Richmond Fontaine

The High Country

2011 (Decor) | alt-country

di

C'è questa ragazza, questa figlia di un taglialegna cresciuta in chissà quale remoto angolo della provincia americana, che ad un certo punto rimane incinta di un tizio conosciuto da poco, taglialegna pure lui. Così li fanno sposare, e lui si rompe una gamba sotto un albero e smette di lavorare. Ma non è l'unico guaio, perché lei abortisce all'ottavo mese e si mette a fare la commessa in un negozio di pezzi di ricambio per automobili. Poi, ad un tratto, sparisce. La polizia è convinta che sia stato lui, il marito, ma non ci sono prove. E quindi la vita va avanti, niente da aggiungere. La storia, apparentemente, finisce così. Ed è così, con questa storia, che comincia il nuovo disco dei Richmond Fontaine.

Si intitola "The High Country", e Willy Vlautin ha pensato bene di mettere subito le cose in chiaro: "Inventory (A Confession At Arlene's Paperback Exchange)" potrebbe essere un racconto di Raymond Carver, o magari la sottotrama di un romanzo dello stesso leader della band, che d'altronde in America come scrittore è molto, molto considerato. E invece è una canzone, uno spoken word affidato alla voce sottile di Deborah Kelly, che nell'album tornerà più volte, e che indirizza l'attenzione di chi ascolta verso l'immaginario a cui da sempre i Richmond Fontaine fanno riferimento. Le sterminate terre americane e le vite povere della gente comune, le loro piccole violenze, le loro solitudini, i loro sollievi effimeri.


Quello che fa la differenza nei lavori della band di Portland sta per forza di cose nella qualità della scrittura. Dei testi, ovviamente, ma anche degli intrecci musicali. Stavolta però i Richmond Fontaine hanno voluto complicarsi un po' la vita, perché mettere diciassette tracce in un disco, tra cui più di una interamente strumentale, può essere davvero molto rischioso. Ebbene, se con questi diciassette frammenti di musica e parole riesci a costruire una specie di piccolo, pulsante romanzo, allora hai fatto bene a rischiare.


Perché, pezzo dopo pezzo, "High Country" si palesa per quello che indiscutibilmente è: un romanzo, appunto, con il vecchio taglialegna che beve troppo e picchia sua moglie, e la figlia che si innamora di un meccanico che ogni tanto scende giù in città, e con lui si dà un appuntamento lungo la strada che si perde tra gli alberi, e con lui decide di scappare via. Ma poi suo padre, e sua madre, e suo marito, ma poi Angus King, il tizio del bar, di quel Chainsaw Sea dove tutti finiscono per riempirsi di birra e di whisky il venerdì sera. Ci sarà del sangue, ci saranno dei morti, ci sarà disperazione. Oh, Vlautin, gran bel romanzo.


Per cui risulterebbe un po' difficile mettersi a parlare delle canzoni, che in tutto, fatti salvi i raccordi strumentali, saranno pressappoco una decina. Senza il resto non contano, non c'è niente da fare. Anche se a onore del vero almeno due o tre ai ragazzi sono venute davvero bene. La ruvida, farrariana "The Chainsaw Sea", ad esempio. O l'arrembante folk-punk di "Lost In The Trees (Featured on KSAW Logging Radio)". O ancora "The Escape", la chiusura del cerchio, americana allo stato puro. La cosa migliore, e a ben vedere quasi inevitabile, è ascoltare sempre e comunque il disco dall'inizio alla fine, e star dietro ai testi, ascoltarli bene e leggerli nel booklet o sul sito della band, e poi impararli, per lasciarsi trasportare ogni volta lassù tra i boschi, nel bar di Angus King o lungo le strade grigie della città. Come leggere un buon romanzo, suonato come si deve.

(07/10/2011)

  • Tracklist

1. Inventory
2. The Girl On The Logging Road
3. The Chainsaw Sea
4. Let Me Dream Of The High Country
5. The Mechanic Falls In Love With The Girl
6. The Mechanic's Life
7. Angus King Tries To Leave The House
8. The Meeting On The Logging Road
9. Claude Murray's Breakdown
10 The Eagles Lodge
11. Driving Back To The Chainsaw Sea
12. Lost In The Trees
13. On A Spree
14. Deciding To Run
15. I Can See A Room
16. The Escape
17. Leaving

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