Ah, il blues-rock revival! Ormai è una delle mode del momento; quanti gruppi salgono su questo carrozzone, a partire dai White Stripes, per trovare la strada del successo mainstream, e quanti dischi-pacco ci ha già offerto questo filone? Perché se è facile confezionare un bell’insieme di canzoni di facile presa, vedasi ad esempio i lavori dei Jet, non è altrettanto semplice farlo in maniera da risultare in qualche modo interessante e “diverso”.
I Little Barrie sono tre ragazzi dal Nottinghamshire il cui album d’esordio (“We Are Little Barrie”, Pias, 2005) aveva favorevolmente impressionato con un sound che, senza particolari innovazioni, riusciva a risultare fresco e piacevole ma anche originale, un lavoro pregevole che però li aveva fatto conoscere relativamente poco al grande pubblico.
Ora, non ci è dato di sapere se a causa di mancanza di idee o se in cerca di un maggiore successo commerciale, tornano con un secondo lavoro che si dimostra molto meno genuino e più incline a ritmiche di facile impatto.
“Stand Your Ground” è un disco grazioso ma inequivocabilmente banale, l’iniziale “Bailing Out”, ad esempio, ha il sapore nostalgico dei Kings Of Leon, mentre “Pin That Badge”, ripetitiva e noiosa, e “Yeah We Know You”, lento con una chitarra a voler copiare certe cose degli Stones, sono proprio riuscite male.
Non è che nel disco manchino buoni momenti, c’è “Love You”, singolo con video annesso, rovinata però da un brutto ritornello, c’è lo swing’n’roll di “Pretty Pictures” e il funky-blues di “Just Wanna Play”, ma non basta.
Uno dei difetti principali sta nella vocina di Barrie; se nel primo disco la sua voce, lievemente distorta, era funzionale a pezzi dalle ritmiche leggermente dissonanti e piacevolmente atipici, in cui il blues(rock) era solo una ispirazione, in “Stand Your Ground”, e in particolare in canzoni standard come “Why Don’t You Do It” o “Cash In”, fa sembrare i Little Barrie dei ragazzini che provano a imitare i Cream o, peggio, copie dei Jet.
Dopo aver apprezzato molto “We Are Little Barrie”, mi trovo rammaricato di questo passo indietro che forse frutterà al gruppo più notorietà ma che lo relega di contro nel calderone delle tante band che giocano con il revival di cui si parlava in apertura.
Il voto potrebbe (o dovrebbe) essere più basso, ma in virtù della giovane età dei ragazzi e di quello che hanno dimostrato solo due anni fa, starò più leggero, aspettandoli al varco della terza uscita per un giudizio definitivo.
23/03/2007