My Morning Jacket

Circuital

2011 (ATO) | rock, folk-rock

Con un sospiro di sollievo va riconosciuto che i My Morning Jacket, gruppo di massimo calibro del panorama rock statunitense, sono tornati a fare ciò che sanno fare meglio, coi loro anthem esagerati ma generosi, quella pirotecnia da palcoscenico che non suona mai costruita, finchè si fonda sul rimbombo del mute in un palazzetto in silenzio e sulle corde vocali sempre allo stremo di Jim James, tenute insieme dal solo urlo del pubblico.
Dopo il chiaro passo falso di "Evil Urges", bizzarro e incomprensibile tentativo di rinnegare sé stessi traccia dopo traccia, la band di Louisville (Kentucky) si è presa ben tre anni per tornare sulla scena, pubblicando questo atteso "Circuital" attraverso la ATO di Dave Matthews.

Diversi loro fan saranno forse d'accordo nel considerare i My Morning Jacket incomparabilmente migliori come live band che come compositori di musica in studio, e "Okonokos" il loro miglior disco, un doppio live mozzafiato, nel quale viene immortalata l'abilità della band nel creare un vero e proprio "spettacolo musicale", ma con la sola forza propria e dei propri strumenti.
Qualcosa difetta, però, da sempre, nella scrittura delle canzoni, ma più di tutto è sempre mancata, al gruppo, la capacità di imprimere un proprio marchio generazionale: troppo "adulti" e conservatori, i Nostri, per la maggioranza del pubblico giovanile, quello che guarda al mondo indipendente, ma non ancora abbastanza d'esperienza per raccogliere i favori di un'audience più vasta. Non hanno finora retto il confronto con i grandi gruppi rock del passato, ma neanche con quelle del loro presente:  per citare due band contemporanee dai riferimenti simili, non hanno mai avuto l'estro compositivo dei Built To Spill, nè l'emotività viscerale delle melodie dei Band Of Horses.

"Circuital" conferma però la distanza dei My Morning Jacket dalle mode del momento, a cominciare dalla produzione e dalle sonorità. Eppure, in un panorama statunitense in cui le band più giovani paiono barattare al ribasso la propria identità musicale (i già citati Band Of Horses e i Kings Of Leon), Jim James e soci, quatti quatti, si guadagnano sempre più il ruolo di eredi delle grandi "classic rock band" del passato - una Dave Matthews Band (il cui frontman, non a caso, li ha sotto contratto) declinata verso il folk-rock insomma. Come se Springsteen interpretasse il repertorio meno cantautorale di Neil Young.
Ritroviamo tutto ciò nella spettacolare introduzione, con la sua psichedelia ammaliante, di "Victory Dance", per voce e tastiera, e nello squillante refrain di acustica, prevedibile ma efficace, della seguente title track. Il resto del disco prosegue senza scossoni, ma con un tiro invidiabile per un gruppo giunto al sesto disco: si veda il valzer wilsoniano di "You Wanna Freak Out" o la divertente fusione di un riff latino, di un groove black e delle sonorità tipiche della band nell'esuberante "Holdin' On To Black Metal".

Un buon surrogato di una serata in un Madison Square gremito, in cui più degli effetti stroboscopici, del vapore e dei laser conta la sinergia tra i musicisti e il loro "sacrificio di sé" sul palco. Più di quanto possano offrire diverse altri gruppi provenienti dall'underground che si affacciano verso il più grande pubblico.

(10/06/2011)



  • Tracklist
  1. Victory Dance
  2. Circuital
  3. The Day Is Coming
  4. Wonderful (The Way I Feel)
  5. Outta My System
  6. Holdin' On To Black Metal
  7. First Light
  8. You Wanna Freak Out
  9. Slow Slow Tune
  10. Movin' Away
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