Trouble Books

Concatenating Fields

2012 (Bark and Hiss) | elettronica, ambient pop

Che sia già finita l'età dell'innocenza dei Trouble Books? Sarà stato l'incontro con Mark McGuire a far prendere loro una rotta più "adulta"? Certo è che dai primi esperimenti casalinghi le influenze devono essersi pian piano accumulate, e che questo nuovo album sembra riprendere il discorso dalla collaborazione dell'anno scorso piuttosto che da "Gathered Tones", dal marchio di fabbrica ancora ben definito. Non si può nascondere che ascoltare "Concatenating Fields" per la prima volta è un po' come tornare al parco giochi di quando eravamo bambini e trovarvi gli uffici di un'azienda.

Va anzitutto detto che il pezzo di apertura suona come una vera e propria dichiarazione d'intenti: tributare all'americano Dan Flavin un "monumento" musicale significa abbracciare in qualche modo un'estetica più terrena, per quanto contemplativa; significa passare dalla tavolozza alle più essenziali barre al neon, pur senza mettere da parte il calore umano.
Oltre a ciò, l'influenza della scorsa collaborazione sul duo dell'Ohio è messa bene in evidenza dall'uso massiccio dei sintetizzatori - sia d'esempio "Lurk Underneath", che incombe con un ritmo singhiozzante - oltre alla prima comparsa di timidi inserti noise (particolarmente curioso il pezzo in chiusura).

Sia il primo che il secondo brano espongono con chiarezza l'inedita veste del duo, assai vicina anche alle sonorità che competono a casa Kranky: un altro nome che torna alla mente sugli intarsi chitarristici di "Cocooning" è infatti quello di Ken Camden, in verità neanche troppo lontano dai sentieri percorsi di recente dagli Emeralds; i Trouble Books ne ereditano le distorsioni, elaborandole e rendendole meno uniformi a loro vantaggio.
Ma il mondo fantastico e incontaminato in cui ci hanno trasportati qualche anno fa sembra aver subito, nel frattempo, anche la fascinazione della metropoli kraftwerkiana: a dimostrarlo è l'indole minimale di "Demagnetizer", il cui testo si limita quasi esclusivamente alla ripetizione del titolo sulle onde lunghe dei synth, protagonisti indiscussi anche nella traccia seguente. In generale tutto il disco vede un uso assai diverso delle voci, che certo assumevano maggior fascino nel narrare pseudo-favole, disperdendole su versi sciolti in modo da evitare il classico refrain.

Manca quel pizzico di curiosità, manca l'incanto delle scelte sfiziose presenti nei già lontani esordi. Ma le occasioni per abbandonarsi all'ascolto restano, e a tal scopo è sufficiente girare un tantino la manopola dei bassi per farsi cullare dalle ampie correnti elettroniche, fortunatamente ancora lungi dall'essere sgarbate. Un approccio paziente e prolungato non può che lasciarci complessivamente soddisfatti, svelandoci infine l'usuale umiltà con cui speriamo che i Trouble Books continuino sempre a presentarsi. Come per tutti i cambiamenti, il segreto è sapersi adattare, un passo alla volta.

(19/05/2012)

  • Tracklist
  1. Monument for D. Flavin
  2. Cocooning
  3. Lurk Underneath
  4. Demagnetizer
  5. Aloft / See-Through III
  6. Collapsed Arpeggio
  7. Dead Bee In a Golden Bowl
  8. Posthumous Reflections on Lucky Shirt
Trouble Books su OndaRock
Recensioni

TROUBLE BOOKS

Gathered Tones

(2010 - MIE/ Own)
Canzoni come fiocchi di neve dalla cameretta dei Trouble Books

TROUBLE BOOKS

The United Colors Of Trouble Books

(2009 - Own)
Musica da cameretta per irriducibili sognatori

Trouble Books on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.