THEE MORE SHALLOWS - More Deep Cuts

2004 (Monotreme)
post-rock

Tra i titoli che la Monotreme distribuisce in Europa a distanza di mesi rispetto l'uscita negli Stati Uniti, non poteva mancare il secondo lavoro dei Thee More Shallows, "More Deep Cuts". E i Thee More Shallows, come tanti altri gruppi che vengono distribuiti dalla Monotreme, danno poca importanza alla biografia, così ora non so cosa raccontarvi di loro. Mi ricordo del loro ottimo debutto nel 2002, "A History Of Sport Fishing" (registrato a San Francisco nelle ore tra mezzanotte e le nove) e mi ricordo che si trattava di un progetto a nome di Tadas Kiselius – autore di tutte le canzoni – e Dee Kesler, alla voce.

Tad, però, decide di abbandonare il progetto, figurando, in questo lavoro, come co-produttore e consigliere. Questa decisione fa storcere il naso a chi li aveva adorati al loro debutto e, nonostante sembrasse difficile rimanere ai livelli di "A History of Sport Fishing", i Thee More Shallows (che con il formale ingresso di Chavo Fraser e Jason Gonzales, ora è diventato un trio) superano la prova a pieni voti.

Il disco si apre con "Post-Present" e si ha quasi paura che il gruppo si sia dato alla scena dance. Meno di due minuti, invece, e ci ritroviamo in "Pre-Present", dove abbiamo subito la conferma che il gruppo è rimasto quello di qualche anno fa.

"Freshman Thesis" è una canzone senza legami, che inizia con un arrangiamento orchestrale, passa attraverso synth elettronici per presentarci alla tensione di un violino paranoico impigliato in una situazione che, solo alla fine, esploderà in tutto il suo caos. Ma il violino si risveglia, completamente impaurito e disorientato, nella prima (ce ne sono due) "Int", ideale colonna sonora per una scena di sonno di un film anni 20.

"Walk Of Shame" ospita per un breve momento anche dei carillon. Solo per poco purtroppo, infatti una chitarra acustica continua a cercarli e forse è per questo che i Thee More Shallows continuano a chiederci: "If we say please, can we keep them?"

Dee riesce perfettamente a catturare i suoi stati d'animo e riproporli nel cantato (tanto che fra i ringraziamenti figurano "Vanity", "Mania", "Delusion", "Self-Abuse" e "Love"). Se ne compiace e si sente.

Tra synth elettronici, chitarre, corni francesi, violini, pianoforti giocattolo, xilofono che ci ricordano qualcosa degli Yo La Tengo, qualcosa dei Grandaddy, qualcosa degli Sparklehorse e altro degli Slint,, una voce celestiale, che a tratti ricorda quella di Jonathan Donahue dei Mercury Rev, ci possiamo rilassare aspettando che il sole ci riscaldi il volto.

Un disco da ascoltare assolutamente in cuffia, per apprezzare al meglio ogni singolo suono e ogni minimo accorgimento di una produzione ottima.

12/12/2006

Tracklist

  1. 1. Pre-Present
  2. 2. Post-Present
  3. 3. Freshman Thesis
  4. 4. Int
  5. 5. Ave Grave
  6. 6. Cold Dis
  7. 7. Cloisterphobia
  8. 8. 2 AM
  9. 9. Int
  10. 10. Walk of Shame
  11. 11. Ask Me About John Stross
  12. 12. House Break

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