Simon Llewelyn Evans

Grace Water Prayers

2013 (self released) | songwriter

Si può vivere nel cuore di una metropoli e concepirsi da soli, indifferenti al mondo. Si può vivere su un’isola nel mezzo dell’Oceano Pacifico e sentirsi connessi nel profondo con tutta la realtà. La questione decisiva non sono mai le circostanze, ma l’apertura dello sguardo: lo sa bene Simon Llewelyn Evans, che dalle spiagge remote delle isole Fiji continua a condividere la sua musica al di là dei confini. Geografici o interiori che siano.

Così, anche il terzo lavoro sulla lunga distanza del trentatreenne songwriter australiano, “Grace Water Prayers”, nasce da una trama di rapporti capace di scavalcare le distanze. E si presenta come il suo album più diretto e comunicativo di sempre. Un’ottima ragione per approfittare del fatto che, per un periodo limitato, il disco sarà in offerta su Bandcamp con la formula “name your price”.

Al centro di “Grace Water Prayers” c’è un trittico di brani anticipati da Evans l’anno scorso nell’Ep “Keeper”. Brani in cui palpita la figura del suo maestro, Adi Da Samraj, e si riflette l’impronta della vita nell’eremo tropicale di Naitauba. “In queste canzoni c’è tutta la mia esistenza”, spiega Evans. “A volte canto di cose che non mi sono accadute o di persone che non ho conosciuto. Ma quando canto di lui tutto è reale. E penso che sia facile da percepire”.
L’iniziale “Blessed”, scritta da Evans dopo lo scomparsa di Adi Da nel 2008, prende spunto proprio dalle parole del suo maestro, citando una meditazione risalente ai primi anni Ottanta: “Did you hear that wind begin?/ And let all of you, all my devotees/ All over the world/ Begin a dance that will purify humanity”.

La presenza di Adi Da, del resto, permea la musica di Evans anche al di là dei versi, visto che la registrazione dei tredici episodi di “Grace Water Prayers” si è dipanata con l’ausilio di Naamleela Free Jones, figlia minore del guru del “realismo trascendentale”, oltre che musicista di formazione classica.
A caratterizzare il suono del disco, però, è soprattutto un’altra collaborazione: quella con il bluesman australiano Dave Steel, che si è occupato di tessere la veste dei demo inviatigli da Evans. Gli intrecci acustici si fanno più ruvidi, l’andatura si increspa di ritmi più marcati. La voce avvolgente del songwriter australiano, in brani come “Ocean Of Mercy” e “Stringing The Garland”, si apre a declinazioni melodiche che fanno pensare al Joseph Arthur più essenziale. E la ripresa di “My Ghost”, pubblicata come singolo nel 2011, lambisce con il calore della sua armonica la sensibilità del Jon Foreman solista.

Accanto ai brani più recenti (la romantica “Garden” su tutti), “Grace Water Prayers” raccoglie molte tracce rimaste a lungo nel cassetto. È il caso di “Where Did Ya Go?”, posta significativamente in chiusura del disco e dedicata da Evans alla memoria della madre, scomparsa quando lui aveva appena tredici anni. Al centro c’è l’interrogativo più semplice e ineludibile: “Where did you go, while we were all there?/ Where did you breathe in your next breath?”. Non ci sono facili risposte: c’è solo la consapevolezza di un legame che non può essere spezzato, e che riconduce ogni cosa all’unità: “I know at heart, you've grown in the Self/ And his glance was for me, and it was for you”.

Tutto è vinto da un intimo senso di gratitudine verso la bellezza della realtà. “Vinaka vaka levu”: nel vocabolario di Evans, sono le parole più preziose della lingua delle isole Fiji. Le parole per dire grazie.

(15/03/2013)

  • Tracklist
  1. Blessed
  2. Guide
  3. Garden
  4. My Ghost
  5. Stepped
  6. Ocean Of Mercy
  7. Roar
  8. High Strings
  9. Stringing The Garland
  10. Overturned
  11. In Light
  12. Reach
  13. Where Did Ya Go?
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