“Trasmutations”, quinto album dei BALTHVS, è una strana e ibrida creatura: non un disco di inediti, non un album live, ma il tentativo di fissare su disco l’esperienza accumulata in anni di tour e improvvisazioni. Registrato durante il tour europeo di fine 2025 e la tournée “Flesh And Soul”, è stato poi ricomposto in studio tra San Diego e Bogotá. Cosa può essere allora? Forse il tentativo di catturare l’energia della band sul palco e “alchemizzata” in qualcosa di nuovo. Non a caso gli autori hanno parlato esplicitamente di “trasmutare” il concerto in un album, sostituendo e reincidendo alcuni elementi per ottenere una qualità da studio, senza perdere il calore delle performance.
I Balthvs negli anni avevano lavorato alla propria musica soprattutto all’interno della dimensione domestica; in “Transmutations” si avverte lo scatto in avanti di una formazione che ormai vive sul palco, con oltre cento concerti in ventisei paesi e uno status di tutto rispetto all’interno dell’alternative jazz latinoamericano. Ecco allora le canzoni rivivere in arrangiamenti dilatati, in cui sezioni ritmiche più spesse e atmosfere vicine allo space rock sostengono le linee di chitarra di Balthazar Aguirre.
L’ibridazione dell’album non è solo nella registrazione in tour e la ricomposizione in studio, ma è anche nella presenza di alcuni brani finora inediti: dalla nervosa “LSD In Bahia” che richiama un po’ le atmosfere dei La LOM, alla cupa “Outer Reaches”, dal groove di “Shakedown Street” (con alla voce Aguirre) a “Inner Heights”, che ne è una prosecuzione e conferma la presa live della produzione.
Le altre canzoni, “alchemizzate”, sono riproposizioni dei lavoro più recenti (l’Ep dell’anno scorso, “Mood Swing”) o degli album precedenti “Harvest“.
La struttura stessa di “Transmutations” insiste sul rapporto con il repertorio precedente e i brani inediti. “All Is One” genera “Outer Reaches”, suite percussiva che spinge la vena tribal fino al limite della trance, guidata dal lavoro di Santiago ai tamburi e da una chitarra che preferisce fraseggi circolari alle esplosioni soliste. “Ojos Verdes” viene letteralmente rifratta in “LSD in Bahia”, dove i ritmi brasiliani vengono filtrati dal consueto prisma psych-funk del trio.
“Transmutations” allora non è solo un nuovo capitolo discografico e un esperimento che si muove tra album live, post-produzione e inediti: è anche un manifesto del gruppo, la cui libertà creativa non è solo nelle influenze diverse con cui realizza la propria musica, ma è anche nell’ibridazione dei diversi momenti di cui si compone il discorso musicale. Un lavoro assolutamente da non sottovalutare, ma da scoprire e ascoltare.
12/04/2026