Libri

Sotto il mistero della "luna rosa"

di Gabriele Benzing

Autore: Amanda Petrusich
Titolo: Pink Moon
Editore: No Reply
Pagine: 160
Prezzo: Euro 12,00

"You can take the road that takes you to the stars now
I can take a road that'll see me through"
(Nick Drake, "Road")

pinkmoonNew York, autunno 2001.
Una ragazza di vent'anni stringe il suo lettore cd portatile mentre si fa largo tra la folla della metropolitana, cercando un angolo libero dove appoggiare lo zaino pieno di libri e barrette di muesli.
Ogni certezza sembra essere andata in frantumi insieme alle macerie di Ground Zero. Reparti della Guardia Nazionale in tenuta mimetica squadrano i ragazzi in coda per un bagel, mentre i volantini pubblicitari reclamizzano maschere antigas e tute anticontaminazione. "Prendere la metro, a quei tempi, era un po' come cercare la morte", ricorda. "Credevo che chiunque portasse uno zaino volesse uccidermi".
Solo la musica nelle sue cuffie le testimonia di avere ancora un cuore che non ha smesso di battere. Il disco è sempre lo stesso, ogni giorno, lungo il tragitto che la porta fino alla Columbia University: "Pink Moon" di Nick Drake. "Era l'unico tra i dischi che avevo in cui riuscissi a trovare ancora un significato. Mi aggrappavo a lui come a una zattera, stringendolo forte e raggomitolandomi sul suo ventre, mentre tutti quelli intorno a me si strafacevano di lavoro, alcool e pasticche nel vano tentativo di dimenticare la visione di corpi umani che cadono da un grattacielo, esplodono in mille pezzi su un aereo, vengono schiacciati da mezzo milione di tonnellate di cemento e acciaio".
Sono passati dieci anni e quella studentessa è diventata una delle firme emergenti del giornalismo musicale americano: Amanda Petrusich, già autrice del fascinoso "It Still Moves", dedicato all'universo dell'Americana. Ma quell'intima simbiosi con la musica di Nick Drake per lei non è cambiata, e il nuovo capitolo della collana "Tracks" di No Reply, incentrato proprio su "Pink Moon", ne è la più vivida delle testimonianze.

Londra, autunno 1971.
È notte fonda ai Sound Techniques, i celebri studi di registrazione ricavati in una vecchia stalla di Chelsea. Un ragazzo dai capelli ondulati e polverosi imbraccia la propria chitarra acustica e comincia a suonare davanti al microfono. Fatica persino ad articolare le parole, ma le sue canzoni hanno una purezza che lascia senza fiato. "I più oscuri e intossicanti ventotto minuti di musica acustica mai incisi su disco", li definisce Amanda Petrusich.
Comincia dalla fine, il suo racconto: dalla morte di Drake tra le pareti austere della sua stanza di Far Leys, la tenuta di famiglia nella campagna del Warwickshire. Ma il ritratto che traccia si distacca subito dai facili stereotipi dell'artista depresso: "è ancora sin troppo facile vedere in quella morte un gesto romantico", scrive. "E così l'intera storia di Drake viene travisata, trasformata in un romanzo lungo e fitto di tormenti, che parla di arte, depressione, giovinezza, vuoto". La tentazione, di fronte alla penuria di tracce lasciate alle proprie spalle negli appena ventisei anni di una vita schiva e introversa, è quella di trasformare Drake in una proiezione di se stessi: come spiega il biografo Patrick Humphries, "Nick Drake diventa una tela bianca su cui gli ammiratori possono dipingere la propria immagine, proiettare la loro vita e i loro problemi, uno specchio in cui vedere il dolore e le promesse non mantenute".
L'unico modo di non tradirlo, allora, è partire dall'unica, autentica memoria che Drake ha voluto lasciare: le sue canzoni. Per farlo, Amanda Petrusich si affida alle voci di alcuni dei più sinceri testimoni della sua eredità: da M. Ward a Damien Jurado, da Lou Barlow a Tim Rutili dei Califone, a fare da contrappunto alla narrazione sono gli interventi di una serie di artisti che rievocano il significato della rivelazione nuda e penetrante di "Pink Moon" nella loro vita.

Non è tanto nella ricostruzione biografica (che pure sfata qualche leggenda, come quella secondo cui Drake avrebbe lasciato senza una parola i nastri di "Pink Moon" alla reception della Island Records) che va ricercato l'interesse del libro. E neppure nell'analisi strettamente musicale del disco, per quanto ricca di dettagli sull'inconfondibile tecnica chitarristica di Drake. Sono piuttosto le vicende della singolare vita post mortem di "Pink Moon" ad attirare l'attenzione di Amanda Petrusich, che racconta la riscoperta di Nick Drake da parte dell'America degli anni Zero. Tutto merito di uno spot realizzato nel 2000 per la Volkswagen dai futuri registi di "Little Miss Sunshine", Jonathan Dayton e Valerie Faris, che aveva come colonna sonora proprio la sognante ode di Drake alla luna rosa: pochi giorni dopo la sua messa in onda, le vendite dell'album raddoppiarono all'istante. È stato l'inizio di un imprevedibile successo postumo, da cui Amanda Petrusich trae spunto per riflettere sull'evoluzione del rapporto tra musica e pubblicità: un passaggio culturale che ha visto tramontare una volta per tutte l'idea secondo cui le canzoni prestate agli spot rappresenterebbero una sorta di "tradimento artistico" e che viene analizzato nelle pagine del libro con l'ausilio delle opinioni di copywriter e registi, oltre che di un profondo conoscitore della scena underground a stelle e strisce come Michael Azerrad (autore della recente retrospettiva "American Indie").
A completare il quadro, l'edizione italiana del volume offre poi il contributo - come sempre attento e appassionato - di Antonio Puglia, che oltre a curare la traduzione del libro firma anche una postfazione dedicata alle sorti di Nick Drake in terra italica. Dal primo lavoro biografico di Luca Ferrari ("Un'anima senza impronte"), risalente alla metà degli anni Ottanta, fino al personalissimo omaggio di Stefano Pistolini ("Le provenienze dell'amore"), Antonio Puglia segue le tracce di Drake non solo tra gli scaffali delle librerie, ma anche al cinema (da Paolo Virzì a Maria Sole Tognazzi) e soprattutto nella musica, dando spazio ai pensieri di cantautori come Roberto Angelini e Fabrizio Cammarata (aka The Second Grace).

Oggi "Pink Moon" mantiene ancora intatto il suo mistero: tutti ricordano il primo ascolto, eppure confessano al tempo stesso di non riuscire a sostenere a lungo quell'intensità. Amanda Petrusich non ha un attimo di esitazione: "Pink Moon è l'unico disco che mi serve. A volte in modo persino disperato". Perché quello di cui abbiamo davvero bisogno è qualcuno che ci mostri chi siamo. Ed è per questo che vale la pena di accettare l'invito di quella studentessa con gli auricolari, seduta di fronte al finestrino della metropolitana, e decidere di dare ancora una volta alla voce di Nick Drake la possibilità di ferirci: "è allora che mi sento grata per la compagnia di tutti quelli che conosco, felice di essere viva, eternamente riconoscente per gli sbuffi d'aria che continuano a passarmi attraverso i polmoni".

(06/03/2011)
Playlist
Five Leaves Left (Island, 1969)

8,5

Bryter Layter (Island, 1970)

8

Pink Moon (Island, 1972)

9

 Fruit Tree - The Complete Recorded Works (anthology, Island, 1979)

 

 Time Of No Reply (anthology, Island, 1986)

7

 Way To Blue (anthology, Island, 1994)

 

 Tanworth In Arden 1967-'68 (anthology, 1995)

 

 Made To Love Magic (anthology, Island, 2004)
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