OSTINATO - Chasing The Form

2006 (Exile on mainstream)
post-rock, space rock

C’è poco da fare: quando il post-rock si mette a fare la corte

allo space-rock finisco sempre per abboccare come un pesce all’amo di un suono

che, anche se nella maggior parte dei casi non si discosta più di tanto da un

certo standard, è pur sempre dannatamente foriero di ottime vibrazioni. Non mi

sorprendo, dunque, di questa buonissima prova degli americani Ostinato, attivi

fin dal 1997 e guidati dal basso di Jeremy Ramirez, dalla chitarra di David

Hennessy e dalla batteria di Matthew Clark.

“Chasing The Form” è un

disco che ci lavora con astuzia ai fianchi, trascinandoci lentamente dentro un

universo torbido e psichedelico, che si delinea con crescendo imponenti,

cesellati con la solita maestria di chi è abituato ad alzare gli occhi al cielo.

Nel suo sostenere melodie deflagrate da un etereo affastellarsi di suoni e

rumori, la band sperimenta incroci taglienti e visionari, come quello che,

attraverso i Mogwai, si sposta

verso i diluvi stellari dei Paik

(“Goal Of All Believers”), omaggiati, quest’ultimi, anche nella stratosferica

cavalcata di “Monkey Gestures”.

E’ un rock, insomma, in cui l‘impatto

“sinfonico” si dimostra perfettamente congeniale a misurarsi con quella pulsione

“dilatante” che davvero giunge a una forma immaginifica. Ed è per questo che,

come accade nell’epico serpente di “Antiaircraft”, la musica apre su dimensioni

parallele, con tanto di tromba “free”; oppure alterna pace e inquietudine,

terrore e rassegnazione, augurandosi di svanire dentro qualche galassia

sconosciuta (“The Art Of Vanishing”). Allo stesso modo, anche la voce finisce

per dileguarsi lungo strani labirinti di cosmo e declama, disperata, brandelli

di sensi incompiuti, tracce di terre lontanissime, nuances di colori

indistinguibili e bellissimi.

Sono queste, in fondo, latitudini di mondi

paralleli, evocati mediante sopraffine architetture sonore-soniche che, pur

nella loro tensione “classica”, sanno bene come toccarci nel profondo,

lasciandoci in balia di noi stessi, tra le rovine emozionali dei nostri

dormiveglia più convulsi e tormentati (“Latitude”). Che, poi, anche se in

compagnia, abbiamo pur sempre bisogno di ballate fatte apposta per camminare in

fila indiana (“Between The Years”), mentre, sullo sfondo, si aprono panorami che

sono solo il riflesso della nostra intimità (“Volant”). Splendore di una musica

che, diciamolo pure, se ne sta lì senza apparenti pretese, perché, dopotutto,

sai bene come andrà a finire. E, anche se e ai Nostri manca davvero poco per

mandarci completamente al tappeto, questo è comunque un disco che dovete

assolutamente avere.

18/05/2006

Tracklist

  1. 1. Goal Of All Believers
  2. 2. Monkey Gestures
  3. 3. Antiaircraft
  4. 4. The Art Of Vanishing
  5. 5. Latitude
  6. 6. Between The Years
  7. 7. Volant

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