AMERICAN FOOTBALL - American Football [LP4]

2026 (Polyvinyl)
midwest emo

Un esordio divenuto pietra di paragone imprescindibile per un’intera scena e poi il silenzio. Sembrava essersi chiusa con un atto unico l’esperienza degli American Football, insuperati cantori di quello spaccato dell’indie americano confluito nel Midwest emo. Nel 2016, diciassette anni dopo, eccoli invece nuovamente insieme, fedeli allo loro idea di suono (“LP2”) e pronti a espanderne i confini anche aprendosi all’inclusione di nuove voci (“LP3”). Un nuovo inizio interrotto dal fermo pandemico e contemporanea defezione per ragioni personali di Steve Lamos. Ripristinato l’organico, nel 2023 tutto riparte fino ad arrivare al tassello – rigorosamente omonimo e fedele nella veste grafica – numero quattro.

 

Ha ancora senso oggi un disco degli American Football? Per chi se lo chiedesse, ascoltando ciò che i quattro propongono, la risposta non può che essere affermativa. Sì, perché Kinsella e soci sanno perfettamente adeguare la loro matrice di musica e parole al disincanto dell’età adulta, rinnovando in parte l’approccio e la forma. Il dialogo intenso tra le chitarre, il loro intreccio risolto con la consueta fluidità e sostenuto dalle ritmiche articolate in bilico tra math e jazz sono ancora la base del tutto. La voce di Mike mantiene il suo andare dolente e le liriche ruotano intorno ai discorsi di sempre. Eppure l’impronta è più scura, la produzione – condivisa con quel Sonny DiPerri che vanta collaborazioni tra gli altri con Trent Reznor, My Bloody Valentine e Suzanne Ciani – curatissima in ogni dettaglio. La stessa modalità di creazione è sviluppata diversamente, con i brani già definiti prima di entrare in studio per favorirne la messa a punto.

 

Emblematica del nuovo corso è l’apertura affidata a “Man Overboard”, la batteria che avanza irregolare mentre il suono emerge cupo quanto le parole (“God never taught me how to swim/ Just how to sink”), con le chitarre a conquistare gradualmente spazio fino a esplodere in un finale abrasivo. Altrettanto vale “Bad Moons”, certamente apice del disco, una traccia derivante dalla fusione di due demo che coniuga una prima parte ariosa, dalla melodia leggera a una seconda incline a una disperazione profonda (“I held my breath in the dark/ I welcomed death in the dark/ I slit my wrists in the dark/ I didn’t exist in the dark until I found you in the dark”) culminante in una saturazione strumentale in crescendo di marca shoegaze.

 

È un album che non cerca compromessi e prova a osare. Lo si evince dall’attitudine pop di “Blood On My Blood” (con Caithlin De Marrais dei Rainer Maria) a quella (fin troppo piaciona?) in chiave dreamy di “Wake Her Up” (ospite vocale l’astro nascente Wisp). Dalla scelta di inserire intermezzi per spezzare l’enfasi e riprendere fiato (le malinconiche “The One With The Piano” e “Lullabye”) e spingersi verso un post-rock vagamente dissonante in “Patron Saint Of Pale”. Le collaborazioni, punto di forza di “LP3”, sono qui ciò che meno riesce a incidere, eccezion fatta per quella con Brendan Yates dei Turnstile nella declinazione eterea dell’emo finemente cesellato di “No Feeling”.

 

Tanti punti di forza e solo qualche caduta di intensità per un disco, intimista soprattutto nella sua sezione terminale, che si offre con sincerità disarmante, raccontando il presente di un’avventura non ancora giunta al capolinea. Forse toccherà aspettare ancora, ma probabilmente ne varrà sempre la pena.

23/05/2026

Tracklist

  1. Man Overboard
  2. No Feeling (feat. Brendan Yates)
  3. Blood On My Blood (feat. Caithlin De Marrais)
  4. Bad Moons
  5. The One with the Piano
  6. Patron Saint of Pale
  7. Wake Her Up (feat. Wisp)
  8. Desdemona
  9. Lullabye
  10. No Soul to Save

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