Sanremo: da “Gianna” a “Vita spericolata”, le canzoni immortali che non vinsero al Festival

28-01-2026

Mancano ormai pochi giorni all’ennesima edizione del Festival di Sanremo (al Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026) e come ogni anno, il rito si rimette in moto: indiscrezioni, polemiche, assenze eccellenti, discussioni precoci sull’Eurovision. Ma poi alla fine restano le canzoni, anche quelle che, pur sconfitte nella settimana dell’Ariston, hanno vinto sul lungo periodo, diventando patrimonio condiviso della musica italiana. È a queste che guarda "Sanremo e la classifica del tempo (100 canzoni non incoronate dal Festival diventate immortali)", il volume firmato da Marco Rettani e Nico Donvito, in uscita il 29 gennaio, data simbolica che coincide con l’avvio della prima edizione del Festival nel 1951. Un libro ampio e documentato, arricchito da fotografie e copertine, che attraversa oltre settant’anni di storia sanremese selezionando cento brani rimasti fuori dal primo posto ma entrati stabilmente nell’immaginario collettivo.

Il percorso parte da classici lontani come "Papaveri e papere" del 1952 o "Musetto (la più bella sei tu)" del 1956, e arriva fino a titoli recentissimi come "Tango" di Tananai (2023) o "Volevo essere un duro" di Lucio Corsi (2024). A completare il progetto, un cd con sedici canzoni simbolo, tra cui "Una lacrima sul viso", "Ma che freddo fa", "Con te partirò" ed "E dimmi che non vuoi morire".
“Ho sempre pensato che la vera vittoria di una canzone sia riuscire a restare”, spiega Rettani. “Restare nei ricordi, nelle ferite, nelle gioie, nelle partenze e nei ritorni”. Donvito sottolinea invece il lavoro di scavo: “Cento canzoni, cento storie. Abbiamo cercato i motivi più popolari e cantabili, ma anche gli aneddoti più curiosi e rivelatori”.
Il libro, infatti, non si limita all’elenco dei brani: ricostruisce il contesto, gli episodi di palco e di retroscena, raccoglie cento commenti di artisti, autori e addetti ai lavori, componendo un racconto corale che restituisce la complessità del Festival. Un materiale prezioso sia per chi Sanremo lo ha sempre guardato con sospetto, sia per chi ne conosce ogni risvolto.

A integrare il volume arrivano anche contributi originali di Renzo Arbore, Peppe Vessicchio e Vincenzo Mollica, oltre a una lettera intensa e partecipe di Pippo Baudo. Del resto, la storia del Festival è costellata di debutti sottovalutati e di canzoni troppo avanti o troppo fuori schema per essere “incoronate” al momento giusto. Emblematico il caso di "Vita spericolata" di Vasco Rossi, presentata nel 1983 e classificata addirittura al venticinquesimo posto, dopo che l’anno precedente il cantautore di Zocca aveva già spiazzato l’Ariston con "Vado al massimo". Stesso destino per "Donne" di Zucchero e Randy Jackson Band, solo ventunesima nel 1985, o per "Lei verrà" di Mango, quattordicesima nel 1986, l’edizione che segnò il debutto di Loretta Goggi come prima conduttrice donna.
Tra le "non vincenti di successo" anche "Il clarinetto" di Renzo Arbore, affiancato nel 1985 da Gegè Telesforo, Nando Murolo, Adriano Fabi e Piero Roberto. Restarono senza vittoria anche "Un'emozione da poco" di Anna Oxa (seconda nel 1978) e "Vacanze romane" dei Matia Bazar (quarta nel 1983), "Almeno tu nell’universo" di Mia Martini (nona nel 1989) e "Spunta la luna dal monte" di Pierangelo Bertoli e Tazenda (quinta nel 1991), solo per citare altri pezzi divenuti evergreen della canzone italiana.

Ci sono annate in cui la concentrazione di capolavori non premiati rende evidente quanto fosse arduo scegliere. Nel 1966, ad esempio, gareggiavano "Nessuno mi può giudicare" di Caterina Caselli, "Il ragazzo della via Gluck" di Adriano Celentano con il Trio del Clan, "La notte dell’addio" e "Io ti darò di più", mentre la vittoria andò a "Dio, come ti amo" di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti. Nel 1967, l’anno segnato dalla tragedia di Luigi Tenco, in gara con Dalida con "Ciao amore ciao", restarono fuori dal primo posto brani come "Cuore matto", "L’immensità", "La musica è finita" di Umberto Bindi e "Bisogna saper perdere" di The Rokes e Lucio Dalla.
Avanzando nel tempo, il 1972 schierava "Jesahel" dei Delirium di un giovane Ivano Fossati, "Montagne verdi" di Marcella e "Piazza Grande" di Lucio Dalla; il 1981 "Maledetta primavera" di Loretta Goggi, "Sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri e "Ancora" di Edoardo De Crescenzo. Nel 1995 non arrivarono in cima "Destinazione Paradiso" di Gianluca Grignani e "Con te partirò" di Andrea Bocelli. E anche in anni recenti il copione si è ripetuto: "Al posto del mondo" di Chiara Civello fu addirittura eliminata nel 2012, "Vietato morire" di Ermal Meta fu solo terza nel 2017, "Musica leggerissima" di Colapesce Dimartino non andò oltre il quarto posto nel 2021.
Ora che il Festival è di nuovo alle porte, l’unica certezza è che il podio dirà qualcosa sul presente, ma le canzoni destinate a restare potrebbero arrivare da qualsiasi posizione. Anche se, visto il cast di quest'anno, è lecito dubitarne.

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