Molti musicisti hanno un rapporto conflittuale con i loro brani, anche quelli di maggior successo. Nel caso dei Led Zeppelin, è nota ad esempio l’avversione di Robert Plant proprio per il brano al quale il loro nome è stato legato il maniera indissolubile, ovvero “Stairway To Heaven”. Ma non è l’unico caso, anzi, c’è un altro brano del loro repertorio che è stato praticamente rinnegato dalla band. O quantomeno dai suoi autori: il duo Robert Plant-Jimmy Page. Trattasi di “Living Loving Maid (She’s Just a Woman)”, pezzo incluso in “Led Zeppelin II”, che conserva un primato piuttosto singolare: nonostante la lunga fortuna radiofonica, non è mai stato eseguito dal vivo dalla formazione inglese. A impedirgli di entrare nelle scalette fu soprattutto Jimmy Page, che non ha mai nascosto la propria avversione per una canzone evidentemente poco amata anche da Robert Plant.
Pubblicata nel 1969 e firmata proprio da Page e Plant, “Living Loving Maid” segue “Heartbreaker” nella scaletta del secondo album dei Led Zeppelin. La vicinanza tra i due pezzi contribuì a creare un’associazione destinata a durare: molte radio cominciarono infatti a trasmetterli uno dopo l’altro, quasi fossero un’unica sequenza, una consuetudine rimasta viva per decenni nelle emittenti classic rock.
Musicalmente il brano poggia su uno dei riff più immediati di Page, registrato utilizzando anche una Vox a 12 corde, lo stesso strumento impiegato in “Thank You”. Proprio il lavoro chitarristico è stato spesso rivalutato negli anni: Goldmine, ad esempio, ha definito il riff particolarmente moderno per il 1969, accostandolo a una versione più sofisticata di quello di “Communication Breakdown”.
Tutto questo, però, non è mai bastato a convincere il suo autore. Il chitarrista Robbie Gage, che ebbe occasione di suonare con Page durante una jam nel 1991, ha raccontato che il leader dei Led Zeppelin si disse disponibile a eseguire praticamente qualsiasi brano tranne “Living Loving Maid”, aggiungendo che la detestava.
Page non ha mai fornito una spiegazione definitiva della sua avversione. Nel tempo sono circolate diverse interpretazioni: il carattere troppo pop del pezzo, la sensazione che fosse un episodio minore inserito per completare l’album oppure il fastidio per l’abitudine delle radio di saldarlo a “Heartbreaker”. Resta il fatto che, durante l’intera carriera dei Led Zeppelin, “Living Loving Maid” non entrò mai realmente nelle loro scalette live.
Non meno severo nei confronti del brano è stato anche il suo co-autore Robert Plant. Interrogato in passato sulle canzoni che avrebbe preferito non aver scritto, il cantante indicò proprio “Living Loving Maid” tra le prime, definendola “terribile” e giudicandone “pessimo” il testo.
I versi raccontano una donna eccentrica, descritta tra ombrello viola e cappello da cinquanta centesimi; secondo alcune ricostruzioni, il personaggio sarebbe stato ispirato da una donna che frequentava insistentemente l’ambiente della band nei suoi primi anni. Il testo risente inoltre di quel machismo che caratterizzava parte dell’immaginario rock dell’epoca e che, a distanza di anni, contribuì probabilmente all’imbarazzo di Plant nei confronti della canzone.
Il cantante, tuttavia, fu meno intransigente di Page sul versante dal vivo. Negli anni Settanta, infatti, accennò in qualche occasione il primo verso di “Living Loving Maid” durante “Heartbreaker”, senza però arrivare a eseguirla per intero. Per ascoltarla davvero dalla sua voce su un palco si sarebbe dovuto aspettare il 1990, quando Plant la recuperò come bis durante il tour solista di “Manic Nirvana”.
Con il passare degli anni, lo stesso Plant ha finito per riconoscere al brano un ruolo nel mosaico musicale dei Led Zeppelin. Ripensando alla storia del gruppo, il cantante ha sottolineato proprio la capacità del quartetto di non fissarsi mai su una formula, passando da pezzi diretti come “Living Loving Maid” a composizioni molto diverse quali “Four Sticks” e “In The Light”.
Così, a quasi sessant’anni dalla pubblicazione, una delle canzoni meno amate dal duo Page-Plant continua paradossalmente a sopravvivere come classico radiofonico, ancora spesso trasmesso immediatamente dopo “Heartbreaker”: l’abbinamento dal quale l’avversione dei suoi autori non riuscì mai a liberarla.
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02/10/2026