PEACHES - No Lube So Rude

2026 (Kill rock stars)
electroclash, synth-punk

A undici anni dall’ultimo lavoro in studio, Merrill Beth Nisker aka Peaches torna con un disco che, già dal titolo, non lascia spazio a fraintendimenti. “No Lube So Rude” è esplicito, rumoroso, dichiaratamente politico. Ed è, nel bene e nel male, un album coerente con il suo percorso.
In effetti, fin dall’esordio con “The Teaches Of Peaches” (2000), l’artista canadese ha costruito la propria identità su un intreccio di sessualità provocatoria, ironia brutale e attivismo queer. Qui questo concetto viene ribadito e aggiornato al presente, in un mondo attraversato da frizioni culturali, sociali e identitarie. Il lubrificante diventa così metafora di piacere come resistenza, del corpo come spazio di autodeterminazione. Il personale, ancora una volta, è un ambito politico.

Sul piano strettamente musicale, l’album invece convince meno di quanto il manifesto vorrebbe far credere. I beat electroclash che sorreggono gran parte delle undici tracce sono funzionali ma raramente sorprendenti. C’è elettronica, c’è dance, ci sono richiami pseudo-industrial e qualche eco hyperpop o darkwave, ma l’impressione generale è di una produzione piuttosto basic: solida, attuale, in linea con i tempi, senza però quel guizzo che trasformi un pezzo discreto in qualcosa di memorabile. La collaborazione con The Squirt Deluxe e il lavoro di mix e mastering restituiscono un suono pulito ma non particolarmente audace.
Brani come “Hanging Titties” o la title track puntano tutto sull’impatto immediato: slogan, ripetizioni, oscenità volutamente sopra le righe. L’effetto è spesso divertente – a tratti quasi comico per quanto spinto – per un erotismo talmente esagerato da diventare satira. Tuttavia, dopo qualche ascolto, emerge una certa monotonia strutturale, tra basi martellanti, linea vocale parlata/cantilenata e hook insistiti. Funziona in un club queer alle tre del mattino, ma molto di meno in cuffia, dove si nota la mancanza di profondità compositiva.

Quando Peaches rallenta leggermente o lascia filtrare vulnerabilità – soprattutto nei passaggi che riflettono sull’età, sul corpo post-menopausale, sulla pressione sociale a “sparire” – il disco acquista spessore. È lì che la provocazione smette di essere solo superficie e diventa racconto. Anche il sostegno esplicito alle comunità LGBTQ+ e trans, ribadito in più momenti e accompagnato da iniziative concrete fuori dal disco, resta uno degli aspetti più coerenti e importanti del progetto.
Tuttavia, a livello di scrittura, l’insistenza su parole e formule ripetute appiattisce totalmente il messaggio. Alcuni slogan lasciano poco e quando il contenuto politico si fa diretto, talvolta perde mordente invece di guadagnarne.

Comunque è un ritorno. E questo, dopo oltre un decennio di silenzio discografico, ha un peso specifico. Perché Peaches rimane una figura fondamentale per l’immaginario sex-positive e per la cultura queer contemporanea. Inoltre, la sua ostinazione nel rifiutare ogni forma di censura e repressione ha ancora un valore simbolico forte. Ma se si guarda oltre l’iconografia, oltre i videoclip curati, oltre la dichiarazione d’intenti, questo resta un lavoro insufficiente che musicalmente non osa quanto potrebbe in un mondo pieno di proposte musicali piene di affermazione identitaria e sfrontatezza.

04/03/2026

Tracklist

  1. Hanging Titties
  2. Fuck Your Face
  3. No Lube So Rude
  4. Whatcha Gonna Do About It
  5. Panna Cotta Delight
  6. Fuck How You Wanna
  7. Not In Your Mouth None Of Your Business
  8. Take It
  9. Grip
  10. You’re Alright
  11. Be Love

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