Louise Le May

A Tale Untold

2015 (Folkwit Records) | avant-folk, chamber-pop

L’attesa per il primo album di Louise Le May è stata una delle più lunghe ed estenuanti, turbata da continui rinvii e placata da brevi distillati audio su Soundcloud, che tentavano invano di saziare la sete che ha tormentato coloro i quali si erano dissetati nel piccolo fiumiciattolo di “Tell Me One Thing That Is New”: un breve e intenso Ep del 2009. Quei cinque brani folk pastorali avvolti nel minimalismo di raffinati arrangiamenti orchestrali bramavano un seguito e una collocazione più completa, che è giunta finalmente con il primo e vero album “A Tale Untold”.

Scoperta da Chris Evans (autore del programma radiofonico The Curve Ball) attraverso alcuni demo su Myspace, e scritturata prontamente da Nick Butcher, Louise Le May ha raccolto consensi e stima da parte di molti colleghi, non ultimo Louis Philippe che ha seguito e prodotto la musicista in questi sei anni di registrazioni e ripensamenti creativi. “A Tale Untold” è un’opera difficile da collocare in una precisa dimensione temporale, un album diafano, che possiede la stessa fragile intensità delle migliori pagine di Kate Bush, Robert Wyatt o Nina Simone.
C’è stato un momento in cui l’artista, sopraffatta dal lavoro e da problemi di salute, stava abbandonando l’idea di realizzare quest’album, neanche l’adulazione e il fascino di un grosso produttore americano l'avevano convinta a riprendere in mano la sua carriera come musicista. La dimensione creativa più stimolante, frutto dell'incontro con Louis Philippe, ha avuto poi la meglio, convincendo Louise a mettere in ordine nuove e vecchie canzoni, dando alla luce “A Tale Untold”.

Non siamo di fronte all’ennesimo album di belle speranze di cui tessere prevedibili lodi, “A Tale Untold” è il sogno che diventa realtà, l’anello mancante tra Julia Holter e Joanna Newsom. Undici canzoni perfette: piccoli classici contemporanei resi ancor più intensi dalla perfezione degli arrangiamenti di Louis Philippe, e dalle innegabili doti di pianista e cantante di Louise Le May, che, pur vicina alle 50 primavere, conserva un timbro vocale fresco e cristallino, grazie alle sue continue lezioni di canto con una famosa cantante d’opera. La voce angelica e ricca di sfumature dell'autrice tratteggia ogni piccola nota: nella sua musica ogni respiro, ogni silenzio possiede una forza emotiva intensa, piano e voce primeggiano su tutto rinunciando a inutili artifici sonori o a un’enfasi posticcia.

Quando un critico vuole suggestionare il lettore, ricorre al termine “bellezza”, ma qui siamo più vicini alla “purezza”, soprattutto quella armonica e melodica che da troppi anni latita in gran parte della produzione discografica. Le canzoni di “A Tale Untold” sono così smaglianti e limpide che spesso all’ascoltatore viene il dubbio di averle già ascoltate, ma non in questa dimensione, piuttosto in quei sempre più rari momenti d’estasi emotiva che ci mettono in contatto con il sogno e l’utopia.
Dietro le cristalline armonie si nasconde una struttura comunque complessa, ricca di modulazioni timbriche e raffinati arrangiamenti di voci e tastiere, una musica che deve aver stimolato molto anche lo scrittore Jonathan Coe, che ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro ”Number 11” a una delle canzoni di Louise Le May, ovvero “Sink And Swim”.

La splendida copertina dell’artista norvegese Katrin Berge sottolinea la dimensione onirica del disco, in cui poche note, quelle giuste, danno vita a brevi sinfonie pop baciate dalla perfezione e dalla genuinità. L’album è ricco di ballate per piano e voce che tratteggiano armonie in cui sono presenti echi di Chopin ed Erik Satie (“Furniture”), chamber-song dove aleggia il mistero e il fascino del tardo romanticismo (“Photographic”), gradevoli accenni pop-folk che restano evanescenti e leggiadri (“Coal-Marble-Stone”) o cantate barocche che flirtano con il prog senza averne la pomposa magniloquenza (“Be My Guru”).

Anche quando le armonie sono più vivaci e cadenzate (“Cassandra”, “Radium Smile”) il tono poetico e neoclassico della musica resta intatto, riavvicinandosi alla sublimazione in “Sink And Swim”, ultima creazione in ordine temporale della musicista, nella quale trova spazio una spiritualità più intensa e quasi elegiaca.
Il tono bohemienne sorretto dal basso e dalla chitarra acustica di “Broken Child”, la delicata “The Only Fish” (che ricorda molto “The Man With The Child In His Eyes” di Kate Bush), la sognante e romantica ballata quasi orchestrale “Thunderbird” e la piccola perla “A Tale Untold” completano un affresco sonoro che non ha eguali nella produzione contemporanea.
Uno schiaffo al consumismo usa e getta della fruizione moderna, un album che ridona alla musica la sua centralità culturale, uno dei pochi esemplari contemporanei da consegnare ai posteri.

(26/11/2015)



  • Tracklist
  1. Broken Child 
  2. Be My Guru 
  3. Cassandra 
  4. Sink and Swim 
  5. Furniture 
  6. The Only Fish 
  7. Radium Smile 
  8. Coal-Marble-Stone 
  9. Thunderbird 
  10. Photographic 
  11. A Tale Untold
Louise Le May su OndaRock
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