Kelis

FOOD

2014 (Ninja Tune) | r'n'b, soul, afrobeat

“Lei ha bisogno di ghiaccio e acqua fresca”, canta un coro maschile in perfetto stile jump-blues in una bollente e succulenta “Friday Fish Fry”. In effetti, la pietanza che la cuoca prestata alla musica (come forse Kelis perferisce ormai essere etichettata) ha preparato stavolta è particolarmente speziata e potrebbe far sudare. Non trascinandoci, indiavolati, sulla pista da ballo, come col precedente e sottovalutato “Flesh Tone”, e nemmeno offrendoci afrodisiaci “Milkshake”, perché le alte temperature sviluppate da questo “FOOD” non sono veicolate da pose ammiccanti e testi sboccati.
No, il calore emanato dai solchi del sesto lavoro della cantante di Harlem non potrebbe essere più distante da quello dei suoi precedenti album, e deve tutto a un’inedita classicità r’n’b che ormai ha poco da spartire con l’hip-hop, oltre a una vocalità diventata col tempo più roca e matura.

Onnipresenti (ma mai invadenti) fiati tuonanti, riff funkeggianti, pianoforti scordati e ritmiche afrobeat costituiscono gli ingredienti principali di una ricetta che vuole omaggiare le radici più profonde della musica black, senza strizzare l’occhio alle classifiche ma riuscendo miracolosamente ad avere un gusto tutt’altro che stantio. Coadiuvata da Dave Sitek dei Tv On The Radio, la malleabile Kelis si cala in atmosfere blaxploitation in “Hooch” e “Cobbler”, s’inchina umilmente davanti al santino di Fela Kuti per il solenne crescendo di “Change” e si riscopre fiera e trascinatrice in una luccicante “Jerk Ribs”, che per quasi un anno ha cercato, criminosamente invano, di lasciare un segno tra le tante proposte delle più giovani colleghe.
Come contorno la solarità pop di “Breakfast” e della frizzante “Forever Be” (probabilmente il numero meno vintage in scaletta) o la vellutata sinuosità di “Runnin’” e  “Dreamer”, in cui Kelis è ammaliante come non mai. La cottura un po’ troppo lenta di “Biscuits N’ Gravy” e di “Floyd” (grande prova d’interprete comunque) potrebbe rendere leggermente pesante il menù, niente però che la delicata “Bless The Telephone” (cover del self-outsider Labi Siffre) e il nuovo, fragrante singolo “Rumble”, sfumato di folk, non riescano a far scendere giù.

Sono passati quattro anni dal suo ultimo album. Kelis era chiaramente stanca delle dinamiche dello showbiz musicale, delle majors che non sempre hanno saputo capire e gestire la sua irrequietudine artistica e la sua fame di assaggiare sempre qualcosa di diverso, vedendo in lei solo una potenziale gallina dalle uova d’oro.
Così si è rifugiata tra i fornelli, laureandosi in gastronomia e quasi dimenticandosi di essere una cantante prima di ritrovare finalmente l’ispirazione per tornare in studio. In pochi forse si accorgeranno di quest’album indipendente (in tutti i sensi) ma è ormai evidente che vendite e classifiche non fanno più parte delle sue mire. La speranza per il futuro è che, tra un manicaretto e l’altro, Kelis si ricordi ancora di deliziarci anche con gran bei dischi come questo.

(14/04/2014)



  • Tracklist
  1. Jerk Ribs
  2. Breakfast
  3. Forever Be
  4. Floyd
  5. Runnin’
  6. Hooch
  7. Cobbler
  8. Bless The Telephone
  9. Friday Fish Fry
  10. Change
  11. Rumble
  12. Biscuits N’ Gravy
  13. Dreamer
-
Kelis su OndaRock
Recensioni

KELIS

Flesh Tone

(2010 - Interscope)
La controversa svolta dance dell'ex-enfant terrible dell'r'n'b

Kelis on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.