Il 21 aprile del 2016 perdemmo per sempre uno dei più grandi geni della musica contemporanea. Prince Roger Nelson avrebbe avuto ancora moltissimo da condividere col mondo, anche se il meglio di sé lo diede nell’indimenticabile sequenza di album incisi nel corso degli anni Ottanta. Poi ci fu molta autocelebrazione, una bulimia compositiva che continuò a produrre qualche lavoro ancora oggettivamente riuscito, senza mai più raggiungere i medesimi livelli che lo resero celebre. Nonostante una carriera iper prolifica, esistono tonnellate di registrazioni, demo, provini, persino dischi completi, conservati con grande attenzione e riserbo negli archivi personali, un tesoro paragonabile per estensione forse soltanto al lascito artistico di Frank Zappa, ma numeri esatti non ne sapremo mai.
Nell’anno del decennale dalla scomparsa, ecco una raccolta di dieci “inediti” provenienti dall’intera carriera del Principe di Minneapolis, anche se alcuni – pur non essendo mai stati pubblicati nelle versioni qui incluse – non rappresentano esattamente una novità, almeno per i fan. E’ il caso della poco convincente “Tick Tick Bang”, take non definitiva (risalente alle session di “Controversy”, 1981) del brano che – ri-registrato, arrangiato in maniera più efficace e con un testo diverso – sarebbe finito nel 1990 in “Graffiti Bridge”, sia nel disco che nel film. Per gli appassionati, la canzone utilizza un campionamento non accreditato di “Little Miss Lover” di Jimi Hendrix, apparsa nel 1969 in “Axis: Bold As Love”.
Alle due estremità di “Timeless” sono posizionate le due canzoni più significative della raccolta, che rappresentano l’inizio e l’epilogo della parabola artistica di Prince. “I Am You” è un inedito del 1977, risalente alle session di “For You”, un brioso funk che Prince suonò durante i primi due concerti della sua carriera solista, nel gennaio del 1979, ma che non fu mai incluso in nessun album. Alcuni elementi saranno poi utilizzati per completare altri brani composti da Prince, la rara “I Don’t Wanna Stop”, del 1980, e “I Don’t Wanna Leave You”, pubblicata dai Time nel 1982.
All’altra estremità troviamo “How Come U Don’t Call Me Anymore”, registrazione live per pianoforte e voce catturata nel corso dell’ultima esibizione dal vivo di Prince, il 14 aprile del 2016 ad Atlanta, appena una settimana prima della sua scomparsa. “How Come U Don’t Call Me Anymore”, originariamente b-side del singolo “1999”, venne reinterpretata anche da altri artisti, fra i quali Alicia Keys, che nel 2001 la inserì nel debut album “Songs In A Minor” (oltre dodici milioni di copie vendute in tutto il mondo), con il titolo lievemente modificato in “How Come You Don’t Call Me”.
Nel mezzo vi sono altre otto canzoni, posizionate in ordine rigorosamente cronologico, che toccano parte dei generi musical interpretati da Prince durante la sua carriera, dalla ballad iper patinata “With This Tear” (scritta per Celine Dion, che la inserì nel suo album omonimo del 1992) alle scorribande rock oriented di “The Guilty Ones”, registrata nel 2007. La vivace “Calabama” è la title track di un misterioso album rimasto nel cassetto, l’electro funk “Heaven” avrebbe dovuto far parte di un musical mai realizzato (“The Dawn”), “I Wonder” è un interessante inedito del 1989, “Bestest Friend” il frutto più recente, registrato nel 2012.
Il management che cura la custodia degli archivi e la gestione dell’eredità musicale di Prince ha recentemente dichiarato che nuovi progetti sono in arrivo: la versione espansa di “3121”, un ambizioso progetto che ruoterà intorno a “Parade”, registrazioni live, un paio di musical, uno dei quali ispirato a “Purple Rain”, e forse un biopic destinato alle sale cinematografiche. Nel frattempo è in corso la mastodontica opera di digitalizzazione di tutto il materiale conservato in cassaforte: per completare le operazioni ci vorranno anni, per ascoltare tutto forse non basterà una vita intera, ma è davvero così indispensabile?
04/09/2026