Lana Del Rey

Lust For Life

2017 (Polydor) | sad-pop, songwriter

Con "Lust For Life" Lana Del Rey chiude un cerchio, anzi un quadrato, nel cui interno campeggiano le quattro immagini di copertina, legate tra loro da un filo comune impercettibile e nello stesso tempo esplicito.
Al volto della cantante si accompagna costantemente un veicolo a motore, dominando un immaginario fotografico che si evolve come in una sequenza cinematografica e letteraria, infine sottolineando un percorso creativo ben definito.

Dietro lo sguardo fiero e impenetrabile di "Born To Die" si nasconde infatti un pick-up: veicolo perfetto per catturare il mito "on the road" di Jack Kerouac e traslocarlo nel modernismo lynchiano tanto caro all'artista. La sensualità tipica dell'eroina del cinema noir è invece protagonista della copertina di "Ultraviolence", con una foto in bianco e nero che mette in fila gli horror movie di Roman Polanski e i gangster movie di Francis Ford Coppola.
In "Honeymoon" il volto di Lana è in secondo piano, lei quasi accenna un sorriso, mentre dal bordo della tour-mobile in stile hollywoodiano dice addio al mito, riattivando un contatto diretto con il suo pubblico attraverso un numero telefonico privato (1-800-268-7886) riportato sulla copertina.
In "Lust For Life" l'autrice rimette in moto il vecchio pick-up di "Born To Die", ormai malandato e scolorito, esibendo un sorriso estroverso e illusorio, sanando così quel gap temporale che ha spinto molti critici a liquidare la sua musica come nostalgica e conservatrice.

Probabilmente l'unico vero peccato dell'artista americana è quello di utilizzare non solo il linguaggio della sua generazione ma anche i mezzi: perfino le foto appaiono come selfie d'autore, ma attraverso il giogo-gioco dei media Lana Del Rey ha dato vita a una nuova tipologia di "diva", mai prona alle logiche di quello star system che ha inaridito la presenza femminile nella storia del rock relegandola spesso a pura immagine.
Dietro la presenza sensuale e "femminile" dell'artista americana c'è un universo sensibile che non appartiene al mondo degli uomini, una dichiarazione d'indipendenza che non cede alle continue lusinghe del facile successo.

"Lust For Life" è comunque l'album del rinnovamento, un progetto che apre le porte ad altri artisti al fine di contaminare un assetto stilistico a volte statico, ma nonostante le innumerevoli collaborazioni e concessioni non v'è alcun accenno di crisi d'identità. Quell'incedere beatlesiano che colora le note di "Tomorrow Never Came" non è un elemento inedito nel canzoniere di Lana Del Rey, la presenza di Sean Lennon rafforza solo sinergie liriche già esistenti (valga come esempio "West Coast"), l'unica novità è quel delicato fragore acustico, che ora evoca piccole perle come "Something" e "Imagine".
L'esplicito richiamo alla celeberrima "Creep" dei Radiohead nella conclusiva "Get Free" fa invece il paio con la citazione di "Don't Worry Baby" nell'introduttiva "Love", collocando così su di uno stesso piano passato e presente. Ed è proprio in "Love" e nella frase iniziale che si può racchiudere l'universo della musicista americana: "Guarda i tuoi bambini mentre ascolti musica d'epoca, lei arriva dai satelliti che navigano nello spazio; fai parte del passato ma ora sei nel futuro, i segnali di navigazione possono confonderti, ce n'è abbastanza per farti sentire pazzo, pazzo, pazzo".
Ed è questo strano e disturbante gap temporale la vera rivoluzione culturale della musica di "Lust For Life", un album che rafforza i contrasti emotivi sposando malinconie da vecchio film noir con hip-hop e altre suggestioni pescate nel vasto immaginario pop americano. Dalla collaborazione con The Weeknd non nasce solo un geniale elettro-soul dal tono mellow, ma anche una delle canzoni più accattivanti del suo repertorio.
In converso dall'interazione con A$AP Rocky si sviluppano due brani quasi dissonanti tra loro: mentre in "Groupie Love" la voce sale di un'ottava (il canto di Lana sfrutta ben tre ottave) nell'altro brano "Summer Bummer" il tono cala di un'ottava accordando toni nebbiosi e crepuscolari che si tingono di delicata malinconia.

Con "Lust For Life" Lana Del Rey ritorna sulle orme di "Ultraviolence" mettendo a fuoco alcune delle migliori intuizioni liriche: il delizioso tocco noir orchestrale di "13 Beaches" non sfigurerebbe in un futuro episodio di 007, mentre l'eccellente "When The World Was At War We Kept Dancing" proietta tutto nel futuro con una melodia elettroacustica sensuale e malsana, che conferma la capacità di rielaborare e rinnovare gli stessi elementi senza mai cedere alla ripetitività.
Non solo l'ultimo album della cantante e autrice americana è il suo più progetto più commerciale dai tempi di "Born To Die", ma conferma anche la non appartenenza al mondo indie, preferendo il suono del pianoforte a quello delle chitarre acustiche in aperto conflitto con il tono indolente del moderno cantautorato folk-pop, ed è in questa guisa che si inserisce il piacevole duetto con Stevie Nicks di "Beautiful People Beautiful Problems".

"Lust For Life" è un progetto in movimento che cerca di aprire nuovi orizzonti senza perdere identità, ed è anche l'album più esplicitamente politico di Lana: le riflessioni di "Coachella - Woodstock In My Mind" e il femminismo non militante di "God Bless America, And All the Beautiful Women In It" confermano una sensibilità sociale e civile molto delicata, ma è nella già citata "When The World Was At War We Kept Dancing" che l'artista imbraccia le armi e stimola le coscienze ("È la fine di un'era? È la fine dell'America? No, è solo l'inizio, se continuiamo a sperare, avremo un finale felice, quando il mondo era in guerra prima, abbiamo continuato a ballare, e lo faremo ancora").
Con questo album Lana Del Rey perfeziona la sinergia tra passato e presente. Un'altra piacevole conferma di un'artista dotata di stile e personalità. Adesso siamo pronti al prossimo viaggio, ma quale sarà il mezzo di trasporto non è ancora dato saperlo.

(26/07/2017)



  • Tracklist
  1. Love
  2. Lust For Life
  3. 13 Beaches
  4. Cherry
  5. White Mustang
  6. Summer Bummer
  7. Groupie Love
  8. In My Feelings
  9. Coachella - Woodstock In My Mind
  10. God Bless America - And All The Beautiful Women In It
  11. When The World Was At War We Kept Dancing
  12. Beautiful People Beautiful Problems
  13. Tomorrow Never Came
  14. Heroin
  15. Change
  16. Get Free






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