C’è una canzone che mi ha colpito in maniera particolare durante l’ascolto di “Ahimè”, il primo album del progetto electro-avant-pop tosco-emiliano Lostatobrado, giunto a un anno e mezzo di distanza dall’Ep d’esordio “Canzoni contro la ragione”. Questa canzone schiude le ali nella seconda parte del disco, quando la qualità dei contenuti si è già ampiamente palesata, ma la traccia numero 6, “Pergole”, è in grado di slanciarlo verso orizzonti ben più sfidanti, fino a quel momento non ancora immaginabili. E’ il magistrale riassunto di un album in grado di fondere in maniera inscindibile canzone popolare (“Ancora Auguri”) e un avanguardismo che non perde mai contatto con la tradizione, fra ritualismi ancestrali, improvvise rarefazioni e frequenti richiami alla vita rurale e agli elementi naturali che caratterizzano molti luoghi della nostra penisola.
Dal punto di vista stilistico si sono autodefiniti “post-agricoli”, sono tre musicisti e sound designer che rispondono ai nomi di Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra, bravi nell’architettare costruzioni stratificate ricorrendo non di rado all’utilizzo di strumenti poco convenzionali, quantomeno in ambito rock, quali l’ocarina, la tammorra, un touch theremin, un organo mesotonico del 1551, la voce della mezzo soprano Isabella Gilli. L’approccio è ben espresso nel videoclip di “Cusna”, così come nella ripresa live che potete trovare in questa pagina. Collocabile da qualche parte a un ipotetico incrocio fra la veracità combat-folk degli Zen Circus e la ricerca sperimentale di Iosonouncane, il progetto Lostatobrado si sta lentamente ritagliando una propria identità, cercando di disegnarla in maniera personale, distante da qualsiasi altra cosa mai ascoltata prima.
Se “Auguri” contiene uno sviluppo del testo riconducibile allo stile di Andrea Appino, composizioni come “Tane” e “Chiome” non possono non richiamare il tenace e visionario lavoro compiuto da Jacopo Incani nel monumentale “IRA”. E’ un processo, quello messo in piedi da Lostatobrado, che per identificarsi in maniera ancor più netta avrà bisogno di ulteriori capitoli, ma l’intento dei tre compositori risulta oltremodo chiaro sin dai primi movimenti di “Ahimè”, un disco intenso, inquieto, drammatico, a tratti volutamente caotico, pregno di una grande tensione musicale ed emotiva, scritto con l’obiettivo di riacquisire il contatto con la natura e riabbracciare la nostra stessa essenza. Un viaggio che vuol essere al contempo personale e collettivo, concepito per musica e immagini.
Lostatobrado presenterà “Ahimè” per la prima volta dal vivo in occasione di un concerto speciale programmato per il prossimo 24 gennaio presso il Locomotiv Club di Bologna.
24/12/2025