Gambles

Trust

2013 (self released) | songwriter

Una sedia verde. Una vecchia chitarra. E il peso di cose rimaste per troppo tempo non dette. È cominciato tutto così, per Matthew Daniel Siskin: come un flashback di memorie troppo dolorose per essere cancellate.

Un flusso di ricordi che parte dall’immagine di due ragazzi, gli occhi innamorati e ansiosi a cercare di cogliere l’eco di un altro cuore su uno schermo. “Non c’è battito. Buona fortuna per la prossima volta”: una comunicazione clinica dal tono freddo e asettico, e il loro mondo crolla in un istante. “Mi ero immaginato un viso. C’era un viso nella mia testa che pensavo di conoscere. E quel viso se n’era andato”.

Il matrimonio, la speranza di poter andare avanti. Ma qualcosa si è incrinato, e quello che prima sembrava certo ora sembra sfaldarsi tra le dita. “Volevo farmi odiare. Ho fatto di tutto per farmi odiare”. Una spirale autodistruttiva in cui separazione, alcool e droga lasciano Siskin come svuotato. Fino a quella sedia verde, tra le pareti di un solitario appartamento di New York.

 

“È stato letteralmente uno di quei momenti di epifania: ho preso in mano la chitarra e tutto mi è apparso molto più grande di quello che stavo facendo in quel momento. Per la prima volta, dopo aver cercato per anni di scrivere canzoni, ti accorgi di averne scritta davvero una, anche se non ci stavi nemmeno provando”. La canzone si intitola “Trust”, ed è come il primo capitolo di una storia che non aspettava altro che di essere scritta: versi e note cominciano a sgorgare senza sosta. Prima un Ep, poi un album vero e proprio, tutto dietro la maschera di un moniker essenziale: Gambles, perché in fondo vivere è ogni giorno una nuova scommessa.

Prendete il romanticismo tormentato di Leonard Cohen, declinatelo alla maniera vibrante delle confessioni di The Tallest Man On Earth. Aggiungete al tutto un po’ della schiettezza stentorea di Jeff Mangum e confezionatelo con l’icona del Dylan imberbe del Greenwich Village. Sembra una ricetta pensata apposta per accaparrarsi a buon mercato i cuori hipster. Ma c’è qualcosa, nelle canzoni di “Trust”, che suona troppo intimo e indifeso per essere costruito ad arte. C’è un abbandono che mette quasi a disagio con la sua nudità. Ed è lì che i miraggi dell’hype già creato intorno al personaggio di Siskin vanno a sciogliersi, dispersi già dopo i primi accordi di chitarra.

 

La voce freme di un’urgenza che sembra sempre sul punto di traboccare. La chitarra è materia grezza, accompagnata a tratti solo da un fischiettio sghembo. Non c’è altro, nella musica di Gambles. Nient’altro che canzoni spoglie e dirette. A volte si concedono più alla melodia, come in “Angel” o in “California”, avvolgendo parole amare con un velo di dolcezza. A volte sembrano risolversi quasi in un recitativo, come in “265”. Riscrivono il canone anti-folk sostituendo le lacrime ai sorrisi (“So I Cry Out”), si mettono sulle orme dei grandi chansonnier del passato (“Clear”). Quando poi gli accordi si fanno più irruenti, da “Safe Side” a “Schemes”, è all’impeto dei Mountain Goats che viene da pensare.

“There is no safe side/ Wherever I stand, I damage”, proclama Siskin. La scoperta più difficile da accettare, nel diario aperto di “Trust”, è quella del proprio riflesso nello specchio: “Ho sempre pensato di essere una brava persona, ma ho dovuto imparare in fretta che le brave persone possono fare cose terribili”. Ascoltare la sua voce significa trovarsi davanti a domande che non lasciano scampo, a partire da quella più difficile di tutte: come si fa a perdonare sé stessi? Per poter ricominciare, sembra suggerire l’epilogo di “Animal”, bisogna fare i conti con il male dentro di sé. Attaccandosi a ciò che resta di vero nonostante tutta la nostra miseria.

 

Un cantautorato emotivo, una scrittura ancora immatura, una formula che alla lunga rischia di suonare monocorde: si potrebbe discutere all’infinito dei limiti di un disco dalla personalità netta e intransigente come “Trust”. Ma l’esordio firmato Gambles ha anche qualcosa in cui è sempre più raro imbattersi: una storia da raccontare. Una storia fatta di carne e sangue, con un viscerale bisogno di essere condivisa. Lo stesso segreto grazie a cui hanno lasciato il segno le opere prime di gente come Bon Iver e Micah P. Hinson.

(08/12/2013)

  • Tracklist
  1. Angel
  2. Rooftops
  3. So I Cry Out
  4. Safe Side
  5. Trust
  6. New York
  7. Schemes
  8. Penny For A Grave
  9. Clear
  10. 265
  11. California
  12. You Are Truth
  13. Animal


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