I Fairport Convention sono stati uno dei gruppi fondamentali della musica britannica, pionieri di un’idea tanto audace quanto apparentemente anacronistica: fondere il rock con la tradizione folk inglese, senza subordinare l’uno all’altra. Un’operazione che ha avuto l’effetto di restituire dignità contemporanea a ballate antiche di secoli, e di iniettare nelle trame del rock una memoria culturale profonda, contadina, radicata nei paesaggi e nei suoni dell’isola.
Formatisi a Londra nel 1967, i Fairport Convention nacquero in un clima segnato dall’esplosione della psichedelia e del beat, ma fin da subito mostrarono un’attenzione fuori dal comune per le trame melodiche, le armonie vocali e il recupero della tradizione. I primi due album, “Fairport Convention” (1968) e “What We Did on Our Holidays” (1969), furono ancora figli del tempo, con forti influenze westcoastiane, in particolare da Byrds e Jefferson Airplane, ma già impregnati di un senso tutto britannico del racconto musicale. È qui che emerge la figura di Sandy Denny, cantante dotata di una voce purissima e al contempo intensa, destinata a diventare emblema stesso di un’intera stagione del folk rock.
Il vero punto di svolta arriva però con “Unhalfbricking” (1969), dove l’equilibrio tra il nuovo e l’antico inizia a consolidarsi: l’inserimento di brani tradizionali accanto a cover di Bob Dylan e pezzi originali come “Who Knows Where The Time Goes?” indica chiaramente la direzione che il gruppo sta imboccando. Ma è con “Liege & Lief”, uscito nello stesso anno, che i Fairport Convention incidono a fuoco il proprio nome nella storia della musica. Un disco spartiacque, universalmente riconosciuto come il manifesto fondativo del folk rock britannico: qui la band – con una formazione stellare che comprendeva, oltre a Denny, Richard Thompson, Dave Swarbrick, Simon Nicol, Dave Pegg e Dave Mattacks – reinterpreta ballate tradizionali come “Matty Groves” e “Tam Lin” con energia rock e raffinatezza strumentale, senza mai snaturare lo spirito originario dei brani. È una rivoluzione silenziosa, che non ha nulla dell’enfasi delle mode giovanili dell’epoca, ma che segnerà in profondità la scena musicale inglese, aprendo la strada a una stagione di riscoperta e rinnovamento della tradizione.
Dopo “Liege & Lief”, il gruppo si sfalda temporaneamente: Denny e Ashley Hutchings se ne vanno, Thompson inizierà a breve il suo percorso solista. Ma i Fairport non si fermano. “Full House” (1970) è la prova che il progetto può sopravvivere anche senza alcuni dei suoi protagonisti principali: il suono si fa più muscolare, con il violino di Swarbrick sempre più centrale, e si rafforza la vocazione a costruire un repertorio che sembri antico anche quando è inedito.
Negli anni successivi, con dischi come “Angel Delight” e “Babbacombe Lee”, i Fairport diventano quasi una compagnia di giro, un ensemble in continua mutazione che porta in scena il folk come teatro musicale, spesso narrativo, sempre più colto e consapevole.
La forza dei Fairport Convention è stata anche la loro capacità di sopravvivere ai mutamenti del tempo. Se negli anni 70 il folk-rock conosce una parabola discendente a livello di visibilità, loro continuano, tra pause, riformazioni, addii e ritorni, a rappresentare una costante presenza sulla scena, alimentata anche dall’annuale “Cropredy Festival”, divenuto un appuntamento centrale per il folk britannico.
Nonostante il loro momento di massimo impatto creativo e storico si concentri tra il 1969 e il 1971, i Fairport Convention hanno avuto un’influenza duratura. Senza di loro, band come Steeleye Span, Pentangle o più tardi i Levellers, e persino alcuni echi nei lavori di Kate Bush o dei Waterboys, sarebbero stati impensabili. Non hanno mai cercato il successo commerciale, ma hanno esercitato un’autorevolezza artistica che pochi possono vantare. La loro musica è stata ed è ancora oggi un ponte tra passato e presente, tra la memoria orale e la forma canzone. In questo sta il loro merito più grande: aver dimostrato che le radici, se ben curate, possono essere un fertile terreno di innovazione.
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