Concubine

Concubine

2015 (Concubine) | techno, deep house

Concubine è l’alias di un progetto a due mani che vede coinvolti Noah Pred e Rick Bull (deepchild); uno canadese, l’altro australiano ma, ora, residenti a Berlino. Sono producer navigati con alle spalle la loro gavetta fatta di singoli e collaborazioni; sono amici; sono entrambi pronti a un progetto più grande.
L’incontro è nella casa-studio di Rick; Noah e il padrone di casa si trovano d’accordo nell’approcciare a quest’album in modo diverso: diverso soprattutto dal punto di vista produttivo. Lavorano sulla falsariga, poco falsa a dirla tutta, dell’improvvisazione  e subito si ha quell’atmosfera, difficile da descrivere ma facile da “sentire”, da jam session: qui una jam techno nella quale s’incontrano pur non confondendosi le loro due anime.

L’album si fonda su solide basi techno nelle quali ben si sente l’influenza dell’atmosfera berlinese, ma il resto della costruzione si distacca dal punto di partenza ed è oggetto di innesti alieni. In tutte le tracce assistiamo a una sovrapposizione di un sound tipicamente “technologico” a melodie decisamente più vicine alla deep-house. Un continuo dialogo tra ritmiche potenti accompagnate da synth elettrificati ed effetti da videogame e linee di basso morbide ed intimiste.
La musica proposta non prende mai una chiara posizione, muovendosi lungo una linea di confine sfumata che permette, ai due artisti, di creare composizioni dettagliate, particolareggiate e, sicuramente, originali. Laddove, infatti, le ritmiche prendono velocità e potenza, ci ritroviamo con linee melodiche dolci, avvolgenti, tastiere oniriche usate per creare un'atmosfera straniante più che un supporto ritmico. I brani prendono velocità per  fermarsi all’improvviso, mentre giochi di hi hat e molteplici effetti producono incastri ritmici in continuo mutamento, con tappeti di tastiere che disegnano paesaggi apparentemente distaccati.

L’effetto jam session è ben rappresentato da questa miscela di diversi mood che dialogano costantemente, come ad esempio in "Drone Bloc", dove due synth sembrano parlarsi continuamente, con parole soffuse, incuranti dell’orgia ritmica alla loro spalle; un dialogo intimista ben rappresentato dalla differenza di colore utilizzato per i due strumenti: uno molto scuro e l’altro molto chiaro, come due opposti che si attraggono.
In "Alpha Jam City" ci ritroviamo lanciati nello spazio, su una navicella piena di synth che si librano a gravità zero, cambiando continuamente direzione alla minima spinta ma senza mai spingere il piede sull’acceleratore, accompagnati da un basso profondo, morbido e senza alcuna sbavatura e forzatura. In "Middle Sister" compare, addirittura, una chitarra che sembra presa in prestito da un brano lounge: leggera e intimista, fa capolino con delicatezza tra gli incastri ritmici del brano ritagliandosi il suo spazio sullo sfondo.

Il risultato finale è un lavoro in cui si percepisce, chiaramente, la presenza di due timonieri che giocano a ricreare l’effetto improvvisazione, donando all’album un sapore quasi jazz.  I due riescono, comunque, a trovare un equilibrio: le tracce che si susseguono non cedono mai al caos, non c’è sbavatura, non c’è nessuna falla; nessun elemento è realmente lasciato al caso e il disordine, in quest’improvvisazione, non trova spazio. Eppure è proprio un apparente disordine, che solo tale rimane per tutto l’album, a consentire che si sentano, ben distinte, le due voci; che si leggano, chiari, i due diversi tocchi. Il disco, frutto di questa amalgama che solo superficialmente appare tale, è coinvolgente, suonato con rilevante maestria, originale e pregno di interessanti atmosfere e soluzioni musicali.

(16/03/2015)

  • Tracklist
  1. Resolution B
  2. Pivoting Planes
  3. Entropia
  4. Apocalypse Disco
  5. Drone Bloc
  6. Alpha Jam City
  7. Uncorp
  8. Three Way
  9. Luxend
  10. Middle Sister
  11. Seif


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