Trouble Books & Mark McGuire

Trouble Books & Mark McGuire

2011 (Wagon) | bedroom-psychedelia

Ogni volta che inizia un album a nome Trouble Books sembra di avere raggiunto il leggendario fondo dell'arcobaleno, che però non ha nulla di sfarzoso come si potrebbe immaginare. I colori del duo dell'Ohio sono di una materia impalpabile, come da appena svegli o subito prima di addormentarsi.
Alla loro proposta, già di per sé accattivante, si affianca la chitarra di Mark McGuire, noto per la sua sterminata produzione solista e non, incentrata quest'anno sul long playing "Get Lost". Senza alcuna prepotenza egli si pone alla sapiente guida di questa parata domestica, offrendo un tono più propriamente lisergico alle sognanti melodie del duo, tenendosi ben saldo agli ultimi sviluppi compiuti a nome Emeralds.

L'ingresso a questa inedita collaborazione è da subito estremamente accomodante: poco prima di immergersi nella tavolozza, i tre musicisti fanno ondeggiare le note iniziali da un orecchio all'altro come fossero dei Supreme Dicks bambini, ancora in grado di fantasticare senza l'ausilio degli acidi.
L'intera registrazione è cosparsa di delay vecchio stile, cifra stilistica di McGuire che ben più d'una volta porta alla mente i garbati assoli del primo Mike Oldfield. Da parte sua, il duo distende morbidi tappeti elettronici accompagnati dai consueti testi, ingenui poemi di scene quotidiane e modesti voli pindarici.

La musica dei Trouble Books vanta una indubitata spontaneità, le sensazioni che evoca sono genuine e alla portata di chiunque. E allora poco importa se la rivisitazione della loro stessa "Strelka", un po' space e un po' dream, non vanta di certo una grande performance canora, poiché il gioco è questo ed è bello potervisi abbandonare senza regole prestabilite; la delicatezza di quel cantato imperfetto non può che ricordarci una figura materna, come in un involontario gioco freudiano.
Ognuna delle due parti trova il modo di ritagliarsi uno spazio personale: nella fattispecie, "The Golden Waste" è il brano che senz'altro rappresenta meglio il suono Emeralds (conviene ripassare certi episodi del celebrato "Does It Look Like I'm Here?"), anche se in una forma decisamente più edulcorata; dei Trouble Books vi rimangono soltanto le voci, ma la loro sigla più inconfondibile la troveremo in "Uploader's Destiny", estasi di effetto tremolo e tastiera fluttuante.

Uno via l'altro si inanellano questi otto quadretti di "bedroom-psychedelia", dalle carezzanti chitarre acustiche di "Hoop Earrings in the Slush", poggiate su un tappeto di elettronica dapprima roboante e poi statico, sino all'ultimo minuto di "Life In A Peaceful New World", che diviene una dolce canzone; preceduto da lunghi fasci di vibranti synth, l'epilogo riesce ad abbracciare in un'unica melodia il senso di questo piccolo ma ricchissimo album. Un altro esperimento casalingo che non intende essere molto di più, così come la formula del duo americano non ha la pretesa di attecchire a tutti i costi. Tuttavia, per chi si innamora di questo marchio di fabbrica, ogni nuovo tassello diviene una seduzione irrinunciabile.

PS: Le due edizioni dell'Lp, di 250 copie ognuna, contengono vinili trasparenti rispettivamente colorati di rosso e arancione. Se da un lato la copertina ha finalmente una parvenza di ufficialità - e non "di recupero" come le prime produzioni dei Trouble Books -, lo scarno booklet è anche questa volta stampato in bianco e nero, tenuto insieme da una cucitura a mano. Probabilmente, a questo punto, più una scelta di stile che economica.

(15/09/2011)

  • Tracklist
  1. Floating Through Summer
  2. Song For Reinier Lucassen's Sphinx
  3. Strelka Update
  4. The Golden Waste
  5. Local Forecast
  6. Uploader's Destiny
  7. Hoop Earrings In The Slush
  8. Life In A Peaceful New World
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