Hannah Cohen

Child Bride

2012 (Bella Union) | soft-country-pop

Si fa presto, con un disco come “Child Bride” e una storia come quella di Hannah Cohen, a storcere il naso e a negare i meriti della cantautrice. Già introdotta nell’ambiente artistico internazionale dal suo essere modella d’arte, di educazione musicale “indipendente” dato che il padre è musicista jazz ed è cresciuta a San Francisco, Hannah ha composto queste canzoni da sola, non appena imparato a suonare la chitarra da auto-didatta. Ed ecco spuntare una collaborazione con Thomas Bartlett, cioè Doveman, e un contratto con la Bella Union.
Ma, se è vero che l’abito del disco e la riuscita – così totale – dei suoi arrangiamenti, delle sue atmosfere è del tutto merito del produttore e che dal vivo pare ancora impacciata e totalmente incapace di riprodurre in minima parte il contenuto di “Child Bride”, nel suo esordio la Cohen mostra un gusto melodico mai banale, insomma una sostanza tutta di sua proprietà, per quanto poi modellata da Bartlett.

Con l’eccezione della cover dello stesso Doveman “Boy + Angel”, dalle tinte violacee, Bush-iane, la cantautrice americana ha composto una serie di canzoni dal trasporto volatile, reso ancora più etereo dal sommesso intrufolarsi degli accompagnamenti di piano e violino, che si alzano, come nei dischi di Bartlett, in una scenografia di ombre e foschie (“The Crying Game”) e di temporali lontani (“The Simplest”). Molto belli anche gli arrangiamenti per chitarra, come sempre appena percettibile, soprattutto in “Say Anything”.
Dalle suggestioni cameristiche del country-pop spettrale di “Shadows” al sospiro ovattato dell’alba di “Sunrise”, “Child Bride” si presenta come un disco di estrema raffinatezza emotiva, arrivando a estendersi in una carezza intangibile nel breve jazz-pop di “Sorry”.

Insomma, decisamente un altro colpo di genio di Thomas Bartlett – innegabilmente “condizione necessaria” del disco – ma non è da sottovalutare il contributo della Cohen, sia come musa del suo produttore, ma soprattutto, ovviamente, come autrice delle canzoni di “Child Bride” (non da tutti anche la suadente, felina “California”, o come Hannah sa trattare con originalità il giro melodico minimale di “Don’t Say”).
Sicuramente una scommessa vinta dalla Bella Union, e un’artista di grande avvenire (anche se ha in mente un seguito electro-funk).

(16/10/2012)



  • Tracklist
  1. Don’t Say
  2. The Simplest
  3. Shadows
  4. California
  5. Boy + Angel
  6. Sorry
  7. Say Anything
  8. Carry You Under
  9. The Crying Game
  10. Sunrise


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