Secondo weekend del Coachella Festival 2026, 17-18-19 aprile. Line up pressoché identica rispetto alla settimana precedente, con pochissime variazioni, fra le quali la conferma che Jack White non ripeterà il concerto di sette giorni prima, annunciato proprio sotto data. Spicca anche l’assenza per motivi di salute della producer ucraino-canadese Rezz, che nel weekend 1 ha colpito tutti con un light show fortemente ipnotico.
In questa seconda tornata si evidenzia l’elevatissimo numero di ospiti importanti, scelta dettata dall’esigenza di diversificare gli spettacoli. E che ospiti! Sabrina Carpenter ha avuto sul palco Madonna per un quarto d’ora, con la quale ha eseguito “Vogue” e “Like A Prayer”, oltre all’inedito “Bring Your Love”. Oliva Rodrigo ha raggiunto Addison Rae per due canzoni, fra le quali il nuovo singolo appena pubblicato, “Drop Dead”, debutto live assoluto. Nel pirotecnico show urban-latin di Karol G ci sono stati – fra gli altri – Peso Pluma e J Balvin; con PinkPantheress sono invece saliti sul palco Zara Larsson, Blood Orange e Janelle Monae.
Insomma, il Coachella ha messo in campo ogni sforzo possibile (e i soldi per farlo non mancano di sicuro…) per confermarsi come il luna park musicale più sorprendente al mondo, riuscendo perfettamente nell’intento. Il Festival più modaiolo, il più trendy, quello che catalizza l’attenzione degli influencer e di chi li segue quotidianamente, un appuntamento costosissimo, non alla portata di tutti, certo, ma anche quello che assicura show curatissimi e infiniti colpi di scena. Ormai è diventato anche il Festival più televisivo, grazie alle meravigliose riprese video comodamente fruibili (gratis) da casa con il proprio smartphone, utilizzando l’app ufficiale, sulla quale sono disponibili sette canali, ognuno dedicato a un palco del Festival. Viene assicurata prima la diretta integrale e successivamente lo streaming per le 24 ore successive. Anche questo weekend abbiamo seguito una ventina di eventi, dei quali proponiamo qui di seguito appunti sparsi, voti e scalette. Buona lettura!
Anyma
Rinviato a causa del forte vento durante il primo weekend, l’attesissimo e avveniristico light show di Anyma – che chiude la prima giornata del Festival – questa volta si svolge regolarmente. Come preannunciato dai ben informati, lo spettacolo rappresenta un vero e proprio spartiacque, la versione 2.0 di quanto è stato mai visto fino ad oggi nel mondo della videoarte applicata alla musica. Non è un dj-set canonico, piuttosto è uno spettacolo audio-visuale iper-realistico, contenente numerosi riferimenti all’Antica Roma e alla mitologia, come i colonnati virtuali che si sviluppano in mezzo al pubblico, distrutti poi da una statua vivente. Illustri ospiti pronti a fornire il proprio featuring? Ovviamente ne abbiamo, e di livello altissimo, a partire da Matt Bellamy dei Muse per concludere con la super-popstar thailandese Lisa, già con le Blackpink, che si esibisce di fronte alla versione sovrannaturale di sé stessa, un ologramma di dimensioni gigantesche che aleggia sopra l’arena. Poi c’è anche la musica, e la scaletta la trovate in questa pagina. Difficile pretendere più di tutto questo. Per chi non lo sapesse, il vero nome di Anyma è Matteo Milleri, nato a New York ma con sangue italianissimo nelle vene, sposato fino al 2023 con la modella italiana Vittoria Ceretti, e successivamente partner di Grimes. Insomma, dalle parti di Anyma non ci si annoia di sicuro… Voto: 10
In molti ormai hanno avuto la possibilità di vederli dal vivo, sono costantemente in tour da quando hanno pubblicato “Never Enough”, ma i Turnstile in formato live fanno sempre un certo effetto. Vincono a mani basse il titolo di migliore rock act di questa edizione del Coachella, anche se di loro non si è parlato poi così tanto sulla stampa specializzata, messi in ombra dal nuovo hype di turno, che si chiama Geese, bravissimi anche loro, ne abbiamo scritto la scorsa settimana. Ma, signori miei, non c’è partita: i Turnstile continuano ad assicurare un impatto energetico che ci riporta ai migliori momenti dei Rage Against The Machine. Sono una vera forza della natura. Speriamo non si annacquino col trascorrere del tempo. Voto: 9
E’ l’unico concerto sul quale torniamo a scrivere a distanza di una settimana, perché Blood Orange – lo abbiamo capito – è artista che va lasciato decantare, con calma, e lui continua a guadagnare credibilità e autorevolezza. Le riprese video del palco circolare dall’alto sono uno spettacolo nello spettacolo. Uno show di grande densità, per il quale anche Blood Orange (come molti suoi colleghi) non lesina sul dispiegamento di ospiti: Brendan Yates, che ha appena terminato il concerto con i suoi Turnstile, ed Empress Of. Voto: 8,5
Potente e prepotente, un’esibizione tutta nervi ed elettricità, come se il tempo per lui si fosse fermato nella prima metà degli anni Settanta. Band vigorosa composta da potenziali nipotini di Iggy, con chitarrista peraltro egregio. Sfilano un classico dopo l’altro, fiati indiavolati, voce inalterata nonostante gli eccessi di una vita, una spanna sopra tutti gli altri evergreen in quota rock della giornata domenicale, fra i quali ci sono anche Black Flag e Suicidal Tendencies. Davvero non male, specie per i nostalgici presenti al Festival. Iggy chiude mostrando le chiappe al pubblico. Rock’n’roll will never die. Immortale. Voto: 8
Un’istituzione del circuito indie-rock. La band è davvero in gran forma, begli intrecci di chitarre puntualmente sottolineati dall’attentissima regia (il regista probabilmente è un fan, visto che non gli sfugge un passaggio), un suono che ha fatto scuola, canzoni ormai parte integrante della memoria collettiva degli anni Zero. Julian Casablancas a tratti fa un po’ fatica con la voce, ma evita gli effetti e cerca di tirare avanti senza “aiutini”. Il concerto fila via che è un piacere, ma perché tutte quelle pause fra un brano e l’altro? Forse proprio per consentire a Julian di non affaticarsi troppo? Su “Oblivius” chiudono con la proiezione sui maxischermi di immagini relative a presidenti detronizzati dagli Stati Uniti, della guerra in Iran e della distruzione dell’ultima università di Gaza. Messaggi importanti contro l’imperialismo Usa, da parte di una band americana, sul suolo americano. Voto: 8
L’electroclash di Slayyyter nella trsasposizione live acquisisce un piglio ben più rock, con tratti persino industrial. Le canzoni del nuovo album “Wor$t Girl In America” viaggiano benissimo, con il plus di una “Yes Goddd” in grado di conquistare anche il pubblico più “alternative”. Un set che consacra Slayyyter agi occhi del mondo, sfruttando al massimo il megafono del Coachella. Voto: 7,5
Little Simz è qui per ricordare al pubblico del Coachella che è possibile suonare dell’ottima musica anche senza essere vestite come a una sfilata di Victoria’s Secret. Non è più circondata dall’hype di qualche anno fa, e allora se la gode ancora di più. Una delle più credibili eredi al trono di Erykah Badu. Voto: 7,5
Kettama
Poderoso set di techno ad alto contenuto melodico. Dentro ci butta di tutto, da Robert Myles ai Turnstile. Fra i tanti dj-set che si sono susseguiti in questi tre giorni, è quello che ci sentiamo di segnalare per primo. Voto: 7,5
Le canzoni di “Moisturizer” hanno dato maggiore energia e carica sexy al duo, che in questi anni ha anche acquisito maggiore padronanza del palco. Sempre più convincenti. Non credo ci sia ancora qualcuno in giro che le possa continuare a considerare una banale meteora. Voto: 7
Supera in maniera brillante la prova live, dopo averci convinto così così su disco. Il livello di hype intorno a Sombr è molto alto, e lui se la gioca bene, da novello fenomeno glam con grandissima attenzione per la melodia e per i ritornelli da stadio. Ospita Billy Idol per duettare insieme su “Eyes Without A Face”. Billy fa molta fatica, per fortuna ci pensa Sombr e tenere la barra dritta. Voto: 7
Teddy Swims
Procede a velocità di crociera saltando da un genere all’altro, piazza sul finale il colpaccio da maestro: David Lee Roth che con “Jump” conquista l’arena del Coachella e anche tutti noi. Rivalutato postumo. Voto: 7
Youna
Un altro dj-set da segnalare, ad opera della producer sudcoreana. Più divertente di tanti altri nomi in cartellone ben più altisonanti. Voto: 7
I Royel Otis sono bravi, simpatici, orecchiabili, gradevolissimi da ascoltare live con uno spritz in mano. Oserei dire perfetti per il pubblico del Coachella che intende ascoltare un po’ di sano indie-rock. L’intensa attività live di questi ultimi due anni lì ha fatti diventare rapidamente una certezza. Voto: 6,5
Holly Humberstone
Fa parte della quota cantautrici-con-chitarra, 26 anni, inglese di Nottingham, Holly Humberstone con grande grazia canta queste canzoni che lentamente si insinuano sottopelle. A tratti la percepiamo come una Taylor Swift a capo di una band soft-rock. Che poi è esattamente quello che faceva Taylor Swift prima dei tormentoni pop. Brava Holly. Ti teniamo d’occhio. Voto: 6,5
Alla costante ricerca dell’intensità, ma lo show procede senza mai riuscire a decollare davvero. Lykke Li è una di quelle artiste che oggi ci saremmo aspettati a un livello molto più alto. Ma forse è il livello giusto per continuare a fare tutto quello che desidera. Voto: 6,5
Suicidal Tendencies
Il trascorrere del tempo non fa perdere a questi signori un grammo di ferocia. Forse un filino fuori contesto qui al Coachella, dove tutto è troppo trendy per una band come i Suicidal Tendencies. Restano lontani dai brillanti livelli di Iggy Pop, del quale abbiamo scritto poco più in alto. Fanno comunque la gioia degli appassionati del reparto “alternative”, insieme ai Black Flag. Voto: 6,5
Katseye
Fenomeno ultra-pop “global” al femminile, in pratica una multinazionale apparecchiata a tavolino, con membri provenienti da Filippine, Corea del Sud, Svizzera e Stati Uniti. Sembrerebbe l’inizio di una barzelletta e invece, oltre all’oggettivo fascino delle sei ragazze, si rintraccia anche qualcosa di più. Magari col tempo una di loro diventerà la nuova Beyoncé. Chissà… Voto: 6
Bini
Altra girl band acclamatissisma dal pubblico del Coachella, ma in questo caso la provenienza è unitaria: Filippine. Coreografie curatissime, canzoni super-pop, una fanbase davvero rilevante. Il futuro è tutto loro. E anche il presente. Voto: 6
Si esibisce sullo stesso palco circolare di Blood Orange, ma mentre la band di Blood Orange sembrava non sapere come far entrare tutti gli strumenti, tanta era la densità, beh, Justin si prende invece tutto lo spazio, comodamente. Due terzi del concerto sono dedicati alle canzoni dei suoi due album più recenti, i due volumi di “SWAG”, dischi non certo così necessari o irresistibili. Nel mezzo del set piazza una sezione acustica di sei tracce, forse un po’ troppo lunga se non siete veri fan di Bieber. La sua prova è arricchita dalle presenze di Billie Eilish, Sexy Red, SZA e Big Sean: uno sforzo notevole che produce un topolino. Gli unici momenti davvero interessanti sono le due occasioni durante le quali Justin si concede all’abbraccio del pubblico adorante lungo la transenna. Peccato siano tutti più intenti a riprendere il momento con il proprio smartphone piuttosto che cercare un reale abbraccio con l’artista. Risulterà comunque uno dei set più guardati in streaming da casa. Voto: 5
Brevi considerazioni finali
La sera di lunedì 20 aprile, quando il festival si è concluso da poche ore, arriva un messaggio a tutti coloro che hanno installato la app per seguire gli eventi in cartellone. Molto gentilmente il messaggio annuncia le date dell’edizione 2027 e avverte che a breve sarà possibile acquistare biglietti e pernottamenti. Vediamo quindi quanto costano questi preziosi ticket…
Il 3 Night Stay del Primo Weekend 2027 costa 513,72 euro a notte a persona, comprensivo di ingresso al Festival per tre giorni (non esistono al Coachella daily ticket) e tre pernottamenti in hotel. Due persone spenderebbero quindi complessivamente 3.082,35 euro.
Se invece volete optare per una notte in più, il 4 Night Stay costa 458,78 euro a notte a persona. Due persone spenderebbero quindi complessivamente 3.670,24 euro. Ovviamente i biglietti Vip, che consentono l’accesso ad aree riservate, costano notevolmene di più.
La formula campeggio in confortevole tenda super-spaziosa ha un costo di 1.650,56 euro a notte a persona. Due persone per quattro notti spenderebbero pertanto complessivamente 13.204,50 euro. Ma inutile sbracciarsi: le tende sono andate sold-out nel giro di pochi minuti…
Peccato prezzi così alti, per uno spettacolo che dovrebbe essere il più possibile alla portata di tutti. Davvero una follia, considerato che qui in Europa esistono festival molto belli, con line-up simili, a costi decisamente più umani.
Anche il prossimo anno guarderemo il Coachella comodamente da casa…