dei Fall sono la cassa di risonanza degli umori della periferia industriale inglese, dove le giornate scorrono imperturbabilmente uguali a sé stesse, tra il lavoro in fabbrica e la classica bevuta al pub con gli amici (infarcita da rissa di sorta) e per questo non possono che suonare monotone, pesanti e cupe, all'insegna di un tribalismo moderno che non è altro che la rituale celebrazione di quel tediante stile di vita; le litanie disarticolate di Smith veicolano all'esterno la rabbia repressa dell'operaio medio, ma mostrano anche la degradazione dei bassifondi, altra faccia della città industriale inglese, tra storie di prostitute ubriachi e barboni.
Dal punto di vista strettamente musicale, Smith è , quindi, un cantore dissoluto che ha elevato il tedio a paradigma esistenziale, la ripetizione a dogma musicale. L'arte dei Fall è arte di decostruzione e assemblaggio, come per molti dei complessi di quel periodo. Vampirizzando il meglio dalle musiche di artisti avant-rock (Velvet Underground) e blues-primitivisti (Beefheart, Cramps), e innestando il tutto sullo scheletro del punk, Smith ha ottenuto una formula altamente creativa di canzone rock.

Pur non essendo innovativi come i Throbbing Gristle o i Pere Ubu , feroci quanto il Pop Group, estremi come la no wave, i Fall possono però vantare una sensibilità pop invidiabile che, innestata sui suoni della new wave, ha permesso loro di innovare i canoni del genere arrivando così a influenzare una generazione di musicisti indie.
Come già "Live At Witch Trials", "Dragnet" è il trionfo della psicosi umana in musica, che si esplica in undici perle malformi, dal fascino oscuro, in quanto sfuggenti proprio quando si crede di averle completamente metabolizzate (e questo per la quantità di citazioni e riferimenti che contengono). I Fall suonano atonali poiché, a un primo ascolto, ogni elemento sonoro sembra andare per proprio conto, come il "talking" alla Lou Reed di Smith, che stona ingabbiato in strutture ritmiche incalzanti, o le chitarre, che si producono in sequele di riff regolarmente reiterati, rendendo la sensazione del tedio. E' proprio la ripetizione ossessiva la caratteristica principale del suono dei Fall (oltre naturalmente al blaterare del cantante): una ripetizione frenetica che non dà modo alle composizioni di snodarsi in linee melodiche compiute, ma solo in accenni di strutture pop che a malapena emergono tra gli sconquassi armonici e il salmodiare scomposto di Smith.
"Psychic Dance All" è un po' la pietra angolare dell'intero disco, con il suo dipanarsi tra snervanti "stop and go" ritmici, e danze chitarristiche che intrecciano un tappeto atonale su cui scivola la recitazione disgustata di Mark E. Smith. "A Figure Walks" è puro tribalismo nell'era industriale: una danza indiana con il basso in primo piano a dettare il ritmo e le chitarre a seguire, che svogliatamente dipingono figure quasi raga-rock. "Printhead" mostra Chuck Berry e Bo Diddley aggiornati al tempo della new wave, in una sghemba scorribanda rock'n'roll, dove il canto è come al solito fuori fuoco rispetto al fluire del ritmo. "Before The Moon Falls" è la composizione più oscura della raccolta, con un basso minaccioso che asseconda il blaterare monotono di Smith, questa volta a metà tra Lou Reed e Ian Curtis.

I boogie incalzanti dei Fall sono la quintessenza del rock'n'roll e a esso si riallacciano in uno spasmo temporale che raccoglie gli impeti sperimentali di vent'anni di musica popolare; i Fall sono l'essenza del post-moderno nel rock, un po' come i Wire. Ciò si avverte nella spaventosa "Spectre Vs Rector", industriale accozzaglia di suoni disarticolati, a mo' di Red Crayola imbrigliati nel rumor bianco dei Velvet Underground, dove l'ossessività del ritmo e lo stridere delle chitarre disegnano un affresco sonoro delirante, ideale colonna sonora per un campo di concentramento nazista. Di assoluto valore artistico è "Muzorewis's Daughter", dominata da progressioni rumoristiche post- "Venus In Furs", che preparano il terreno a furiose scorribande alla Cramps, in un circolare gioco di cambi di ritmo, di tensione sottocutanea e rabbia esplosa.
Mai come in questo periodo di revival new wave il suono dei Fall è attuale, ma affermare ciò equivarrebbe a offendere il "candore" artistico di Smith, che per oltre un ventennio, a partire da "Live At Witch Trials" e "Dragnet", ha continuato imperterrito a regalarci capolavori, incurante delle mode e delle tendenze imperanti. Possa quest'uomo mantenersi giovane e questo suono proliferare.

(29/10/2006)

  • Tracklist
  1. Psykick Dancehall
  2. Figure Walks
  3. Printhead
  4. Dice Man
  5. Before the Moon Falls
  6. Your Heart Out
  7. Muzorewi's Daughter
  8. Flat of Angles
  9. Choc-Stock
  10. Spectre Versus Rector
  11. Put Away
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