Mark McGuire

Get Lost

2011 (Editions Mego) | psichedelia-kosmische, new-age

È arduo esprimere un'opinione precisa su quanti margini di novità possa conoscere la musica, ma spesso è proprio nelle pieghe più nascoste che si strutturano e si sviluppano sacche di processi creativi. In una di queste pieghe si possono senz'altro collocare gli esperimenti di Mark McGuire, che si cimenta nel processare suoni chitarristici, domando e declinando le sue sei corde in un ventaglio di colori, che in questo "Get Lost" riescono a sublimare la sua proposta.

Non si contano le sue relase negli ultimi quattro anni. Due però sono i lavori che hanno in un certo senso i crismi della "ufficialità": "Living With Yourself" e appunto "Get Lost". Ed è proprio con questo lavoro, licenziato dalla Editions Mego, che probabilmente il giovanissimo chitarrista statunitense raggiunge il suo apice.
Non ci sono solo le ormai usuali bordate di chitarra riverberata, epica e tuonante, ma una ricerca e una pasta sonora molto più ricercata. La sua proposta, prima forse più tradizionalista e legata a krautismi sintetici, si apre alla new age, e in generale a un suono più placido e romantico.
I droni non appaiono più soltanto harsh nel loro evolversi, ma procedono a ondate più docili e quiete, secondo moti non distanti dall'ambient music. I flussi celesti disegnano scie pacifiche, eteree, ma legate in un certo senso alla terra. La chitarra di McGuire è infatti sì celeste nel suo svolgersi, ma ricalca un moto molto terrestre. Il carattere harsh continua a vivere in delay e riverberi, che tuttavia assumono una natura quasi agreste, richiamando alla memoria i profumi bucolici dei campi.

L'effervescenza della strabiliante title track cattura e imprigiona: bollicine in ascensione, chitarra che parte spastica e ingrossa la sua voce in un mare di riverberi e sovrapposizioni che si amalgamano. E se "When You're Somewhere" bilancia fingerpicking minimalista e scie in costante movimento, "Alma" (che vede Mark per la prima volta al canto) gioca ancora di andirvieni gioiosi in un loop delicatissimo. Laddove "Alma (Reprise)/Chances Are" sfiora giochi d'acqua analogici in ascesa, "Another Dead End" ricalca i suoi marchi di fabbrica: chitarra impetuosa che si staglia su verdissimi tappeti psichedelici. L'immensa chiusura di "Firefly Constellations" chiude il cerchio: i colori da vividi si fanno pastello, abbandonando la teoria dell'acqua per quella del cielo, e disegnano una parabola astrale, tra limpidissime scintille e moti subacquei.

Pochi come Mark McGuire sono capaci di catturare l'essenza di ciò che lo circonda, amalgamarla in un unico che non ne snatura l'essenza anche dei più minuti frammenti. Non c'è miglior biglietto da visita per una Cleveland così lontana, sommersa dalle nevi, e che dalle nevi riemerge ogni anno. Ed è così che Mark la dipinge, in continuo divenire. Proprio come la sua musica. Commovente.

(09/09/2011)



  • Tracklist
  1. Get Lost
  2. When You're Somewhere
  3. Alma
  4. Another Dead End
  5. Alma (Reprise) / Chances Are
  6. Firefly Constellations
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