Nathan Fake

Steam Days

2012 (Border Community) | elettronica, idm

Rispettando la cadenza triennale già data ai suoi primi due lavori, ritorna in conclusione del 2012 il giovane e brillante Nathan Fake. Per chi non avesse seguito le due puntate precedenti, stiamo parlando probabilmente del più talentuoso giocoliere dell'elettronica moderna, l'erede diretto di quell'entusiasmo e quell'originalità che avevano fatto la forza di Four Tet. Proprio nell'approccio musicale sta il punto di contatto fra il re della folktronica e quello che è forse il miglior interprete in chiave post-moderna delle sonorità idm.

La missione di Fake era sembrata chiara già nei primi due lavori: riportare in auge una stagione elettronica fra le più sontuose della storia, morta però troppo in fretta verso la fine degli anni Novanta. E se nel primo “Drowning In A Sea Of Love” l'allora produttore in erba aveva pompato nella miscela tutte o quasi le sue passioni (dal post-rock a Four Tet stesso, dall'idm alla kosmische musik), già il successivo “Hard Islands” aveva spostato la lente d'ingrandimento dritta dritta sui suoni meno estremi dei vari Mike Dred, Luke Vibert, Voafose, Cylob e µ-Ziq, ornati da qualche memoria di stampo shoegaze e trasportati direttamente in pista da ballo. Oggi, “Steam Days” è l'evoluzione ultima, il completamento della trasformazione, il disco della maturità.

Si riparte esattamente da dove il predecessore aveva lasciato, ma stavolta Fake guarda decisamente più in grande, riprendendo in mano le trame di tre colossi come Aphex Twin, Autechre e Boards Of Canada e trasportandole nella modernità come nessuno era mai riuscito a fare prima. Del primo sono restaurati il vigore mentalista (“World Of Spectrum”), i groove alieni su docili melodie (“Old Light”) e la smania agrodolce (“Harnser”), mentre l'influenza di Booth & Brown guida i giochi iperspaziali di “Iceni Strings” e le pulsazioni vivide di “Cascade Airways”. La parentesi ambientale di “Rue”, infine, riporta dritta dritta a “Geoggadi” e alle sue distese aliene.

L'amore per Four Tet si ripresenta nell'ouverture gioiosa di “Paean”, fra salti ritmici e una melodia quasi pop, mentre il trittico di chiusura fa storia a sé: “Neketona” è un serpente electro-house carico di polvere da sparo, la meravigliosa “Glow Hole” mescola iperspazio, rarefazione e quiete e “Warble Epics” conclude in gloria, di nuovo fra tempi dispari e orpelli astrali.

“Steam Days” è un disco di sintesi, il più nostalgico e contemporaneamente il più evoluto del trittico fin ora prodotto da Nathan Fake. A mancare in questa nuova fase “adulta” è quella miscela giocosa ed esplosiva che aveva fatto la fortuna di “Drowning In The Sea Of Love”, di sicuro più genuina e coinvolgente ma al tempo stesso decisamente più dispersiva. Fake è oggi musicista maturo e cosciente dei propri mezzi, che ha ben chiaro il suo obiettivo e come ottenerlo nella maniera più concreta possibile. Il suo genio continua a brillare, da una prospettiva diversa, ma altrettanto affascinante.

(19/12/2012)

  • Tracklist
  1. Paean
  2. Cascade Airways
  3. Iceni Strings
  4. Old Light
  5. Harnser
  6. World Of Spectrum
  7. Rue
  8. Sad Vember
  9. Neketona
  10. Glow Hole
  11. Warble Epics
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