Buster Blue

Sleep Less Where The Heart Is

2013 (self released) | alt-folk

Il sapore del sangue, un tremito di paura. Schiena contro schiena, due figure si sostengono a vicenda nella penombra. Non sappiamo come siano arrivati lì, ma sentiamo bene il respiro delle loro emozioni: la sensazione di essere arrivati a un punto di non ritorno, di essere sul punto di perdere ciò che si ha di più caro.

Inizia così “Sleep Less Where The Heart Is”, nuova prova dei Buster Blue, a tre anni di distanza dal precedente “When The Silver’s Gone”. Inizia nel cuore della storia, con le vivide immagini di “The Intruders”. O forse è solo la proiezione di un sogno, come suggerisce il leader del collettivo di Reno, Bryan Moses Jones: “Mi piace pensare che parli di qualcuno che reimmagina la propria vita”. Anche nell’immaginazione, però, il palpitare drammatico del cuore riecheggia più reale che mai.

 

La voce solitaria che fa da prologo a “The Intruders” chiama progressivamente a raccolta tutto il gruppo, per sfociare subito nella corsa scalpitante di “Visions Of Laredo”. Per la realizzazione di “Sleep Less Where The Heart Is”, i Buster Blue hanno deciso di puntare all’essenza: registrando tutto in presa diretta a casa del bassista Brendon Lund, incaricato anche di fare da ingegnere del suono.

“È stata l’ambientazione perfetta per le nuove canzoni che avevamo scritto”, spiega Jones, “sia dal punto di vista sonoro che da quello dei testi”. I toni si fanno più intimi e raccolti, preferendo puntare sulla narrazione piuttosto che sulla teatralità dei lavori precedenti. “Questo pugno di canzoni suonava meglio servito con più attenzione alle parole e alla storia. Penso che, per quanto riguarda i testi, sia il nostro album più denso di sempre”.

 

Tra gli arpeggi delicati di “Magnetic Pull” e il fremere di archi di “Sleeplessness”, l’angoscia di una notte senza sonno si dipana con un senso di perdita imminente. Ed ecco farsi strada il tocco inquieto del pianoforte, per condurre gli incubi di “Hallucinating In C# Minor” verso il gotico americano dei Brown Bird: “Am I still fast asleep? Does the devil have a hold on me?”.

L’affacciarsi di un nuovo giorno sembra dissipare le ombre, distendendosi sulle coloriture lievi di “Morning Time”. Un intermezzo pacificato, prima che “Take Montana With You” rinnovi per un istante l’esuberanza dei Buster Blue dell’esordio. Poi, una banda di fiati intrisi di malinconico abbandono accompagna “Leave Me In Coeur D’Alene”, con il passo di un’elegia funebre che si lascia cullare dallo struggimento delle pene d’amore. L’atmosfera notturna è la stessa di “When The Silver’s Gone”, e va direttamente a collocarsi tra i momenti più riusciti del repertorio dei Buster Blue.

 

Memoria e rimpianto, in “Good Old Days”, si declinano secondo le tinte di un morbido chamber-folk, da qualche parte tra Woodpigeon e Hey Merseilles. Forse è proprio questa la direzione verso cui è pronta a inoltrarsi la musica dei Buster Blue, che in “Sleep Less Where The Heart Is” sembra aspirare a traguardi ancora in divenire.

La luce torna a restituire alla realtà i suoi contorni, in un lento risveglio che sfuma tra le note di pianoforte e violoncello della conclusiva “Light In The Attic”. I fantasmi svaniscono, ma non il segno che hanno lasciato. È la loro voce a dire di non fermarsi, di continuare ad andare avanti. “I won’t be here for long/ I’ll go where I belong”.

(16/10/2013)

  • Tracklist
  1. The Intruders
  2. Visions Of Laredo
  3. Magnetic Pull
  4. Sleeplessness
  5. Hallucinating In C# Minor
  6. Morning Time
  7. Take Montana With You
  8. Good Old Days
  9. Leave Me In Coeur D’Alene
  10. Light In The Attic
Bryan Jones su OndaRock
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