Drunken Butterfly

Epsilon

2012 (Irma) | industrial-noise melodico

Ci sono band che scelgono il proprio nome ispirandosi a una canzone di propri beniamini, un personale tributo verso gruppi che hanno avuto una certa importanza nella vita e nei gusti musicali di questi musicisti. Alla fine dei 90 tre giovani maceratesi scelsero i Sonic Youth come maestri da onorare, chiamando il proprio gruppo “Drunken Butterfly”, proprio come la canzone presente nell'album “Dirty”. Anche i suoni erano su quella direzione noise, resi però melodici da un'altra importante influenza come quella dei Marlene Kuntz. Tempi lontani ormai poiché la band marchigiana ha avuto, nel corso del tempo, cambi di line-up, cambi di etichetta discografica, mutazione di suoni e l'incisione di ben quattro album.

“Epsilon” segna il nuovo capitolo dei Drunken Butterfly, il secondo per la Irma records, label nota soprattutto per un catalogo lounge, soul, jazz.
Qui però di morbido e accomodante non c'è assolutamente nulla, anzi un ipotetico cocktail party, accompagnato dalle musiche di questo disco, andrebbe totalmente mal digerito visto il volume delle chitarre e delle elettroniche. Tanto più che questo caos rumoroso inizialmente confonde le idee anche a chi più avvezzo a distorsioni e atmosfere torbide, poiché tutto questo frastuono sembra solo caos senza forma. E invece no, poiché “Espilon” rivela la sua drammaticità e consistenza solo dopo che si è penetrati nella coltre fumosa e infuocata dei suoi strumenti.

Spesso alcuni artisti si lamentano che la propria proposta viene paragonata a quella di colleghi illustri che, a parere loro, non c'entrano nulla con la loro musica, ma il povero redattore ha comunque il dovere di offrire indicazioni, verso chi legge, circa le coordinate del disco, magari incuriosendolo ancor di più spendendo qualche nome noto affine con la proposta trattata.
E allora nel caso di “Epsilon” si può giocare immaginando i più furiosi e scuri Muse che vengono prodotti da Justin Broadrick dei Godflesh mettendoci dentro tutto il rumore industriale di cui è maestro, con bassi saturi, ferraglie come ritmiche, elettronica che è ulteriore cupo incedere.
Con questo trattamento, canzoni quali “Risacca” riescono a comunicare tutta la loro visceralità e tormento per il termine di una storia amorosa. Se invece ci si apre verso tematiche più sociali, come nella title track e in “Piccolo Dio”, dove la critica verso i politici e i loro affari è più evidente, il tono furente di rivolta è altrettanto sanguigno e drammatico.
E non manca un ritmo più ballabile in “Asfalto”, ma a muovere i passi sono ipotetici robot in uno scenario post-apocalittico del tutto desolante.

Insomma, i Drunken Butterfly fanno centro con il loro disco più ostico, quello che segna finalmente una maturità raggiunta.

(01/11/2012)

  • Tracklist
  1. Epsilon
  2. Danza
  3. Piccolo Dio
  4. Istanbul
  5. Risacca
  6. Alice
  7. Asfalto
  8. Cinematic
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