Alela Diane

About Farewell

2013 (Rusted Blue) | folk, songwriter

Addio agli ama(n)ti e, forse, addio all’amore: non può esserci scelta umana più devastante, e amara. Dopo il fallimento del suo matrimonio, Alela Diane convoca i fantasmi di tutti i suoi compagni passati per un disco che può ben dirsi “spiritico” – ma proprio perché apparentemente derivante da uno stato mentale soprannaturale, da quell’ispirazione che, illusione o no che sia, sembra provenire dalla parte divina di noi stessi.
Non si sa con esattezza quanti dei classici di un tempo lo siano stati da subito, e quanti lo siano diventati solo più tardi – o, peggio, postumi. Ma “About Farewell” è un album che, certo, non si dimentica facilmente.

Canzoni di una strabiliante poesia, che sottintende uno struggimento ma anche una nuova tempra interiore della Diane, ferita ma stentorea nei maestosi silenzi del disco (“Hazel Street”), solcati da un sound di grande gravità e profondità spirituale, grazie al secco apporto percussivo di Neal Morgan (turnista di Joanna Newsom e Bill Callahan) e agli arrangiamenti per piano e flauto di Heather Broderick, già membro di Efterklang, Horse Feathers e Loch Lomond, e per archi di Holcombe Waller.
Sicuramente pioveranno i raffronti con “Blue” (e quel colore fa parte anche della simbologia di “About Farewell”) e le particolari condizioni che portarono anche a quel disco, anche se lo stile di questo si avvicina più all’austera compostezza di una Nadler, a voler essere più precisi.

Ma i paragoni importanti la Diane se li merita tutti (con buona pace della Marling), per un disco che potrebbe sembrare, a partire dall’abbandono della backing band e dall’autoproduzione, il classico “ritorno alle origini”. Niente di più sbagliato: dell’acerba Alela di “The Pirate’s Gospel”, dell’espressività ancora da conquistare di “To Be Still”, poco rimane in “About Farewell”.
Si esalta invece la sicurezza, la dolce Peris-iana (“Nothing I Can Do”) forza interiore di una grande artista, che non ha più bisogno di una band, di una corista, di un padre che l’accompagni sul palco. Forse neanche di un marito, o di un amore. È questa sensazione di libertà e di indipendenza, che si trova nel sorriso amaro di “I Thought I Knew”, nell’estatica contemplazione di “The Way We Fall”, che rende grande “About Farewell”.

(03/07/2013)



  • Tracklist
  1. Colorado Blue
  2. About Farewell
  3. The Way We Fall
  4. Nothing I Can Do
  5. Lost Land
  6. I Thought I Knew
  7. Before The Leaving
  8. Hazel Street
  9. Black Sheep
  10. Rose & Thorn


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