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Insecurities

2018 (Hansu Mountain Records) | psych-jazz

La musica è tutta una questione di costruzione e distruzione. C'è chi edifica strutture (armoniche e melodiche) e chi invece le frammenta, le spezzetta, le decompone in tante molecole e schegge appuntite, le fa scoppiare come un petardo, le increspa, le accartoccia come carta stagnola e così facendo, come per assurdo, le risana, le fa rinascere in una nuova forma, la forma scomposta di un collage, ma non un collage qualsiasi, bensì un collage dadaista, montato con i resti di ciò che un tempo aveva una struttura.

Ecco a voi "Insecurities", un album psichedelico, fusion, free-jazz, che di free ha tutto e di jazz quasi nulla. Potremmo divertirci tentando di incasellarlo in qualche sottogenere musicale, appiccicandogli addosso una lista infinita di specificazioni possibili o inventate di sana pianta, ma per amore della semplificazione – si sa quanto alla critica musicale piaccia congelare e catalogare i prodotti – sarebbe forse più appropriato definirlo un album psych-jazz, con la strumentazione e l'irruenza di un disco rock, e a un tempo la negazione di entrambi i generi.
Carlos Chavarria (sassofono), Ben Billington (batteria), Adam Tramposh (tastiera), Jake Acosta (chitarra) e Kyle Drouin (synth ed elettronica) vengono infatti da Chicago con lo scopo di saccheggiare i linguaggi tradizionali della musica pop per poi abbatterne le convenzioni.

Nel disco neanche il rumore è da sottovalutare, come diretta conseguenza di un approccio "destrutturalista": gracchi, clap, wah, stridori, schiocchi, corde torturate, bip, rumori sintetici bidimensionali e suoni tridimensionali acustici ed elettrici sono gli strumenti con cui gli ADT creano i loro impianti illogici. È un poema futurista, che taglia i ponti con l'idea di una musica in grado di corrisponderci, di soddisfare i nostri bisogni sensoriali: nega al cervello la possibilità di ordinarlo, di inquadrarlo in un sistema, di apprendere il criterio con cui i suoni vengono combinati (a patto che ce ne sia uno). In questo modo "Insecurities" non concede divagazioni, ma obbliga chi ascolta e chi giudica a restare col pensiero fisso sui suoni, salvo poi negare se stesso – con lo spirito di contraddizione tipico del dadaismo – proprio sul finale. "New Body" ci spiazza mantenendo un ritmo (uno solo!), un tempo e una quasi-melodia, ed è sensuale.

La curiosità e la giocosità (unite a lobi frontali allenati), necessarie alla realizzazione di un'opera così ingegnosa, non sono appannaggio dei soli ADT: l'idea di dirottare la musica prostrandone la struttura è diventata imperversante nel jazz come nell'elettronica. Ciò non toglie, però, che la maggior parte dei tentativi in questo senso presentino oggi più che mai deboli istanze estetiche o sacrifichino l'esecuzione all'originalità delle idee. "Insecurities" dista parecchie miglia proprio da questo genere di fallimento, ed è il motivo principale per cui riesce a convincere.

(07/03/2018)

  • Tracklist
  1. Apply For
  2. Unlimited Self-Service
  3. Commotional Rescue
  4. Redream
  5. Retroactive Continuity 
  6. Ersatz Bridge
  7. New Body
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