M. Ostermeier

Chance Reconstruction

2010 (Tench) | ambient, electro-acoustic

Comproprietario dell'etichetta Words On Music, il baltimorense Marc Ostermeier ha di recente intrapreso un'attività solista, dopo quella che a cavallo del passaggio di secolo lo aveva visto, tra l'altro, protagonista dell'esperienza dei post-rockers Should.
Come già preannunciato dai due mini album rilasciati nel corso dell'anno ("Percolate" per Parvoart e "Lakefront" per Hibernate), l'artista americano abbandona la plancia di comando della sua label, inaugurandone la sussidiaria Tench e, soprattutto, ascrivendosi alla schiera di compositori elettro-acustici e ambientali, sospesi tra minimalismo pianistico, field recordings e manipolazioni elettroniche delle più varie.

Il conciso "Chance Reconstruction" (appena trentacinque minuti), oltre al rimarchevole pregio della brevità, presenta Ostermeier nelle vesti di compunto esecutore di rade note pianistiche, tuttavia incorniciate e arricchite da ambientazioni in continua trasformazione, ora avvinte in più profonde saturazioni droniche, ora completate da un'ampia rassegna di rumorismi, battiti, crepitii e field recordings.
Tra i pregi del lavoro, merita di essere da subito sottolineata la capacità di sintesi dimostrata dall'artista americano, che in dieci brani dalla durata mai superiore ai cinque minuti, racchiude simulacri melodici minimali, decostruzioni elettroniche e increspature labradfordiane, alle quali contribuisce da un lato il graduale dispiegamento delle linee compositive e, dall'altro, una serie di crepitii, riverberi e sciabordii liquidi, che percorrono incessantemente il breve volgere di brani che ben si guardano dal dilungarsi in intro o aperture repentine.

Al contrario, "Chance Reconstrucion" appare decisamente improntato a una sorta di elogio dell'essenzialità: un'essenzialità che tuttavia - si badi bene - non si esplica in un minimalismo autoreferenziale né tanto meno si limita al semplice dato formale, bensì si sviluppa in texture iterative, ma in costante movimento, sotto forma di filtraggi elettronici cameristici o di morbidi loop che instillano un senso di malinconia sospesa, notturna, eppure niente affatto aliena da slanci emozionali, ovvero da anestetizzazioni ritmiche e oblique persistenze.

Tuttavia, pure nei momenti in cui il romanticismo sembra prendere il sopravvento attraverso calde tonalità chiattristiche o trasparenti scheletri melodici al pianoforte ("Chance Reconstruction", "October In September"), le composizioni di Ostermeier risultano temperate da un'aura solenne e inquieta, che altrove ("Beacon Adrift", "Deepr") si fa più vivace e luminosa, ergendosi invece in prevalenza ("Harp", "Chasing Ghosts") maestosa e sinistra in più dense folate ambientali. In tutti i casi, tuttavia, le narcolettiche composizioni racchiuse in "Chance Reconstruction" mantengono ben vivo un senso di calore umano e positivo, veicolato dalle intersezioni tra pianoforte e chitarre, adeguatamente dilatate e filtrate attraverso l'elettronica, ovvero puntellate da più evidenti battiti, pulsazioni e screziature assortite ("Hedge Game").
Un buon inizio - anzi, un'immediata conferma - per una pagina inedita nel percorso di un artista che si reinventa, scandagliando adesso una declinazione ambientale scarna ma coerente con il suo passato di musicista e produttore.

 

(18/11/2010)

  • Tracklist
  1. Last
  2. Chance Reconstruction
  3. Suspended
  4. Harp
  5. Beacon Adrift
  6. Chasing Ghosts
  7. Deepr
  8. October In September
  9. Hedge Game
  10. No. 14
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