IST IST - Dagger

2026 (Kind violence)
darkwave, post-punk

Il post-punk è diventato uno dei territori più affollati e, purtroppo, inflazionati degli ultimi decenni. Tra revival ossessivi e cloni dei Joy Division, emergere è un’impresa che richiede una voce fuori dal coro. Gli inglesi Ist Ist, giunti con “Dagger” al loro quinto sigillo sulla lunga distanza, non sembrano in grado di imporsi oltre i confini di un genere ormai sviscerato sotto ogni aspetto. Se nei lavori precedenti la band di Manchester aveva provato a mostrare i muscoli (non sempre con risultati eccelsi, a onor del vero), qui la sensazione è quella di un gruppo che preferisce la zona di comfort al rischio.

Nati nel 2014, gli Ist Ist iniziarono con un post-punk minimale e cupo, tutto giocato su bassi distorti, riff grintosi e la voce profonda di Adam Houghton ad amalgamare il tutto. Col tempo la band di Manchester ha fatto un uso sempre più massiccio di synth e texture elettroniche, come nell’album “Protagonists” del 2023. In “Dagger” questa evoluzione sembra non trovare nuovi sbocchi: gli ingredienti, infatti, sono i sempre soliti — riff robusti, giri di basso tellurici, synth glaciali e quel timbro baritonale ormai marchio di fabbrica — e il limite del “già sentito” è davvero molto presente.

L’apertura è affidata a “I Am The Fear”, scelta come singolo di lancio: una pillola post-punk sintetica e veloce, di sicuro effetto, ma priva di quel guizzo necessario a restare impressa. Il disco alza però la testa con il dittico successivo: “Makes No Difference” mette in mostra un ritornello accattivante e una costruzione melodica più solida, con un basso che rimanda direttamente ai conterranei New Order, mentre “Warning Signs” spinge sull’acceleratore con un ritmo incalzante sorretto da una febbrile batteria metronomica.

Uno dei momenti più riusciti è senza dubbio “The Echo”. Qui la band gioca con il chiaroscuro, costruendo un’atmosfera che lambisce territori dark, muovendosi in bilico tra il romanticismo dei The Mary Onettes e le suggestioni urbane degli Editors. Le chitarre si fanno più liquide e il riverbero avvolge la traccia regalando un respiro quasi cinematografico.

In “Encouragement”, gli Ist Ist provano a condensare il meglio del loro repertorio: la sezione ritmica è imponente e i sintetizzatori creano un tappeto glaciale su cui Houghton distende una delle sue interpretazioni più convinte. Interessante anche “Obligations”, brano dominato da un giro di basso pulsante che funge da vera spina dorsale, intrecciandosi con chitarre che graffiano a dovere. Il sipario cala con “Ambition”, una chiusura dai toni quasi messianici ed epici. Il brano procede in un lento crescendo strumentale dove le stratificazioni sonore cercano di conferire autorevolezza al finale, riuscendoci però solo in parte.

“Dagger” è un lavoro stilisticamente impeccabile e di sicuro impatto sonoro, che però fatica a imporsi come un ascolto imprescindibile nel sovraffollato mercato odierno, dato che risulta decisamente troppo derivativo. Gli amanti del genere troveranno pane per i loro denti, ma chi cercava negli Ist Ist il salto di qualità definitivo rimarrà probabilmente con l’amaro in bocca.

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10/03/2026

Tracklist

  1. 1. I Am The Fear
  2. 2. Makes No Difference
  3. 3. Warning Signs
  4. 4. The Echo
  5. 5. Encouragement
  6. 6. Lost My Voice
  7. 7. The Kiss
  8. 8. In The Night
  9. 9. Obligations
  10. 10. Ambition

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