La Jeetkune Records, piccolissima ma già intraprendente label romana, è arrivata, con questo full length del gruppo indie-punk sardo Two Bit Dezperados al numero sei del proprio catalogo personale; gestita in prima persona da Marco Sannino, bassista del gruppo hardcore Anti-You (formato da veterani della scena) e proprietario di uno dei pochi negozi di dischi, realmente degni di questo nome, ormai rimasti in Italia, Radiation Records.
Nel piccolo catalogo troviamo nomi di un certo rispetto, tra cui gli ormai storici Intellectuals (forse i migliori di questo lotto), Capputtini’i Lingu, Black Mamba Beat e l’ultimo acquisto, i Two Bit Dezperados, che hanno la particolarità di avere una cantante brasiliana che però vive a Lisbona e che si incontra col resto del gruppo, stanziato in Sardegna, solo per i live e le registrazioni in studio. La scheda biografica rilasciata dalla Jeetkune parla di influenze punk e di tropicalismo, ma, sinceramente parlando, nella sua musica non si riscontra alcuna traccia né di Os Mutantes e tanto meno di Caetano Veloso o Gilberto Gil. L’unica loro parentela con il tropicalismo è la bella cantante esotica.
Gli undici brani del disco scorrono via agili e senza particolari intoppi, dall’inizio alla fine, ma anche senza guizzi o sussulti. Si lasciano ascoltare con un certo piacere e trasporto (fisico, più che emotivo) lo scalmanato beat sixties, con tanto di organo farfisa, di “Mexi Com Ela” o anche la filastrocca bubblegum “Ballare e Suonare Con Te”.
“Au Prefiro” e “Get Lost” richiamano alla mente i vivaci Comet Gain (grazioso gruppo inglese anni novanta che incideva per la Kill Rock Stars), “I Won’t Stay” è un insolito swamp-rock alla Creedence Clearwater Revival, mentre i toni si fanno più duri nel grezzo rhythm and blues memore del grande John Lee Hooker di “Alive/Dead”. Anche il dinoccolato blues-rock “Find Morning In Your Eyes” si colloca su quella stessa scia, ma il brano di maggiore spicco è forse l’ultimo, “Lucifer Matches”, un funereo blues acustico del Delta, a dimostrazione che il gruppo ha mandato a memoria la lezione del grande Leadbelly.
Pur non brillando di particolare originalità e non dicendo sostanzialmente niente di nuovo, quest’album di debutto dei Two Bit Dezperados ha forse, in definitiva, carte più valide da giocare, rispetto a parecchi altri gruppi indie (e anche punk) italiani odierni, che magari puntano tutto sull’hype e sui trend del momento, pur di emergere e ambire a quei famosi “quindici minuti di notorietà”.
07/04/2011