GRACE CATHEDRAL PARK - In The Evenings Of Regret

2004 (La verdad)
post-rock

Nell’ambito dell’ingente mole di musica strumentale che,

prodotta nell’ultimo decennio, è stata spesso riassunta nella definizione

“post-rock”, si possono ormai operare alcune più precise distinzioni di fondo,

tra gli sperimentalismi cervellotici, le avventure ambientali ed elettroniche e

il perdurante utilizzo di strumentazioni rock “canoniche”, magari integrate, in

chiave romantica, da pianoforte o archi. Quest’ultima categoria, che affonda, a

ben vedere, le proprie radici in importanti riferimenti anni 60-70, è risultata

nel tempo minoritaria, a causa sia del limitato margine di manovra concettuale

alla sua base, sia della presunta minore innovatività che recava con

sé.

Così, era un po’ di tempo, stante il sostanziale silenzio della scena

d’oltreoceano (di quella canadese in particolare) e le ultime non eccelse prove

fornite da molti degli esponenti europei del genere, che gli amanti delle lunghe

suite romantiche di rock orchestrale, avevano ben poco da gioire, mancando

effettivamente un album in grado di soddisfare in pieno l’ascolto di chi ama

farsi cullare da quel tipo di suoni carezzevoli e dilatati (ma, ciononostante,

decisamente “rock”), di fronte ai quali estraniarsi dal mondo per immergersi

soltanto nella propria anima.

Ebbene, quanti hanno sentito la mancanza di un

simile album, capace di catalizzare orecchie, cuore e cervello, non potrà certo

fare a meno di “In The Evenings Of Regret”, opera d’esordio per Grace Cathedral

Park, formazione della quale ben poco è dato sapere, se non che incide per la

misconosciuta etichetta La Verdad e trae il proprio nome da un brano dei Red House Painters . Ma,

nonostante la chiara ispirazione onomastica, le affinità con il gruppo di Mark

Kozelek sono ben poche – a parte forse l’atmosfera romantica e intimista del

lavoro – poiché il suono richiama qui alla mente piuttosto i migliori Mogwai , i passaggi più orchestrali e

romantici di Godspeed

You! Black Emperor e, a tratti, le atmosfere sospese e sognanti create,

oltre dieci anni orsono, dai primi Slowdive.

Per innamorarmi dei Grace

Cathedral Park, ancor prima di conoscere l’album, è stato sufficiente

imbattermi, quasi per caso, nel brano di apertura (e unico dalla durata

contenuta: cinque minuti circa) “Play Delicate, Desire Quiet”, le cui armonie

d’archi accarezzano già al primo ascolto corde profonde dell’anima e il cui

ritmo compassato e apparentemente fragile entra con facilità in sintonia con

quello vitale del cuore, riscaldandolo e sciogliendone le emozioni.

Conferma

della prima impressione istintiva è poi giunta dalla conoscenza di tutto il

lavoro (sei tracce interamente strumentali, per oltre 70 intensissimi minuti),

caratterizzato da brani molto lunghi, tutti costruiti con grande rigore su

archi, batteria e chitarre languide, che solo a tratti diventano più robuste,

impennandosi in controllate distorsioni (come in “It’s All Well Above Wonder Any

Way” e “Settling For The Broken In The Things Never Forgotten”), che tuttavia

non giungono mai alle deflagrazioni sonore proprie di Godspeed You! Black

Emperor, Mono o Explosions

In The Sky.

Ma l’abilità compositiva, che mantiene “In The Evenings

Of Regret” ben lungi dall’essere un album di maniera, è evidente proprio nel suo

snodarsi non attraverso improvvisi e impetuosi crescendo, quanto piuttosto

attraverso una vorticosa e ipnotica altalena di accelerazioni e decelerazioni di

ritmi e toni, che ne fanno un complesso omogeneo e coeso. Sul complessivo

minimalismo musicale e concettuale spicca solo l’arricchimento strumentale

costituito dall’armonica che impreziosisce e rende ancor più malinconica “Is It

The Hurt You’re Drowning In”; ma si tratta solo di un episodio, perché il resto

dell’album fluisce agilmente tra melodie languide e romantiche, al tempo stesso

ipnotiche e capaci di scaldare il cuore, senza appesantire l’ascolto, nonostante

la lunghezza (ma non prolissità) delle composizioni che si susseguono

gradevolmente fino agli oltre venti minuti della conclusiva, struggente “Latter

Day Love Affairs And Everything Else You Would Hope To Forget”.

Forse

l’ascolto di questi Grace Cathedral Park non costituisce alcunché di “nuovo”

rispetto a qualcosa di già sentito, ma se – come scriveva Nick Hornby – le

suggestioni originate dalla musica accompagnano sempre i momenti positivi e

negativi della vita, e se la musica è ancora in grado di commuovere e dare la

pelle d’oca, allora “In The Evenings Of Regret” è senza dubbio l’album ideale

per chi, anche al di là delle fredde analisi stilistiche, ricerca in un disco la

colonna sonora di un periodo della propria vita o vuole semplicemente fermarsi a

contemplare il flusso dei pensieri e delle emozioni.

15/12/2006

Tracklist

  1. 1. Play Delicate, Desire Quiet
  2. 2. It's All Well Above Wonder Any Way
  3. 3. Is It The Hurt You're Drowning In
  4. 4. Settling For The Broken In The Things Never Forgotten
  5. 5. Hey Pretty, Could You Stay Awhile?
  6. 6. Latter Day Love Affairs And Everything Else You Would Hope To Forget

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