Brian Eno & Karl Hyde

High Life

2014 (Warp) | art-rock

“Abbiamo sentito che non eravamo pronti a fermarci e dedicarci alla promozione di 'Someday World', avevamo voglia di andare avanti e avevamo ancora tanto da dire e da esprimere. Così abbiamo deciso di concentrarci immediatamente su un nuovo album in cui espandere alcune idee già provate e sperimentarne altre accantonate nel precedente.”
(Brian Eno)


Non è passato nemmeno il tempo necessario a gustarsi a fondo un disco ben più complesso di quanto potesse sembrare come “Someday World”, che la coppia più improbabile del 2014 torna ad affacciarsi. Un rischio, quello preso dai due veterani, non propriamente di poco conto, visto che il loro primo parto pare essere destinato a consacrarsi come uno dei lavori più incompresi dell'anno in corso. Chi scrive (ma anche altri) era cascato nel tranello di sottovalutare l'apporto di Karl Hyde considerando le sonorità dell'album esclusivamente come ottime evoluzioni degli storici tratti somatici arty di Brian Eno; in giro c'era chi parlava (sbagliando almeno altrettanto) di un mero sequel di “Edgeland” e in molti nemmeno si sono accorti che il disco fosse uscito.

La cosa interessante da riconsiderare alla luce di parecchi ascolti estivi è invece proprio l'incredibile alchimia nata fra Mr. Underworld e il definitivamente resuscitato (o, per meglio dire, mai defunto) "Leonardo Da Vinci del rock", giocata su un equilibrio tra songwriting e arrangiamenti piuttosto complesso da definire e descrivere, in grado di materializzarsi solo dopo moltissimi e ripetuti ascolti e solo a chi abbia seguito nel dettaglio le carriere di entrambi i fuoriclasse in questione. Proprio per questo, per “High Life” si è cercato di non ripetere lo stesso errore, ci si è voluti prendere parecchio tempo (più di un mese il ritardo di questa recensione sulla data di uscita) per assorbire a fondo un lavoro profondamente diverso dal precedente e, in principio, apparentemente ancor migliore.

Quasi per uno scherzo del destino, invece, l'approfondimento ci porta a dover smorzare gli entusiasmi iniziali su un disco che questa volta va davvero a ripescare quasi esclusivamente nel glorioso passato dell'Eno produttore, e lo fa con quella dose di pilota automatico che sul suo predecessore era rimasta ai margini di qualche sporadico episodio. Stavolta invece il mestiere e la nostalgia dominano incontrastati, e questo non sarebbe un difetto se la forma non finisse per sovrastare quasi ovunque la sostanza. Sei soli brani, sei lunghe cavalcate principalmente strumentali, che rappresentano davvero l'altra faccia della medaglia del dialogo artistico fra i due, priva però di quell'intesa perfetta e nascosta che aveva giocato il ruolo di ingrediente segreto e decisivo.

Ciò non significa che non ci si trovi di fronte a un'ennesima dimostrazione di classe innata: alla folgorante apertura di “Return”, ovvero nove minuti di come “The Joshua Tree” suonerebbe nel 2014 in versione strumentale, e all'apoteosi chitarristica di “Lilac” - che viaggia sugli stessi binari con un piglio più funky - va ricondotta buona parte dell'iniziale illusione. E funky è la parola d'ordine oggi come ai tempi dei Talking Heads, riesumati senza cuore su una “DBF” da orgasmo formale, che alla lunga però stanca, e su una “Moulded Life” il cui piglio sci-fi si rivela presto anacronistico. Illude pure “Time To Waste It”, sorta di ethno-gospel dove Hyde mette lo zampino (e la voce distorta) ma che non nasconde alcun sentimento dietro l'indubbia eleganza.

C'è poi l'episodio almeno in parte fuori dal coro, ovvero “Cells & Bells”, si legga Eno che sale in cattedra e ricorda a tutti di essere pure il maestro e l'iniziatore dell'ambient music per come la conosciamo oggi da molto prima di “Music For Airports”. Ma non è solo l'inarrivabile paradiso della seconda metà di “Before And After Science” a essere fuori portata, bensì pure le profonde e maestose suggestioni dei momenti migliori di “Another Day On Earth”.
Hyde, dal canto suo, ci infila l'inconfondibile tocco Underworld, fatto di spirali e vortici sintetici, ma di nuovo è solo la classe a superare l'ordinario. Niente infamia, ma la lode stavolta è lontana.

(10/08/2014)

  • Tracklist
  1. Return
  2. DBF
  3. Time To Waste It
  4. Liliac
  5. Moulded Life
  6. Cells & Bells


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