Mutemath

Odd Soul

2011 (Teleprompt / Warner) | alt-pop

Anime eccentriche cercasi. Magari non proprio disperatamente, ma una certa urgenza pare d'uopo in un panorama popolare spesso un po' troppo avvinto da una normalizzante piattezza. E nell'annuncio in bacheca vediamo di indicare meglio i requisiti: freschezza, certo, che però provi a fare rima con una classicità mai da trascurare nelle ricette del pop che tenta la strada dell'indimenticabile; voglia di divertire e divertirsi; poca prosopopea, che di santoni ne abbiamo le tasche piene. Chiaro, un po' d'indulgenza non guasta mai, ma agire nelle retrovie, senza troppe dichiarazioni d'intenti da conferenze stampa fotocopiate potrebbe attirare qualche moto di simpatia in più. Basso profilo e largo alla fantasia.

E i Mutemath sembrano apprezzare il ruolo di sostituti di lusso, privi di contratti faraonici ma capaci di piazzare il colpo risolutore, quello che non ti aspetti ma intanto ci speri. Paul Meany e i suoi paiono insomma disinteressati al ruolo di primedonne, non hanno fretta, ogni tanto si ritrovano in salotto, discutono sul da farsi, organizzano due o tre giri d'accordi, erigono strutture orecchiabili ma stravaganti, mescolano elementi in apparenza divergenti, un po' di pop-rock in stile bubblegum sixties, elementi techno-dance, strumentazione e modalità di registrazione quasi lo-fi e parecchio affezionate al vintage, cambi di ritmo inaspettati, persino qualche richiamo progressive. Il tutto facendo finta che New Orleans sia in provincia di Manchester e che il funk sia nato bianco. E allora le sorprese potrebbero addirittura abbondare. Basta solo crederci. Loro lo fanno, per esempio nel passo inizialmente cadenzato e gestito a base di falsetti di "One More", sorta di compendio di questo "Odd Soul" (il loro terzo album) con chitarrine Swinging London, basso melodico e intrepido, ritmo crescente che diventa frenetico, coralità vocali avvolgenti (loro massima cifra stilistica). Piacciono i Mutemath, quando salgono a bordo del noise di "Quarantine" e lo controllano senza mai farlo diventare sporco, lo modellano e ne allungano gli orizzonti più prevedibili donandogli almeno tre centri melodico-ritmici differenti, in oltre sette minuti di intrattenimento intelligente e mai faticoso. Destano simpatia i Mutemath, perché magari non sono nati con la camicia (di Paul McCartney) ma hanno lavorato e saputo crescere, come dimostra l'invidiabile perizia tecnica che rende facili all'ascolto trame che invece non lo sarebbero (la prorompente percussività di "Cavalries", l'intricato intro di "Walking Paranoia", la breve cavalcata aggressiva di "Tell Your Heart Heads Up").

Convincono i Mutemath di Darren King, nuovo eroe della batteria (naturalmente in incognito), anche quando provano l'approccio personale all'hit single (la declamante "Blood Pressure", l'incalzante title track e la stravagante "Prytania" con veloci e improvvisi innesti strumentali). Un album brioso, "Odd Soul", apparentemente scuro ma multicolore, stravagante ma con discrezione. Come certifica la coda finale di "In No Time", claudicante ballata che confessa lo status della band, sempre un po' in ritardo. Basta aspettarli e qualcosa succederà.

(18/10/2011)



  • Tracklist
  1. Odd Soul
  2. Prytania
  3. Blood Pressure
  4. Tell Your Heart Heads Up
  5. All Or Nothing
  6. Sun Ray
  7. Allies
  8. Cavalries
  9. Walking Paranoia
  10. One More
  11. Equals
  12. Quarantine
  13. In No Time
Mutemath su OndaRock
Recensioni

MUTEMATH

Mutemath

(2006 - Teleprompt)

Mutemath on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.