HOLLY HUMBERSTONE - Cruel World

2026 (Polydor)
alt-pop, indie-folk

In un contesto musicale come quello attuale, dominato da popstar al femminile, Holly Humberstone si sta distinguendo come una delle proposte di maggiore qualità. Inglese di Nottingham, classe 1999, Holly piazza l’esordio in un momento tutt’altro che semplice, nel 2020, con l’Ep “Falling Asleep At The Wheel”, seguito da “The Walls Are Way Too Thin”, il primo lavoro uscito dopo la firma dei contratti con Interscope e Polydor. Nel 2022 la Humberstone si aggiudica il Brit Award nella categoria “Rising Star”. Non male. Un anno più tardi arriva il primo album “Paint My Bedroom Black”. Nel 2024 un altro Ep, “Work In Progress”, poi alcune aperture importanti, fra le quali una data dell’Eras Tour, e nel 2026 “Cruel World” – il suo secondo album – che la lancia definitivamente in orbita, seguito dall’acclamata doppia performance nei due weekend del Coachella Festival.

Con le canzoni di “Cruel World” la Humberstone si addentra in atmosfere più movimentate rispetto ai lavori precedenti, caratterizzati da un mood decisamente più intimo. “So It Begins…” è la breve introduzione orchestrale che nel giro di un minuto va a gettarsi fra le braccia di “Make It Better”, ideale ponte stilistico col passato, prima che “To Love Somebody” porti una ventata di reale rinnovamento: un brano pop moderatamente solare che l’ha fatta da molti accostare a Taylor Swift. E la prossimità non si limita a pochi versi o a qualche slancio confessionale, no, tanto in “Make It Better” si percepisce evidente l’eco indie-folk di “Folkore”, quanto in “To Love Somebody” è forte la sensazione è di ritrovarsi all’improvviso dentro il synth-pop che animava “1989”. Scegliere di iniziare così il disco della verità è una sfida non da poco, ma poi Holly sa staccarsi dai propri riferimenti per testare altre direzioni.

Il suo è un pop che sa essere ora venato di malinconia (la title track), ora profondamente emotivo (“Die Happy”), ora super-trascinante (“White Noise”, qualcuno ci sente Kylie Minogue, ma potrebbe essere tranquillamente una personale rivisitazione di Sabrina Carpenter, con quel gusto inappuntabilmente retrò, ma non è da meno la sontuosa “Blue Dream”), ora costruito su ritornelli appiccicosissimi (“Drunk Dialling”) con il minimo comun denominatore rintracciabile nell’assoluta devozione nei confronti dei suoni di matrice anni Ottanta. C’è anche il momento acustico, assicurato dalla presenza di “Lucy”, con quella ricerca dell’essenzialità che a suo modo rimanda ai Beatles di “Blackbird”, e qualche frangente più minimalista, che riporta ai momenti più emozionanti firmati da altre popstar del calibro di Gracie Abrams o Olivia Rodrigo.

Chiude i giochi l’intensa delicatezza di “Beauty Pageant”, definita dalla stessa Humberstone come la sua canzone più vulnerabile scritta finora. Il testo esplora il proprio atteggiamento verso le donne dopo essere cresciuta con tre sorelle, aver frequentato una scuola per sole ragazze ed essere entrata molto giovane nell’industria musicale. Un percorso che l’ha portata per un periodo a vedere le altre donne soltanto come concorrenti. “Beauty Pageant” è quindi una canzone sulle aspettative irrealistiche che le ragazze s’impongono e sul tentativo di navigare in questo mondo che non è costruito per loro. Non ancora.
A completamento del progetto, a due mesi di distanza la Humberstone ha pubblicato “It’s A Real Cruel World”, un Ep contenente quattro tracce di “Cruel World” proposte in nuove versioni completamente reimmaginate.

27/06/2026

Tracklist

  1. 1. So It Starts...
  2. 2. Make It All Better
  3. 3. To Love Somebody
  4. 4. Cruel World
  5. 5. Die Happy
  6. 6. White Noise
  7. 7. Lucy
  8. 8. Red Chevy
  9. 9. Drunk Dialling
  10. 10. Peachy
  11. 11. Blue Dream
  12. 12. Beauty Pageant

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