Oggi, giunti al loro quinto album, decidono di tentare una sorta di nuovo inizio. Il titolo “Reset” sta lì proprio a testimoniare questo tentativo, come anche i testi dei brani, incentrati sul tema della rinascita, della seconda possibilità (“Sono nato due volte”). Novità assoluta è quella di pubblicare l’album in due versioni, una in lingua inglese, una in lingua italiana; questa recensione si occupa della versione italiana.
Dopo due album più tipicamente progressive, “Apeirophobia” (2011) e “Red Apple” (2012), e dopo un 2013 che – a causa delle defezioni di tre elementi su cinque – sembrava segnare la fine della band, “Reset” segna una svolta dovuta alla tenacia dei due superstiti, il tastierista Claudio Lapenna e il chitarrista Dario Lastella. L’ingresso nella band del cantante di estrazione rock-blues Pierluca De Liberato “Runal” dà il via alla seconda vita degli Ifsounds. Se i precedenti album – in particolare “Apeirophobia” con l’emblematica suite di ventisette minuti – erano stati inni nostalgici all’epoca d’oro del progressive rock, qui siamo di fronte una chiara svolta verso un rock più classico, più vicino al blues e all’hard-rock.
“Reset” quindi ne semplifica il sound; nessun brano supera i sei minuti, per sentire davvero sonorità progressive dobbiamo arrivare alla sesta traccia “Scappa Via”, mentre per abbandonare il classico formato-canzone alla traccia nove, la title track, ottimo compromesso tra tastiere prog e chitarre floydiane.
Nel resto dei brani convivono anime differenti: il rock energico di “Sono nato due volte” che introduce fin da subito sia il tema della rinascita sia la calda voce blues di De Liberato, i riff hard-rock di “Io non volevo odiarti”, la ballata folk di “Laura”, le reminiscenze dei Led Zeppelin in “Flashback” e le dissonanze del Fripp di “Lark’s Tongues in Aspic” in “Fr9364”.
“Reset” è effettivamente un album di svolta nella carriera degli Ifsounds, un onesto tentativo di semplificazione per un suono che si fa più immediato e fruibile rispetto al passato. Questo, com’è normale che sia, piacerà ad alcuni ma dispiacerà ad altri, forse proprio a quelli che avevano apprezzato le complessità di “Apeirophobia”.
11/11/2015