Camel

The Snow Goose

2013 (Camel Productions) | progressive rock

Che cosa si può fare oggi con un classico? Noi gente comune, che abbiamo soltanto il privilegio di fruire le altrui opere, possiamo acquistare la copia di un disco e farlo nostro per approssimazione, ascoltandolo tutte le volte che vogliamo. Ma se tentiamo, per quanto possibile, di spostare il nostro punto di vista su chi quel capolavoro l'ha scritto, conscio che non potrà mai più fare altrettanto – non a quei livelli, non con l'entusiasmo e la spinta creativa di allora – il discorso si fa persino più dolente.
Perciò, a undici anni dal tardivo iato, pur avendo portato avanti con dignità la parabola dei Camel, Andrew Latimer ha deciso di riunire la sua creatura come personale inno alla vita, dopo aver vinto la battaglia contro una malattia terminale nel decennio scorso; intanto, il tastierista storico Peter Bardens moriva di cancro, nel gennaio del 2002. Riportare in tour il loro disco più celebrato, che gode ora di una registrazione tutta nuova, è la giusta e doverosa occasione per omaggiare l'uno e l'altro.

Quasi quarant'anni fa veniva dato alle stampe “Music Inspired By The Snow Goose” (1975), uno dei più singolari apici del progressive britannico. La storia d'amore e d'amicizia dell'oca delle nevi, scritta da Paul Gallico negli anni della Seconda Guerra Mondiale, veniva allora trasposta in modo delicatamente visionario, come una sinfonietta da camera senza parole, alquanto lontana dai fastosi concept dei fratelli maggiori Yes e Genesis. E al contrario di certi detestabili sequel, in questo caso parliamo di una riesecuzione il più possibile fedele all'originale, le cui variazioni sono di solito dovute allo stile dei diversi musicisti coinvolti, oltreché ad una strumentazione più al passo coi tempi.

D'altronde, se si conosce l'album d'origine in ogni dettaglio non si potrà fare altro che notare le differenze, grandi o piccole, che emergono nel corso della suite rimessa a lucido. Solo per citarne qualcuno, si farà caso al tocco suadente di Colin Bass, debitore verso Jaco Pastorius, o alle tastiere un po' più audaci di Guy LeBlanc, con passaggi di moog che per un curioso paradosso rendono tutto più “datato” rispetto all'ancora attualissima versione del '75; inevitabile, peraltro, constatare che le (poche) sezioni d'archi e di fiati sono di natura “sintetica”, nuocendo al gusto neoclassico di uno degli intermezzi più preziosi, “Friendship”. Curiose alterazioni dal sapore new age caratterizzano gli episodi più intimisti (“Sanctuary”, “Rhayader Alone”), mentre l'assolo di Latimer sulla terza traccia assume d'istinto una asperità quasi zappiana. Trova modo di distinguersi anche l'ultimo comprimario, il concitato batterista Denis Clement, militante negli R.B.C. assieme a Bass.

Senza dubbio meno raffinatezze e, com'è naturale, meno slancio: il nuovo “The Snow Goose” non intende tradire l'importanza del predecessore, e si rivela essere una pura “operazione nostalgia”, forse per Andrew Latimer ancor prima che per i fan. Basterebbe tuttavia il pre-finale “Fritha Alone”, riarrangiato per solo pianoforte, a darci il colpo di grazia, ma la chiusa de “La Princesse Perdue” – per la quale a ogni ascolto l'attesa si fa trepidante – ci riporta alla primigenia commozione di quell'opera straordinaria, la stessa che il suo ideatore sta rivivendo assieme a noi.

Non potendo tornare agli irripetibili anni 70, viviamo ambedue di ricordi: rimane l'orgoglio di aver consegnato qualcosa di grande, che i decenni non sanno scalfire e anzi ne riconfermano l'unicità.
Infine, solo per stavolta mi concedo il privilegio di un giudizio di parte, trattandosi di uno dei miei personali e inossidabili classici, per il quale continuo a provare un sincero affetto e che oggi rivive nelle note di quello che certamente è stato – e per fortuna è ancora – il più grande romantico dell'era progressiva.

(15/11/2013)

  • Tracklist
  1. The Great Marsh
  2. Rhayader
  3. Rhayader Goes To Town
  4. Sanctuary
  5. Fritha
  6. The Snow Goose
  7. Friendship
  8. Migration
  9. Rhayader Alone
  10. Flight Of The Snow Goose
  11. Preparation
  12. Dunkirk
  13. Epitaph
  14. Fritha Alone
  15. La Princesse Perdue
  16. The Great Marsh

 

Camel su OndaRock
Recensioni

CAMEL

Mirage

(1974 - Deram)
Dai vangeli apocrifi di Canterbury, il capolavoro progressive della band di Latimer

Camel on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.