Formatisi ad Oslo nel 1997 da un’idea del produttore/musicista Helge Sten, in arte Deathprod, i Supersilent (Stale Storlokken al sintetizzatore, Arve Henriksen alla tromba e alla voce, Jarle Vespestad alla batteria e Sten alle parti elettroniche) dimostrano, con il sesto lavoro, di aver raggiunto una notevole capacità di sintesi che gli permette di spaziare dal jazz all’elettronica, dall’avanguardia alla musica d’ambiente, mantenendo una coerenza di fondo che conferisce credibilità e valore alla loro proposta musicale.
Ad inaugurare l’album, una lunga composizione strumentale di oltre undici minuti in cui il sintetizzatore di Storlokken si alterna a quello di Sten in un duello sonoro caratterizzato da repentini cambi d’umore e climax impetuosi, che si risolve in un corroborante epilogo di rara bellezza.
L’itinerario prosegue con la silenziosa tromba di Henriksen che, sostenuta da una trama percussiva vagamente tribale, definisce ricerche ambientali simili a quelle intraprese da Jon Hassell durante i primi anni Ottanta. Il quartetto norvegese dimostra qui una notevole abilità nell’estendere il proprio ambito musicale al di là dei confini dell’elettronica. La terza traccia, probabilmente la migliore, presenta tredici minuti di dissonanze sintetiche dominate da toni apocalittici che, contrappuntate da flebili accenni melodici, preparano l’ascoltatore a un finale wagneriano in cui trova sfogo la tensione emotiva fino ad ora accumulata.
L’artwork di “6”, in linea con le precedenti produzioni, è caratterizzato dalla totale assenza di note e riferimenti ai brani, identificati semplicemente con numeri progressivi, per evidenziare l’impossibilità di conciliare in un titolo le differenti personalità dei musicisti coinvolti nella realizzazione dell’album.
30/10/2006
La band norvegese celebra una decade di attività all'avanguardia con un nuovo disco in studio, esplorando territori più astratti e misteriosi
A due anni dall'ottimo "Supersilent 8", esce il nono capitolo della saga norvegese
Il disco più introspettivo della compagine norvegese, imperniato su intrecci di tromba e grand piano
Primo disco esclusivamente in vinile per la compagine norvegese
Il ritorno della pattuglia norvegese, tra oscura dark-ambient e sommovimenti cosmici
Tra furia e inazione, l'eterno ritorno del manifesto free impro norvegese
Scuri frammenti da una sessione impro più che mai aliena ad opera del (ormai) trio norvegese
Vent'anni fa, assieme all'etichetta Rune Grammofon, nasceva l'influente collettivo norvegese d'improvvisazione avant-jazz
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni
Terzo capitolo per un progetto dal suono sempre più normalizzato