E’ un segno dei tempi il fatto che un musicista come Mason Jennings, dopo sei album molto interessanti, debba elemosinare un po’ d’attenzione grazie alla sua presenza nella colonna sonora del film “I’m Not Here“. Dotato di una voce interessante ed evocativa, nato alle Hawaii e poi stabilitosi a Minneapolis, Mason è uno dei segreti meglio nascosti nel panorama dei songwriter americani.
Politica, spiritualità e amore nelle sue parole, folk gioioso e vibrante privo di contaminazioni nella sua musica, quasi un novello Donovan con un briciolo di malizia, Mason Jennings procede senza alterare molto il sound rispetto ai suoi album migliori, ovvero “Century Spring” e “Birds Flying Away”, entrambi autoprodotti e pubblicati dalla sua label Architect Records.
Rispetto a “Bonecloud”, primo album realizzato per una major (esattamente la sussidiaria della Epic diretta dal leader dei Modest Mouse), Jennings recupera un suono più naturale e diretto, ritrovando in parte l’ispirazione degli esordi.
Il suo è un repertorio pieno di canzoni semplici, delicate e poco zuccherine, incisive e raramente banali. Pochi accordi di piano e chitarra per un sound devoto a Cat Stevens, Donovan, Bob Dylan, mentre la voce resta il perno di questo album. Nessun cedimento quindi, neanche nella scherzosa “Your New Man”, ironica country ballad dedicata alla sua ex-ragazza, ma su tutte svettano l’impetuosa “Fighter Girl”, che sfodera il refrain più catchy, e “Soldier Boy”, aspra e grintosa rock-song, unico brano con la chitarra elettrica, che regala un indimenticabile testo, mentre il ritornello “Bang ba bang ba bang ba bang jiggy jiggy” si fissa nella mente in modo indelebile.
Tra le love song, eccellente “My Perfect Lover”, serenata dai toni minimali costruita su poche note di piano e basso, mentre ”Something About Your Love” regala armonie delicate alla Beatles del “White Album”, con arrangiamenti più ricchi e intensi.
Tra l’armonica della rurale ”Memphis Tennessee” e i suoni ragtime della swingante “Never Knew Your Name”, Jennings affronta il tema della fede e della presenza del diavolo, argomento religioso che si ripresenta anche nella trascinante folk-song “I Love You And Buddha Too”. “Going Back To New Orleans” è il momento più poetico, in un testo breve e intenso che descrive lo sgomento e la perplessità di fronte alla miseria e alla povertà; la musica è incalzante come un treno in corsa, e stessa liricità per “How Deep Is That River”, ballata amara e malinconica.
Conclude la deliziosa “In Your City”, che completa con grazia il settimo lavoro di Mason Jennings. Un disco che riporterà il sorriso sulle labbra dei fan delusi dal precedente. Per tutti gli altri, un buon biglietto da visita per apprezzare un musicista di talento, che riesce a rievocare atmosfere del passato senza indugiare in leziosità. Jennings non cerca di rinnovare le tradizioni del folk americano, ma solo di scrivere un buon nugolo di canzoni ispirate e dirette, e anche se “Birds Flying Away” resta il suo album più riuscito, questo nuovo “In The Ever” segna un passo nella direzione giusta, allontanando il pericolo del mainstream in un genere già eccessivamente prosciugato da moltitudini di replicanti di Bob Dylan.
04/09/2008