La definizione di Ponte del Diavolo, spesso coincidente con i cosiddetti "ponti a schiena d'asino", viene applicata a numerose strutture presenti quasi in ogni parte del mondo. La loro architettura, tanto complessa e asimmetrica da suggerire l’impossibilità di rimanere in piedi, ha alimentato il folklore locale dal Costa Rica all’Algeria, passando per l’Italia.
Se esiste una città italiana più legata all'occulto, e al Diavolo nello specifico, questa è sicuramente Torino: basta ricordare la statua di Lucifero che domina Piazza Statuto o rievocare classici del nostro cinema thriller come “Profondo rosso” di Dario Argento. Dall’underground torinese emerge, nel 2020, una band che unisce in modo originale emanazioni oscure del rock: dal post-punk più lugubre al doom e black-metal, tenendo insieme il tutto con testi esoterici, legati a doppio filo con un mondo sommerso di culti luciferino e pratiche misteriose. Il nome Ponte del Diavolo si riferisce a quello di Lanzo, nel torinese: struttura medievale in pietra ad arcata unica, lungo 65 metri e alto 16, sospeso sulla gola del torrente Stura.
Si tratta di una formazione nata dall'unione di membri di Feralia, Inchiuvatu, Abjura e Askesis, che va ad abitare un territorio di confine, tra gotico, metal e punk, che trova pochi paragoni in Italia. I nostrani Messa, forse il paragone più calzante in patria, hanno un’impostazione più legata al metal di matrice oscura, mentre i Ponte del Diavolo conservano l’instabile energia e la tenebrosa irrequietezza del verbo punk. Sono caratterizzati da una curiosa formazione a cinque che aggiunge a chitarra e batteria ben due bassi nonché la voce evocativa, teatrale e duttile di Erba del Diavolo, nome d’arte di Elena Camusso: è facile individuare in lei (anche) gli echi della leggendaria Siouxsie Sioux.
“Io vivo solo dove Dio non c’è”: i tre Ep
La prima parte della carriera vede la pubblicazione di tre Ep tra il 2020 e il 2022, poi raccolti in Tre - The Ep Collection nel 2024. Mystery Of Mystery (2020) è formato da tre brani, di cui uno introduttivo con un recitato di Gustavo Rol, controverso sensitivo, mentalista e medium torinese:
La legge di attrazione e repulsione può venire modificata non con meccanismi fisici, ma con procedimenti puramente 'mentali' poiché affondano le loro origini nello Spirito. Questo la scienza non ha mai voluto ammetterlo.
È un modo efficace per introdurre l’ascoltatore all’estetica della band, impegnata nella successiva “I” in un fragoroso doom-metal a passo medio, con improvvise accelerazioni black-metal. La più articolata “The Wickedest Woman In The World”, terremotante e zoppicante, è il primo brano da segnalare della discografia: quasi otto minuti che sotto la chitarra distorta costruiscono un’atmosfera da rituale oscuro, con violente esplosioni di doppia-cassa su cui la voce femminile intona canti liturgici e misteriosi; dopo sei minuti è come se si aprisse un varco verso il mondo delle ombre, da cui l’ascoltatore viene risucchiato, tra miasmi allucinanti.
Il rituale occulto è appena iniziato, come dimostra il secondo Sancta Menstruis (2022), ben più coraggioso ed evocativo. Dopo essere entrata nel giusto stato d’animo con “13”, la formazione si scopre più slegata dalle dinamiche doom del primo Ep, più orientata a esplorare atmosfere gotiche in “The Unborn”, senza comunque rinunciare alla pastosa oscurità del trittico formato da due bassi e chitarra elettrica. L’evoluzione è più creativa, labirintica in certi passaggi, e suggestiva nei rimandi tribali e poi militari della batteria. Quando il brano sprofonda di nuovo in un gorgo doom-metal, è il compimento di un climax più che un attacco frontale e assordante come ascoltato su Mystery Of Mystery. Emergono qui rimandi a certo rock nerissimo, altezza Christian Death, e a certo post-punk gotico e oscuro tipo Sisters Of Mercy e Bauhaus.
Un’altra svolta decisiva è rappresentata dal primo brano cantato in italiano, “Un bacio a mezzanotte”: altra cosa dall’omonima canzone del Quartetto Cetra, comunque rievocata con un gusto del macabro simile a certi Bachi da Pietra.
Ave Scintilla, sempre del 2022, chiude questo trittico di Ep d’inizio carriera, con un’introduzione psichedelica e oscura unita a due nuovi brani. “Scintilla” è una sintesi della maturazione della band, ormai a suo agio con un post-punk lugubre, dominato da una splendida Erba Del Diavolo, teatrale e magnetica, e macchiato di fragori doom-metal e malvagie accelerazioni black-metal. Il culmine è la ripetizione ossessiva della frase “Io vivo solo dove Dio non c’è”, una sintesi della loro estetica nerissima.
Più tipicamente doom-metal è invece l’inizio di “AveE”, con lenti arpeggi di chitarra elettrica su una marcia dominata dai bassi fragorosi, ma dopo neanche due minuti la voce salmodiante sovrasta un black-metal melodico, che diventa occasionalmente feroce. Erba Del Diavolo si dimostra una cantante d’eccezionale abilità nel condurre il brano, articolato e pieno di mutazioni sul continuum punk-doom-black, rappresentando un punto di riferimento ideale per l’ascoltatore non troppo avvezzo.
“Tu sei già sterco, lui concimerà”: Fire Blades From The Tomb
Passa circa un anno e mezzo prima della pubblicazione dell’album d’esordio, Fire Blades From The Tomb, nel febbraio 2024, supportato da un lungo tour promozionale, durato circa due anni con numerose presenze in Europa.
Un blast-beat accoppiato alle chitarre “a zanzara” apre l’iniziale "Demone" in tipico stile black-metal, poi la voce che declama e un rallentamento catacombale conducono il rituale verso un’intensità assordante; nuove variazioni di velocità accompagnano l’invocazione verso un finale ipnotico, con la voce di Erba Del Diavolo a fingersi sacerdotessa oscura.
La successiva "Covenant" è un metal a velocità media, solido e tensivo: la chitarra elettrica squarcia la notte, i sussulti della voce suggeriscono un pericolo imminente; gli ultimi minuti diventano una danza ossessiva, chiusa dallo spettrale sibilo del theremin. "Red As The Sex Of She Who Lives In Death" scopre un registro sensuale apparecchiando un blues nero pece, con impennate metal e un vocalizzi infantile da brivido, una filastrocca satanica.
La piega più psichedelica della prima sezione de "La razza" conduce a un black-metal instabile, ammansito da un'altra magnetica interpretazione vocale, squarci post-metal e versi minacciosi. La più aggressiva e dritta "Nocturnal Veil", con uno spettrale clarinetto, insieme all’invocazione ansiogeno di "Zero", con Erba Del Diavolo in febbricitante estasi, portano idealmente a conclusione il quadro esoterico.
L’album, un intreccio oscuro di varie emanazione del rock più oscuro, si chiude con una cover irrequieta di "The Weeping Song" di Nick Cave And The Bad Seeds.
“Sono il Diavolo”: De Venom Natura
Il secondo album arriva quasi a due anni esatti dal precedente. De Venom Natura è pubblicato da una formazione che ha già una sua riconoscibilità in Europa, quantomeno per gli appassionati di suoni oscuri, gotici ed esoterici.
Aperta da uno scampolo di dungeon synth, "Every Tongue Has Its Thorns" sfoggia subito l’artiglieria black-metal, procedendo poi con accelerazioni, addensamenti e diradazioni che uniscono post-punk, black-metal, doom-metal e urla assordanti con la grandiosa vocalità di Erba Del Diavolo, capace di alternare ruggiti, suadenti allunghi e vocalizzi misteriosi.
Il recitato marziale di "Lunga vita alla necrosi", snocciolato come un inno dei CCCP mentre la chitarra scintilla velenosa, rivela substrati black-metal, abissali profondità doom e una nuova prova della sorprendente abilità di adattarsi a stili e registri diversi della cantante.
Pur basandosi su ingredienti simili, "Spirit, Blood, Poison, Ferment!" presenta una sfumatura da cabaret oscuro quando aggiunge una vivace melodia di tromba. L’affascinante fusione di echi sessantiani nel canto nel rock gotico e thriller de "Il veleno della natura" sottolinea come la band sia efficacemente in grado di ampliare il proprio linguaggio, aggiungendo una spettrale melodia in un assalto black-metal.
"Delta-9 (161)", dal titolo che richiama il tetraidrocannabinolo (THC), si attarda in uno stoner-doom psichedelico, con qualcosa degli Electric Wizard: dopo oltre cinque minuti è la solita, portentosa, prova vocale a sollevare il brano verso lidi più creativi, condotto poi a una coda fragorosa, a un passo dal death-metal. Da un’intensità simile inizia "Silence Walk With Me", con qualcosa di certi Leprous nell’interazione tra chitarre e batteria, poi lanciata in accelerazioni black-metal sovrastate da un canto melodico. Anche quest’album si chiude con una cover, "In The Flat Field" dei Bauhaus.
Aiutato da una produzione più nitida, che permette di apprezzare le sfumature negli arrangiamenti, De Venom Natura amplia e perfeziona le idee di Fire Blades From The Tomb. I brani tendono meno a disperdersi o ripetersi durante lo sviluppo, con la sostanziale eccezione dei nove minuti di "Delta-9 (161)". Se ne ricava un ascolto suggestivo, che attinge a piene mani dal passato ma in direzioni molto diverse: colonne sonore thriller e horror, varie incarnazioni del metal (stoner, doom, black), post-punk oscuro e gotico, persino certi accenni progressive. È la consacrazione di una proposta personale, fuori dal tempo: una rilettura postmoderna dell’immaginario satanico, esoterico e oscuro tanto caro alla città di Torino, una delle capitali mondiali dell’esoterismo.
| Mystery Of Mystery (Ep, 4216958, 2020) | ||
| Sancta Menstruis (Ep, 4216958, 2022) | ||
Ave Scintilla! (Ep, 4216958, 2022) | ||
Fire Blades From The Tomb (Season Of Mist, 2024) | ||
| Tre - The Ep Collection (compilation, Kick/Time To Kill, 2024) | ||
| De Venom Natura (Season Of Mist, 2026) |