John Foxx and Belbury Circle

Empty Avenues

2013 (Ghost Box) | vintage synth-pop

Instancabile e insaziabile, John Foxx torna di nuovo a farsi vivo a nemmeno un mese dal gioiello “European Splendour” partorito al fianco del discepolo Jori Hulkkonen. Di nuovo un Ep, di nuovo un progetto che a leggere le credenziali pare vederlo protagonista primo – ruolo nel quale d'altronde una figura come la sua finisce per ricadere in qualsiasi occasione. Una prolificità, la sua, a dir poco senza precedenti, considerata anche – non è mai eccessivo ribadirlo – l'elevatissima qualità media dei prodotti che con cadenza plurimensile consegna ad un pubblico equamente composto da nostalgici del quinquennio new wave e avventori, molte volte casuali, del suo presente e recente passato artistico.

Ma questa volta, in realtà, i connotati del progetto sono leggermente diversi rispetto alle precedenti esperienze collaborative di Foxx, e con loro i rapporti di forza alla base dello stesso. “Empty Avenues” nasce e si sviluppa come primo parto di Belburry Circle, un duo improvvisato formato dall'unione di Jim Jupp (in arte Belbury Poly) e Jon Brooks (alias The Advisory Circle), rispettivamente il fondatore e una delle colonne portanti della beneamata Ghost Box Records, etichetta dall'estetica personalissima e vicina all'universo iper-elitario della library music. Una sorta di piccola famiglia allargata comprendente un set fisso di artisti e solo diciannove pubblicazioni dal 2004 ad oggi, dallo stille della quale il nuovo act si discosta parecchio, avvicinandosi semmai maggiormente ai suoni di un Foxx che è qui chiamato come ospite d'onore, di quelli per i quali ci si fa da parte e si cambia la tappezzeria di casa. Così, l'impressione immediata è quella che “Empty Avenues” sia davvero un nuovo Ep di Foxx con i Belburry Circle a sostituire i Maths (o Benge che dir si voglia) nel ruolo di spalla di lusso.

Il riferimento sonoro in realtà va però a scavare indietro nel tempo sino a raggiungere le collaborazioni del guru di Chorley con Louis Gordon: si torna così a una forma amorfa e lussureggiante di synth-pop, sebbene la recente componente electro-writer torni a fare capolino specialmente nell'uso della voce. Unica eccezione a questo trend è rappresentata dalla title track, distesa sintetica e potenziale outtake di “The Shape Of Things” (siamo dalle parti di “Rear-View Mirror”), nonché unico prodotto da attribuire senza ombra di dubbio alla mente unica di Foxx (sebbene co-firmato con Jupp). La medesima coppia sigla anche la conclusiva marcetta policroma di “Time Of Your Life”, la cui anima pop è condivisa con la brulicante e deliziosa “Almost There”. Un clima rilassato, l'approccio organico e l'amore per ritmi dolci e drum machine si dimostrano i tratti distintivi del suono Belburry Circle e vanno a sostituire gli psicodrammi tecnopoliti del Foxx elettro-cantautore, che in “The Right Path” resta fuori dai crediti limitandosi ad una liturgia sognante in grado di riportare per la prima volta in anni alle isolate visioni di “Mirrorball”.

Chiude il conto “Suit”, un altro acquerello delicato e dolcissimo costruito su effusioni di synth, forte di un retrogusto romantico condito d'elettronica che ricorda da lontano il Foxx di “The Garden”, quello che da tempo mancava all'appello, sostituito in pianta stabile da quell'androide metropolitano che tanto è riuscito a farsi amare in questi ultimi anni. E sebbene manchi forse quel guizzo in più, quell'atmosfera con cui ormai è inevitabile identificare la figura di Dennis Leigh, quella varietà di soluzioni sonore accomunate da uno stile ormai inconfondibile, si tratta di nuovo di un gradevole, nostalgico e peculiarissimo episodio, a cui la breve durata probabilmente giova non poco. E in fin dei conti, è necessario fare attenzione a non cadere nell'errore di attribuzione: "Empty Avenues" è e resta un Ep dei Belbury Circle.

(21/10/2013)

  • Tracklist
  1. Empty Avenues
  2. Almost There
  3. The Right Path
  4. Suit
  5. The Time Of Your Life
  6. Empty Avenues And Dark Corners (PTE Corner Audio Mix)
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