COLA - Cost of Living Adjustment

2026 (Fire)
indie-rock, post-punk

A quattro anni di distanza dal valido esordio “Deep in View” e dopo la parziale conferma di “The Gloss”, i Canadesi Cola (progetto nato dalle ceneri degli Ought) tornano con “Cost of Living Adjustment”. Se la cifra stilistica degli Ought era l’urgenza nevrotica del post-punk, tra nichilismo e ritmiche cinematiche e spigolose, i Cola hanno progressivamente levigato quella materia. Laddove l’esordio “Deep in View” aveva introdotto una sorta di minimalismo geometrico e “The Gloss” aveva ulteriormente smussato gli angoli con una produzione più nitida, in questo nuovo lavoro la band allenta ancora la tensione e dirada i feedback senza mai perdere il rigore originario.

 

Ogni nota e ogni colpo di batteria e linea di basso sono incastrati con precisione quasi chirurgica: non c’è spazio, quindi, per l’improvvisazione. In particolare, una sezione ritmica ipnotica e quadrata fa da tappeto a una voce distaccata e monocorde che funge da perfetto collante emotivo. L’apertura è affidata a “Forced Position” nella quale il fulcro è il basso di Ben Stidworthy che tesse una linea circolare scurissima, mentre la chitarra di Darcy procede per fraseggi ruvidi e scarni in un’atmosfera claustrofobica che guarda al rigore dei Wire d’annata. Su questa stessa scia ritmica si innesta “Hedgesitting”, guidata da una batteria in modalità quasi motorik, che spinge il brano in avanti attraverso intervalli di chitarra dissonanti e abrasive.

Altro pezzo degno di nota è “Haveluck Country”, che inizia con una chitarra che batte il tempo in modo deciso e nervoso, per poi aprirsi in un fitto dialogo con un basso pulsante che crea una tensione trattenuta e affilata. Il tutto in vago stile Parquet Courts.

 

Da sottolineare anche la doppietta formata da “Satre-torial” e “Much of a Muchness”, dove emerge il lato più obliquo della band. “Satre-torial” è un pezzo sghembo dall’indole quasi esistenzialista, che si sviluppa su un tempo sincopato e su gocciolanti fraseggi di chitarra, assecondando il recitato distaccato di Darcy in un clima di lucida inquietudine. Coordinate simili si rintracciano in “Much of a Muchness”, in cui la batteria frammenta il ritmo mentre la chitarra sferza arpeggi algidi e taglienti. Qui si avverte una certa affinità con i Dry Cleaning per le chitarre taglienti in modalità post punk e per l’atteggiamento distaccato di fondo tipico della band Inglese.

Da menzionare anche un pezzo dalle coordinate post punk che nelle trame e nel cantato ricorda in modo deciso i Protomartyr, quelli più riflessivi: parliamo di “Conflagration Mindset”. Il finale dell’album è affidato a “Skywriter’s Sigh”: qui la chitarra adotta un timbro più riverberato, mentre la sezione ritmica accompagna l’ascoltatore verso la fine del viaggio con un andamento felpato che ricorda le soluzioni più riflessive e malinconiche dei canadesi Women.

 

Il trio composto da Tim Darcy, Ben Stidworthy e Evan Cartwright si conferma uno degli avamposti più lucidi e cerebrali dell’indie rock – post punk contemporaneo, firmando un album che sceglie la via della penombra invece della fiammata d’impatto. Se proprio volessimo trovare un limite, sarebbe quello di una certa staticità di fondo. La band canadese preferisce cesellare in modo millimetrico il proprio perimetro sonoro, piuttosto che lasciarsi andare a soluzioni più libere e spontanee, adagiandosi così su un canovaccio stilistico che alla lunga potrebbe risultare leggermente omogeneo.

Al netto di questo, “Cost of Living Adjustment” resta un album solido che fotografa una band matura in totale controllo dei propri mezzi che, per inciso, non sono affatto pochi.

15/06/2026

Tracklist

  1. 1. Forced Position
  2. 2. Hedgesitting
  3. 3. Fainting Spells
  4. 4. Haveluck Country
  5. 5. Satre-torial
  6. 6. Polished Knives
  7. 7. Much of a Muchness
  8. 8. Third Double
  9. 9. Conflagration Mindset
  10. 10. Favoured Over The Ride
  11. 11. Skywriter's Sigh

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