SAMIA - Bloodless

2025 (Grand jury)
Americana, songwriter

I wanna be untouchable

I wanna be impossible

Canzoni senza troppi orpelli o scimmiottature di un tempo magari mai vissuto in prima persona: non è un “sogno”, ma ciò che accade sbirciando (ancora!) nello sterminato campionario statunitense di cantautrici impegnate ma non troppo, e per giunta poco social, un dettaglio, quest’ultimo, tutt’altro che banale.

Dopo l’intrigante “The Baby” e il poco a fuoco “Honey”, Samia Najimy Finnerty, in arte semplicemente Samia – figlia di Dan di The Dan Band, gruppo losangelino che ha all’attivo due dischi tra il 2007 e il 2015 – torna con “Bloodless” e stavolta fa le cose per bene, realizzando il sogno ventilato poco sopra.

Samia riprende innanzitutto il proprio io dal baratro dei rapporti sentimentali tutt’altro che chiari, a tratti dannosi, al netto di un amore di base molto forte, insomma quelli che molti chiamerebbero “tossici” per accodarsi al vocabolario sempre più riduzionista del momento. A spiegarlo è lei stessa in queste parole: “Bloodless parla di uomini e di come una serie di criteri immaginari che ho cercato di soddisfare per loro hanno creato la mia identità. La persona che sono diventata per impressionare questa finzione è inestricabilmente legata a chiunque io sia. E con questo disco ho cercato di guardarla in faccia”.

La cantautrice californana, dunque, affronta, in più o meno tutte le tredici canzoni di “Bloodless”, il suo rapporto con gli uomini “incrociati” finora nella sua vita e prova a venirne a capo, analizzando ciò che hanno significato per lei. E si va dalle richieste impossibili talvolta da esaudire agli specchi rotti dopo aver riflesso un’immagine sbagliata di sé troppo a lungo. La soglia dei trent’anni per la ventinovenne è d’altronde a un passo.

Samia affonda così tutte le dita in piaghe disparate e compone brani che alternano cantautorato all’americana tout court e soluzioni rock che negli anni 90 avrebbero fatto la gioia di registi e sceneggiatori di pellicole romantiche, su tutte “Bovine Excision”, che attacca suprema con un ritornello immediato, tra sanguisughe da staccare perché appiccicate sulla biancheria intima e tazze di tè avvolte da mani fredde.

Tante, poi, le ballate degne di nota, su tutte “Fair Game”, posta quasi a metà del disco per lasciare intendere uno stato d’animo sia ferito dagli erroracci del passato che cosciente di un futuro migliore.

Boneless in the backyard

I bend well and suck hard

If a hickey is a trump card

It’s a reflex of a fair game

Anche se non riavrà mai più indietro il “sangue versato”, Samia canta di amori spenti e mai decollati sondando schemi dream-pop riusciti, mai laccati con quella patina sulfurea stucchevole e deviante, sospesi sempre con grazia in un cielo parzialmente nuvoloso, grazie a pochi accordi che in alcune occasioni esplodono magnificamente senza preavviso (“Carousel”). E quando c’è da restare sola con una sei corde e un bicchiere di whiskey, magari seduta sotto un porticato di legno, per cantare a voce piena la propria inquietudine (“Proof”), Samia si traveste egregiamente per un attimo anche da cantautrice d’altri tempi.

Prodotto da Caleb Wright & Jake Luppen, “Bloodless” non fa gridare al miracolo. Va da sé. Ma ci regala l’agognata maturità di un’ottima musicista. Un album da riascoltare più volte al giorno o nelle notti d’autunno. 

20/08/2025

Tracklist

  1. 1. Biscuits Intro
  2. 2. Bovine Excision
  3. 3. Hole In A Frame
  4. 4. Lizard
  5. 5. Dare
  6. 6. Fair Game
  7. 7. Spine Oil
  8. 8. Craziest Person
  9. 9. Sacred
  10. 10. Carousel
  11. 11. Proof
  12. 12. North Poles
  13. 13. Pants

SAMIA sul web