Alameda 5

Duch Tornada

2015 (Instant Classic/ Milieu/ L'Acephale) | psych-rock, prog-electronic, tribal-jazz

Negli ultimi anni, Kuba Ziołek ha dimostrato di essere una delle menti più lucide del panorama musicale polacco. Dopo aver pubblicato due anni or sono, con il moniker Stara Rzeka, un interessante “Cine cimurri ad ukrytym polem”, il multistrumentista di Bydgoszcz diede, pochi mesi dopo, frutti già maturi con le partiture heavy-noise psichedeliche di “Późne Królestwo”, uscito a nome Alameda 3, trio che in questi due anni si è trasformato in un quintetto dopo l’uscita di scena del batterista Tomek Popowski e l’entrata in formazione di Łukasz Jędrzejczak (synth e organo), di Jacek Buhl (percussioni) e Rafał Iwański (batteria), che vanno ad aggiungersi al basso del fido Mikołaj Zieliński.

Come affermato dallo stesso Ziołek, laddove il disco precedente faceva leva sul suono della chitarra elettrica, il doppio “Duch Tornada” (ovvero, “lo spirito del tornado”) è costruito intorno a solide strutture ritmiche, basate sulla stratificazione di percussioni, batteria e flussi di sequencer. La formazione a cinque (cui si aggiungono altri musicisti della scena polacca, soprattutto per quanto riguarda i fiati) consente inoltre ai Nostri di lavorare maggiormente con l’improvvisazione (soprattutto di matrice jazz, nel solco della produzione degli Innercity Ensemble, altro progetto cardine per l’esperienza musicale di Ziołek), distaccandosi dalla relativamente più rigida visione musicale del trio. Confermando, comunque, lo spirito visionario del suo predecessore, questo nuovo lavoro si assesta su posizioni ancora più rilevanti, conducendoci lungo un affascinante viaggio sonoro, la cui prima istantanea è affidata alle luccicanze dream-folk di “duch”. Si tratta di un momento di preparazione, di un rituale di evocazione dello Spirito, i cui confini dovranno essere indagati da tavolozze ben più consistenti, per quanto riguarda sia il minutaggio sia il numero delle soluzioni stilistiche messe in campo.

Affiatati e ispirati, gli Alameda 5 si producono quindi nella codificazione di una cinematica ipnosi tribal-psichedelica il cui esito è una coda jazz-noir (“Spectra”). E’ una musica che tende al raggiungimento di uno stato di trance, ma è una trance immersa in un caos di emanazioni sintetiche, di echi e frequenze cosmiche, pronta a smerigliarsi, nel brano eponimo, in un baratro di diffrazioni concretiste, dissonanze enigmatiche e trapanature harsh-noise, ma anche capace di riandare con la memoria agli “spectral voyages” di Paul Speer, persa com’è, ad esempio nelle due parti di “Magiczne miasta ze światła”, in un vortice di venti siderali, glissando onirici e melodie visionarie lungo iridescenti traiettorie di sequencer.
Nel primo minuto e mezzo di “Kora”, invece, il suono si irrobustisce con geometrie hardeliche, poi tutto evapora al cospetto delle galassie che si frantumano, sparpagliando polvere di stelle in ogni angolo della mente. Quando, infine, tutto si ricompone, siamo dalle parti dei Tangerine Dream che contemplano le rovine dell’iperspazio dall’oblò della loro navicella malandata, lasciando dietro di sé lacrime cristalline in forma di cantilena palpitante.

Superato il minimalismo arabescato di “Homunkulus”, il secondo disco entra nel vivo con “Jesteśmy żywymi korzeniami anten”. Dopo un preludio per tintinnanti bolle di vetro su un rimestare nervoso di spazzole, il brano cresce di intensità tra pulsazioni e manipolazioni gestuali, mentre Ziołek attacca con un assolo spaziale che avvia un convulso gioco di piani percettivi. Un maestoso organo Schulze-iano invade, quindi, la scena, troneggiando imperioso, prima che il delirio dell’improvvisazione riconduca tutto in un buco nero. Oltre a quella femminile dell’iniziale “d u c h”, le uniche voci del disco (fatto salvo qualche sample processato che sbuca qua e là) si ascoltano in “Sierść płomienia”, un sabba valpurgico che richiama alla memoria gli Amon Düül II di “Phallus Dei".

E se la psichedelia e lo spazio cosmico invitano alla danza rituale, allora “Zapach mózgu” è perfetta nella sua commistione di Africa nera, Sly & The Family Stone, fusion e magnetismo blaxploitation, scorie di suoni e allucinazioni postmoderne, fotogrammi di incubi e speranze sradicate che in “Tzimtzum IV” hanno contraltare fumoso, nevrotico, indeciso tra il travaglio free-jazz e l’epos fanfaresco. Il traguardo si avvicina, ma non possono mancare all’appello “Farmakopea” (tre minuti circa di radioso psych-folk e altri quattro di iterazioni progressive electronic) e “Ono Sendai”, un defaticamento cosmic jazz in cui la nostalgia di casa si mescola con il desiderio di uscire ancora una volta "a riveder le stelle".

(26/05/2015)

  • Tracklist
Cd 1

  1. d u c h
  2. Spectra
  3. Duch tornada
  4. Magiczne miasta ze światła I
  5. Kora

Cd 2

  1. Homunkulus
  2. Jesteśmy żywymi korzeniami anten
  3. Sierść płomienia
  4. Zapach mózgu
  5. Tzimtzum IV
  6. Farmakopea
  7. Ono Sendai
  8. Magiczne miasta ze światła II
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