Robin Bacior

Water Dreams

2015 (Self-released) | chamber-folk

“La sensazione di attraversare guadando la propria vita”: questa reazione, “Water Dreams”, si pone l’obiettivo di evocare nell’ascoltatore – “idee, cammini che non si realizzano”, questi sono i sogni d’acqua che Robin Bacior racconta nel suo splendido secondo disco, in cui tutto suona appunto sommerso, ricordi e rimpianti che ribollendo tornano in vita, per breve tempo.
Giovane cantautrice californiana, Robin ha conosciuto a New York il violoncellista Dan Bindschedler, con cui si è poi stabilita nella mitica Portland, Oregon, per continuare insieme la loro vicenda musicale. “Rest Our Wings”, del 2011, è stato il suo esordio, che già metteva in luce il suo fine gusto musicale e il tocco emozionante con cui sa reinterpretare la tradizione cantautorale americana.

“Water Dreams” è un disco che dimostra però una grande crescita per Robin: l’espressività si fa più coesa, lo stato d’animo generale trova corrispondenza in un abito musicale definito e suggestivo. Arpeggi spettrali per narrazioni gothic-folk (“Headless Sheep”); tormentati, dinoccolati tocchi al pianoforte alleviati dal violoncello di Bindschedler (la Stevens-iana “Your Best Advice”); il dualismo acustica-pianoforte del disco mette in luce il dualismo tra le possibili muse della Bacior, l’ultima Alela Diane (di cui condivide l’interpretazione insieme dimessa e carismatica) e Nona Marie Invie (“Under Knees, Understand”), la cui crescita artistico-esistenziale espressa in “Who Needs Who” è rispecchiata in questo “Water Dreams”.
Emerge, nel corso del disco, anche l’apporto per nulla comprimario di Bindschedler, vera seconda voce di “Water Dreams” e ispiratore degli intermezzi e delle chiusure più epifaniche dell’album (“Smoke Screen”, indimenticabili le staffilate della title track, l’emozionante, Muhly-iana “Kind Of Light”). Bella e necessaria anche la presenza di percussioni e batteria.

E si sviluppa così un altro ottimo lavoro, uno di quelli in cui vicende e pensieri personali risultano trasfigurati in una grande epica di cartapesta, costruita in un sogno lungo una notte, tra nenie apparentemente svagate, o meglio “sommerse” (“If It Does”), e lenti abbracci danzanti in un saloon sottomarino (“Poolside”). Il primo pezzo da memorabilia del 2015.

(08/02/2015)



  • Tracklist
  1. Your Best Advice
  2. River Move
  3. Kind of Light
  4. Smoke Screen
  5. Under Knees, Understand
  6. Water Dreams
  7. If It Does
  8. Missing Ships
  9. Headless Sheep
  10. Poolside
Robin Bacior su OndaRock
Robin Bacior on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.