Uochi Toki

Idioti

2012 (La Tempesta) | hip-hop sperimentale

Un nuovo album dei Uochi Toki si ascolta con uno strano misto di curiosità e timore. Che si saranno inventati questa volta? In che modo le tirate di Napo mi faranno dubitare della mia intelligenza? E le basi di Rico, tenteranno a ogni modo di perforarmi il cervello oppure si limiteranno a disorientarmi e alienarmi da qualsiasi attività concreta?

Circola la voce che "Idioti" sia il loro disco pop. Qualunque cosa si intenda col termine, mi voglio sbilanciare: balle. Basti questa considerazione: l'ho ascoltato un tot di volte - tot piuttosto alto - e non sono ancora arrivato a una conclusione precisa non dico sul gradimento, ma anche solo sul tema dell'album. Ammesso e non concesso che ci sia.
I pezzi sono sì ricchi di ripetizioni, qualcuno perfino di ritornelli (!), ma anche tortuosi come non mai, zeppi di capovolgimenti e repentini cambi d'atmosfera. "La prima posizione della nostra classifica" gioca in effetti al pop, ma un pop visto dalla lente deformante di "I fonici": trucchi sonori, autoreferenzialità al massimo grado e efferato "smontaggio" dei meccanismi costruttivi del brano musicale stesso. "Perifrastica" pare saltare deliberatamente di palo in fras(ti)ca, "Tigre contro tigre" viaggia su calembour, teatralismi, infantilità varie e voltafaccia metrici. Altri pezzi però - "Ecce Robot", "Umami" - mostrano uno sviluppo progressivo più direzionato, per quanto sempre poco lineare, e sembrano lasciare intendere un filo comune a tutto il disco.

Quale sarà? Boh. Mi limito ad azzardare qualche ipotesi: gli sperimentatori, lo strano mondo mostrato dalla scienza, i punti di vista alieni. In un modo o nell'altro, molti dei brani parlano di idee o persone che vanno contro ciò che siamo abituati a chiamare "normale", esplorando nuovi territori animati dal gusto della scoperta. Questo vale sia per l'umano-robot del primo pezzo (una sorta di bigino fantascientifico, che inquadra la scienza come religione prima ancora che come fonte di sapere), sia per i nerd/falegnami/skater improvvisati di "Tavolando il pattino con Antonio Falco" o il non meglio identificato sperimentatore di ristoranti di "Sberloni". "Al Azif" (il supposto nome arabo del Necronomicon - ma non chiedetemi che c'entri) sembra voler presentare l'umanità dall'inedita prospettiva degli insetti, peraltro dandoci dentro parecchio con tassonomie e riferimenti all'evoluzionismo; "Tigre contro tigre" invece, in uno dei brandelli che la compongono, guarda l'uomo e il suo linguaggio dall'ottica "rovesciata" di un bambino iper-analitico.

Il frequente - e sorprendente - ricorso a filtri vocali senz'altro contribuisce alla sensazione di "de-umanizzazione" suscitata dal disco, ma sono le basi a giocare la parte del leone: si tratta, essenzialmente, delle più stranianti e cyberpunk prodotte finora da Rico, fatti salvi forse certi passaggi molto Numaniani dalle parti di "Libro Audio". Pescano a piene mani dall'ambient più gelida e tridimensionale, ma non disegnano le sferzate glitch, né l'improvviso ritorno a schemi più classicamente hip-hop quando questo possa renderle più ossessive.
Lessico e concetti sfoderati da Napo pure sembrano confermare la lettura "scientifica" del disco. "Idioti" è tutto un florilegio di termini biologici, copioni che paiono far eco alla linguistica, alla teoria della complessità (vedi ancora "Al Azif", col suo insistere sull'opposizione parte/tutto e centro/periferia) e perfino all'ormai un po' vetusta cibernetica.

Ma forse è solo che in un disco così intricato, sfaldato, e almeno in apparenza ampiamente "random" nell'incedere, uno finisce per sentirci dentro quel che gli pare.

(07/03/2012)

  • Tracklist
  1. Ecce Robot
  2. Al Azif
  3. Perifrastica
  4. Umami
  5. Tavolando il pattino con Antonio Falco
  6. Sberloni
  7. La prima posizione della nostra classifica
  8. Venti centesimi di tappi per le orecchie
  9. Tigre contro tigre
  10. La recensione di questo disco
  11. La lingua degli antichi
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